Flavio Briatore. La formula del successo

13 Maggio 2022, di Margherita Calabi

Dalle sue Crazy Pizza a Luciano Benetton, l’imprenditore italiano per eccellenza racconta in esclusiva perché ha deciso di investire in Italia

 

I sapori, la musica e il divertimento, ma anche la Formula 1 e la famosa Fiat 500 con cui arrivò, per la prima volta, sul molo di Monte Carlo. Flavio Briatore, imprenditore italiano per eccellenza, parla in esclusiva a Wall Street Italia: dalle sue Crazy Pizza, il nuovo format di pizzeria arrivato per la prima volta a Roma e Milano, a Luciano Benetton. 

Flashback nel passato: la sua prima macchina era una Fiat 500 con la quale è arrivato sul molo di Monte Carlo. Lì, guardando i ricchi turisti sulle loro barche, ha avuto un’illuminazione e ha detto ai suoi amici: ragazzi, se ce l’hanno fatta loro possiamo farcela anche noi…
“Non ricordo se la 500 era mia o se era in società con altri amici. Sentivamo sempre parlare di quello che succedeva a Monte Carlo, erano i tempi di Aristotele Onassis e Stavros Niarchos, i due armatori più famosi al mondo. L’idea era quella di andare a Monaco, che era a meno di due ore di macchina da Cuneo, per vedere com’era. Siamo arrivati al porto con la nostra 500 rischiando di rimanere senza benzina, avevamo diviso anche i soldi di quel pieno. Lì, per la prima volta, abbiamo visto barche di 30 metri. Per noi era qualcosa di affascinante, non avevamo mai visto niente di simile in vita nostra. Siamo tornati al porto verso sera: gli uomini indossavano lo smoking bianco, le donne erano bellissime in abito lungo. Ci siamo accorti che questi uomini erano come noi, anzi eravamo meglio noi. Ho guardato i miei amici e ho detto: se ce l’hanno fatta loro non capisco perché noi dobbiamo rimanere a Cuneo. È stata un’esperienza che mi ha stimolato”. 

Esiste una ricetta speciale per sviluppare progetti unici? Quali sono per Lei le qualità e i valori importanti per fare impresa?
“Quando si crea un concetto bisogna avere un’idea precisa e conoscere bene il mercato, troppa gente comincia dei business senza conoscerli a fondo. Bisogna seguire una linea molto rigida, partire dalla A per arrivare alla Z, sarà poi il cliente a dire se hai avuto ragione a intraprendere quel progetto oppure no. Tutti i nostri brand nascono da una stessa filosofia che ha alla base un team forte e fedele. Questo è una garanzia di successo. Nel food and beverage, di specifico, il segreto è proprio il servizio: se il servizio è eccellente, il cliente sarà soddisfatto. Il successo è quindi conoscere la propria audience e anticipare i desideri del cliente. E poi cercare di migliorarsi e rinnovarsi sempre, non prendendo il successo come una cosa scontata.”. 

La sala del Billionaire a Riyad, capitale dell’Arabia Saudita

Con Crazy Pizza ha rivoluzionato il modo di intendere la pizza. Oggi il concept è arrivato in Italia con le aperture di Milano e Roma…
“Abbiamo semplicemente cercato di sviluppare un progetto attorno a un prodotto che è riconosciuto in tutto il mondo. Questo vuole dire proporre pizze senza lievito, insalate, carpacci in un locale esclusivo, che non è la classica pizzeria come la conosciamo noi italiani. Normalmente ci si intrattiene in pizzeria il tempo necessario per mangiare, mentre da noi non è così. Abbiamo una carta dei vini molto importante, location speciali con deejay e un personale altamente qualificato. È un ambiente in cui si può stare tutta la sera, degustando un Masetto o un Dom Pérignon, un posto con un’energia speciale, dove si accede solo tramite prenotazione. Abbiamo già una lunga lista d’attesa. La nostra ‘rivoluzione’ è stata quella di trasformare un prodotto di strada in un concetto di lusso”. 

Ci tolga una curiosità: qual è la sua pizza preferita?
“La Profumata, quella con il pomodorino fresco, salsa di pomodoro, mozzarella di bufala, aglio e basilico.” 

È come un gatto dalle sette vite e le ha vissute tutte intensamente. Dalla Formula 1 ai night club, dai resort di lusso alla pizza… Cosa le manca oggi?
“Devo essere sincero: non mi manca niente. Tutti questi progetti partono da una semplice premessa, quella di creare nuovi posti di lavoro. Spesso, mi dicono: Flavio, perché non stai un po’ tranquillo? Credo fortemente che il talento di un vero imprenditore sia quello di creare posti di lavoro ed è un piacere vedere che ci sono dei giovani che hanno voglia di crescere, che dopo anni di sforzi possono fare un mutuo e comprarsi una casa. È una soddisfazione, indipendentemente dal prodotto che si ha. La Formula 1 è un prodotto, i ristoranti e i resort un altro. Il prodotto finale dev’essere quello che porta dei risultati positivi a tutta la società”. 

Come definirebbe il DNA di Flavio Briatore?
“Sono come tanti altri imprenditori. La differenza è che quando si lavora nella Formula 1 si è conosciuti in tutto il mondo perché questo sport dà popolarità. A differenza di altre società, dove i risultati si hanno una volta l’anno, in Formula 1 i risultati si vedono a ogni Gran Premio. Ci sono tanti imprenditori come me, ma sono meno conosciuti perché fanno dei lavori che non hanno un’attenzione mediatica così forte. È come quando mi dicevano: Mario Draghi è il più bravo. Sono convinto che in Italia ci siano centinaia di Mario Draghi, solo che non hanno voglia di fare politica o non sono politici. Anche di Flavio Briatore ce ne sono centinaia. Fanno un altro lavoro, ma sono altrettanto bravi”.

Parliamo di Formula 1. Negli anni ‘70 ha conosciuto Luciano Benetton e questo gli ha cambiato la vita. Ha lanciato Michael Schumacher e lavorato con piloti quali Fernando Alonso, Gerard Berger e Jean Alesi. Il suo più bel ricordo di quel periodo?
“Sono arrivato fino in Australia per vedere la mia prima gara di Formula 1. Grazie all’intuizione di Luciano Benetton abbiamo costruito qualcosa di grande. Io non pensavo alle macchine, non erano nei miei sogni, per me la macchina è sempre stata un mezzo di trasporto, non qualcosa da far vedere agli amici al bar. È stato un periodo molto bello. Ho cominciato a conoscere il settore, a studiarlo per essere il più bravo e vincere il Mondiale. A quel tempo la Formula 1 era dominata da gente molto tecnica, erano tutti ex-ingegneri. Io sono arrivato senza alcuna conoscenza, ho cercato di capire cosa si doveva fare per vincere. Con Luciano Benetton abbiamo creato un team fortissimo, siamo stati i primi ad avvicinarci ad altri mondi, come quello della moda, perché gli sponsor erano molto più interessati a essere sui giornali che non fossero solo esclusivamente di settore. Questo ha iniziato a fare parlare di Benetton e della Formula 1 in modo diverso. Ricordo i nostri shooting con le modelle più famose al mondo in quel momento, da Naomi Campbell a Eva Herzigova. Nonostante non fossimo meccanici di professione, siamo riusciti a vincere i mondiali. Non le nascondo che è stata una grandissima soddisfazione”. 

L’esterno di Crazy Pizza a Roma, in via Veneto, e la sua cascata di fiori

Oggi è tornato nel mondo della Formula 1. In che ruolo? Che effetto le fa?
 “Sono stato in Bahrain per la prima gara della nuova stagione di Formula 1, mi sembrava di non avere mai lasciato questo mondo. L’80% dei team manager sono gli stessi di dieci anni fa. Ho ricevuto un’accoglienza straordinaria da parte di tutti. Grazie a Stefano Domenicali, presidente e amministratore delegato della Formula One Group, sono contento di poter dare un contributo nell’ambito degli sponsor e dell’intrattenimento”. 

Quali novità possiamo aspettarci dal gruppo Majestas nel 2022?
“Di novità ce ne sono tante, finché riusciamo ad avere successo andiamo avanti. Abbiamo in programma una decina di aperture nei prossimi due anni. Con il marchio Billionaire apriremo a Mykonos e a novembre ci focalizzeremo sul Middle East, con l’apertura a Doha. Il prossimo autunno inaugurerà il Twiga a Roma, mentre per Crazy Pizza stiamo pianificando un’estensione capillare, con un’espansione oltre oceano. Il progetto è quello di consolidare e fare aperture mirate, essere quindi molto selettivi”. 

Lei ha sempre investito molto all’estero, adesso ha coraggiosamente deciso di investire in Italia. Cosa lo ha spinto a farlo?
“La curiosità. In Italia non c’era un brand di pizza vero e proprio, ogni pizzeria aveva un nome a sé. Con Crazy Pizza l’idea è stata proprio quella di creare il brand della pizza italiana”.

Come mai il nome Crazy Pizza?
“Perché è una pizza diversa dalle altre, non solo per quanto riguarda il prodotto. Crazy perché noi offriamo anche l’intrattenimento, i nostri pizzaioli dilettano i clienti con la ‘spinning pizza’, la nostra pizza acrobatica. È Crazy perché non è una normale pizzeria, è qualcosa di più. Il pubblico ci sta premiando: stiamo avendo molto successo a Roma e Milano, oltre che Monte Carlo e Londra”. 

Per fare degli investimenti coraggiosi, oltre al coraggio cosa ci vuole?
“Ci vuole un pizzico di fortuna. Quella nella vita serve sempre”. 

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di maggio del magazine Wall Street Italia