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Flat tax più cara per i super-ricchi: cosa cambia con la nuova manovra economica

La “flat tax” per i contribuenti con patrimoni molto elevati che decidono di trasferire la loro residenza fiscale in Italia diventa più costosa. La nuova manovra economica prevede infatti un aumento del “biglietto d’ingresso”: il pagamento annuale passa da 200 a 300 mila euro.

Si tratta di un provvedimento che segue da vicino l’ultimo raddoppio della flat tax, avvenuto poco più di un anno fa, quando la soglia era salita da 100 a 200 mila euro. L’incremento conferma la volontà del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti di rendere più oneroso il regime agevolato pensato per attrarre capitali dall’estero, bilanciando competitività fiscale, equità e sostenibilità dei conti pubblici.

Cos’è la flat tax per i super-ricchi

La flat tax è un regime fiscale agevolato che permette a chi si trasferisce in Italia di pagare un’imposta fissa sul reddito prodotto all’estero, invece di essere tassato secondo le normali aliquote progressive dell’Irpef. Questo regime offre maggiore prevedibilità e facilità di pianificazione patrimoniale, rendendo il Paese più attrattivo per investitori e professionisti stranieri.

Oggi la flat tax è riservata ai cosiddetti high net worth individuals, persone con patrimoni elevati che decidono di trasferire la residenza fiscale in Italia. Chi aderisce paga una somma fissa annuale, recentemente aumentata a 300 mila euro, indipendente dal reddito effettivamente prodotto all’estero. In pratica, invece di seguire le normali aliquote progressive, questi contribuenti versano l’imposta forfettaria, garantendo maggiore prevedibilità e semplificazione nella gestione fiscale. L’adesione avviene tramite una dichiarazione specifica all’Agenzia delle Entrate al momento del trasferimento della residenza fiscale nel Paese.

L’aumento a 300 mila euro rappresenta dunque un “costo di accesso” più alto per chi vuole usufruire di questa agevolazione.

Investimenti nell’economia reale? L’ipotesi abbandonata

Inizialmente si era pensato di legare la flat tax a obblighi di investimento nell’economia reale italiana: azioni di società, fondi, titoli di Stato, startup o fondazioni di ricerca. Questa condizione avrebbe collegato i vantaggi fiscali a un impatto concreto sull’economia, ma è stata accantonata per evitare complicazioni operative.

L’aumento della tassa forfettaria non è l’unico intervento della manovra economica da 18 miliardi di euro che il governo Meloni si appresta a varare. Secondo il Documento programmatico di bilancio 2026, le coperture arriveranno da nuove entrate, minori spese e rimodulazioni dei fondi del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).

Circa un quarto delle risorse, pari a 5 miliardi di euro o allo 0,22% del Pil, sarà ottenuto tramite la riallocazione dei fondi europei del Pnrr. Per completare le coperture, il Tesoro punta anche sul settore bancario e assicurativo, stimando oltre 4,4 miliardi di euro tra 2026 e 2027, con una riduzione a 2,3 miliardi nel 2028.

Infine, per le banche, la proposta include la riduzione dell’aliquota sugli extraprofitti dal 40 al 26%, accompagnata dalla tassazione dei dividendi al 26%. Il rinvio delle deduzioni sulle imposte differite attive porterà ulteriori 1,3 miliardi nel 2026, dopo i 2,1 miliardi già contabilizzati nel 2025. Completano le coperture 3,5 miliardi di entrate extra e 2,3 miliardi di tagli ai ministeri, nell’ambito di una spending review che nel triennio dovrebbe generare risparmi complessivi di circa 8 miliardi