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Gas in Europa: l’inverno svuota i depositi, ma i prezzi restano in calo

Con il procedere della stagione fredda, continuano ad assottigliarsi le riserve di gas del continente europeo, scivolando sotto la soglia del 35%. Secondo le ultime rilevazioni di Gas Infrastructure Europe, il livello medio degli stoccaggi si attesta al 34,82% della capacità complessiva, pari a 387,82 terawattora. Nello stesso periodo dell’anno precedente la disponibilità era sensibilmente più elevata, con 526,74 TWh immagazzinati e un tasso vicino al 39%. Se il trend attuale dovesse persistere, secondo un’analisi dei dati storici condotta da Reuters, entro la fine di marzo lo stoccaggio potrebbe scendere al 30% o anche meno.

Italia sopra la media europea, Germania in difficoltà

Nel quadro generale emergono forti differenze tra i principali Paesi. L’Italia mantiene una posizione relativamente solida, con scorte pari al 51,44% della capacità — circa 104,6 TWh — pur in calo rispetto al 60% registrato un anno prima.
Situazione decisamente più tesa in Germania, tradizionalmente il principale detentore di riserve di metano del continente, dove il livello degli stoccaggi si ferma al 24,4%, pari a 61,2 TWh. Il divario riflette strategie di approvvigionamento differenti e un maggiore utilizzo delle riserve nei Paesi del Centro e Nord Europa, colpiti più intensamente dalle ondate di freddo.

Nel complesso, i consumi accumulati durante la stagione di riscaldamento hanno eroso quasi interamente il gas immesso nei depositi nel corso dell’estate precedente.
Per l’Unione Europea, che negli ultimi anni ha rafforzato le politiche di riempimento preventivo dei depositi, si profila quindi una nuova stagione di ricostituzione delle riserve particolarmente impegnativa. Con livelli di partenza ridotti, la campagna di reintegro primaverile ed estiva richiederà volumi significativi di importazioni.

Il ruolo crescente del GNL e la sfida del riempimento

Se l’Europa dovesse uscire dall’inverno con gli stoccaggi pieni solo al 30%, per riportare le riserve all’83% — il livello con cui aveva affrontato la stagione fredda precedente — sarebbe necessario iniettare circa 60 miliardi di metri cubi di gas, spiega un’analisi di Reuters. Ma la sfida reale è ancora più ampia: non tutto il combustibile importato può essere destinato ai depositi, perché gran parte serve immediatamente a coprire i consumi quotidiani, facendo lievitare il fabbisogno complessivo di acquisti nei mesi a venire.

Il continente continua a ricevere forniture via gasdotto da Norvegia e Azerbaigian, oltre a mantenere una produzione interna, ma il riempimento delle cavità sotterranee prima del prossimo inverno resta una sfida enorme. In questo contesto – spiegano alcuni osservatori – torna centrale il gas naturale liquefatto, destinato a coprire una quota crescente della domanda, soprattutto dopo la decisione dell’Unione Europea di eliminare progressivamente le importazioni energetiche dalla Russia entro il 2027.

Secondo l’International Energy Agency, il calo delle forniture russe verrà compensato soprattutto da maggiori acquisti di GNL, sostenuti dall’espansione della produzione globale, attesa in forte crescita nei prossimi anni grazie ai nuovi impianti di esportazione e all’aumento della capacità disponibile sul mercato internazionale.

Prezzi in flessione nonostante la scarsità

Nonostante il progressivo assottigliamento delle scorte, il mercato del gas mostra segnali di relativa calma. Ieri, sulla piazza Ttf di Amsterdam, il gas naturale ha chiuso sotto quota 31 euro, come non faceva dallo scorso 14 gennaio.
I contratti future sul mese di marzo hanno ceduto il 4,91% a 30,9 euro al MWh. La dinamica riflette una domanda contenuta e l’apporto crescente delle fonti rinnovabili alla produzione elettrica, fattori che stanno temporaneamente attenuando la pressione sui prezzi. Tuttavia, secondo gli analisti, l’apparente stabilità delle quotazioni potrebbe rivelarsi fragile se la ricostituzione delle scorte dovesse procedere più lentamente del previsto.