Fondazione Italia Cina: tornano a crescere investimenti italiani nel Dragone

18 Luglio 2019, di Alberto Battaglia

Gli investimenti esteri diretti in Cina, sono tornati a crescere nel 2018: lo ha ricordato il Rapporto 2019 della Fondazione Italia Cina.  “Mentre nel 2017 il tasso di crescita degli Ide europei in Cina rispetto all’anno precedente era stato negativo sia per l’Italia (-12%), sia per la Francia (-9%), la Germania (-43%) e il Regno Unito (-25%), nel 2018 il tasso di crescita è tornato positivo per ognuno di loro: Italia + 19%, Francia +27%, Germania +138%, Regno unito +147%”.

I dati del Rapporto 2019 sono stati presentati oggi a Milano, con gli interventi di Marcella Caradonna, Presidente Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, e Marco Bettin, Direttore Operativo Fondazione Italia Cina, Roberto Diletto, Manager Diacron Business Consulting (Shanghai), Andrea Benigni, Amministratore Delegato Eca Italia, Federico Ruffino, Marketing & Communication Manager Triboo East Media, Savino Tatò, Partner Ernst & Young.

Le opportunità per l’export italiano

Fra i settori che offrono le maggiori opportunità per il Made in Italy in Cina la Fondazione ha ricordato, per primo, quello Food & Beverage. Tra il 2006 e il 2018, il consumo cinese di cibo pro capite è più che raddoppiato nelle aree rurali e in quelle urbane tanto da costituire il principale driver della crescita dei consumi cinesi nel periodo 2000-2014. Nel 2018 il consumo di prodotti alimentari nelle aree urbane è cresciuto del 3,4% e nelle aree rurali del 6,7%. Nonostante questo, la quota di reddito destinata ai prodotti alimentari, di pari passo con l’incremento del benessere, si è ridotta dal dal 37,67% del 2002 al 27,72% del 2018.

In crescita, poi, sono state le esportazioni della filiera legno-arredo aumentate del 3,5% nel 2018, superando i 626 milioni di euro (negli ultimi sei anni sono triplicate). “L’import di arredamento dalla Cina rappresenta una fetta importante delle vendite del nostro mercato nel canale della GDO specializzata”, si legge nella nota della fondazione, “tutto il sistema arredamento si è sviluppato progressivamente, a partire da imbottiti e mobili vari che hanno la maggiore quota tra i beni esportati; risultano in aumento tutti gli altri comparti dell’arredo casa”.

Per quanto riguarda uno dei settori più importanti per le esportazioni italiane, quello automobilistico, la Cina “rappresenta sicuramente un mercato in grado di fornire ancora opportunità importanti, in contrasto rispetto a molte economie avanzate”, nonostante “per la prima volta dagli anni Novanta, il numero delle vendite di automobili in Cina è diminuito, dapprima nel 2017 e ancor più nel 2018, che ha chiuso con un calo del -3,11%”. Resta però il fatto che il numero di auto per ogni cento famiglie cinesi è ancora estremamente basso in rapporto ad altri Paesi industrializzati, segnala la Fondazione.

Le aziende italiane partecipate da gruppi cinesi

Sul versante opposto continuano a crescere il numero dei gruppi societari cinesi direttamente presenti in Italia attraverso almeno un’impresa partecipata: i gruppi complessivi sono passati da 300 a 340 fra il 2017 e il 2018 (+13,3%). Le imprese italiane partecipate dai gruppi cinesi a fine 2018, scrive la Fondazione, sono in tutto 637 e occupano quasi 42 mila persone, con un giro di affari complessivo delle imprese italiane partecipate è di circa 23,4 miliardi di euro.

Se si considerano le 452 imprese italiane a partecipazione e controllo cinese (esclusa Hong Kong), l’occupazione è di 23 mila dipendenti, con un giro d’affari vicino ai 13,4 miliardi di euro; nel 2016, due anni prima, i dipendenti erano 21.501 e il fatturato paria a 12,27 miliardi di euro. Il maggior numero di imprese partecipate (128) si registra nel settore manifatturiero, che rappresenta oltre i due terzi del totale in termini di dipendenti (oltre 20 mila), seguito a distanza dal comparto dei servizi, con poco più di 3.800 dipendenti.