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Fondi comuni: sempre più italiani scelgono, 11,6 milioni di sottoscrittori e boom tra i giovani

Cresce la partecipazione al risparmio gestito: +1,5 milioni i nuovi investitori per questi prodotti finanziari nel corso del 2024. Aumentano anche le cifre investite, ma la ricchezza resta concentrata. Il futuro? Sarà nelle mani delle nuove generazioni. Questa la  fotografia aggiornata del risparmio gestito in Italia scattata da Assogestioni che ha presentato a Milano l’ultima edizione dell’Osservatorio sui sottoscrittori di fondi comuni, uno studio dettagliato curato dall’ufficio studi dell’Associazione che, ogni anno, fa il punto sul profilo degli investitori italiani.

Chi sono gli italiani che investono in fondi comuni

I dati aggiornati alla fine del 2024 mostrano un quadro in continua evoluzione. Gli italiani che investono in fondi comuni sono 11,6 milioni, in crescita rispetto agli 11,1 milioni del report precedente. Il merito è soprattutto di circa 1,5 milioni di nuovi sottoscrittori, segno che il fondo comune si conferma uno strumento di gestione del risparmio accessibile e trasversale.

Il totale investito dalle famiglie italiane in fondi comuni ha raggiunto la soglia dei 608 miliardi di euro, mentre il valore medio investito si è attestato intorno ai 52.000 euro, in crescita rispetto allo scorso anno. Ma attenzione: la media nasconde un’elevata concentrazione della ricchezza. Il 25% degli investitori, quelli con i patrimoni maggiori, detiene il 75% delle masse totali, un dato coerente con le stime della Banca d’Italia.

Secondo Riccardo Morassut, Senior Research Analyst di Assogestioni, circa sei milioni di italiani investono cifre contenute, sotto i 21.000 euro, confermando la natura democratica dei fondi: uno strumento alla portata anche di chi ha disponibilità economiche più ridotte.

Più giovani nel mondo del risparmio gestito

L’età media degli investitori si mantiene alta, 61 anni, con i cosiddetti Boomers che rappresentano il 41% dei sottoscrittori e detengono quasi la metà della ricchezza complessiva (48%). Ma qualcosa si muove: Millennials e Gen Z costituiscono ora il 15% degli investitori e detengono il 6% delle masse gestite.

Tra i nuovi investitori del 2024, ben il 23% appartiene alle generazioni più giovani. Il loro peso resta ancora limitato rispetto agli Stati Uniti, dove il 35% dei Gen Z e il 49% dei Millennials investono già in fondi (contro il nostro 7% e 13%). Tuttavia, i segnali di crescita ci sono: gli investimenti medi sono saliti a 14.000 euro per la Gen Z e 24.000 euro per i Millennials, rispetto ai 62.000 euro dei Boomers.

Un futuro da pianificare: l’importanza del passaggio generazionale

Il fatto che il 70% della ricchezza in fondi sia ancora in mano alle generazioni più anziane pone una grande sfida per il settore del risparmio gestito: la pianificazione del passaggio generazionale. Morassut sottolinea anche il ruolo strategico della longevità, che richiede una diversa asset allocation per chi vivrà più a lungo.

Intanto, continua a ridursi il divario di genere: oggi le donne rappresentano il 47% dei sottoscrittori, con un investimento medio di 50.000 euro, contro i 55.000 euro degli uomini. Un progresso importante se pensiamo che nel 1996 erano solo il 34%.

Nord Italia locomotiva del risparmio

La distribuzione geografica degli investitori conferma la maggiore propensione al risparmio gestito nel Nord Italia, dove si concentrano il 64% dei sottoscrittori e il 68% delle masse investite.

In testa alla classifica per tasso di partecipazione troviamo Emilia-Romagna (30,2%), Lombardia (28,1%) e Piemonte (27,4%). La Lombardia si piazza anche al primo posto per investimento medio (58.918 euro), seguita da Liguria e Piemonte. Al Sud, invece, il potenziale è ancora da valorizzare: qui la liquidità rappresenta il 70% del portafoglio medio delle famiglie, contro il 45% del Nord.

Le abitudini di investimento: tra PAC, azioni e home bias

Il canale bancario domina ancora la distribuzione dei fondi italiani (95%), mentre per i fondi cross-border cresce il peso delle reti di consulenti finanziari (49%). La modalità di sottoscrizione più diffusa resta quella in unica soluzione (PIC), ma tra gli under 40 i piani di accumulo (PAC) superano il 50%, dimostrando una maggiore tendenza alla pianificazione regolare.

Sul fronte dell’asset allocation, la componente azionaria tende a ridursi con l’età, ma anche i più giovani italiani investono ancora poco in azioni: solo il 40% dei Millennials e Gen Z ha fondi azionari in portafoglio, contro oltre il 70% dei coetanei americani.

Infine, l’home bias è in aumento: le azioni e obbligazioni italiane rappresentano il 20% del portafoglio complessivo, segno che gli investitori restano ancora molto legati al mercato domestico.

“Il fondo comune si conferma uno strumento inclusivo, professionale e diversificato, adatto a ogni fascia della popolazione”, ha concluso Alessandro Rota, Direttore dell’Ufficio Studi di Assogestioni. “Investire in fondi è anche un atto di educazione finanziaria, soprattutto per le nuove generazioni che oggi più che mai devono costruire il proprio futuro con consapevolezza”.