Fine del QE2 altamente probabile: partono i buy sul dollaro

23 Giugno 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Il mercato che attendeva la conferenza stampa di Bernanke in seguito alla decisione sui tassi di interesse ha parlato: comprare dollari americani.

Subito dopo l’annuncio del mantenimento dei tassi di interesse nel corridoio tra 0-0.25% non è successo nulla, ma dopo che il numero uno della Fed ha cominciato a parlare, gli effetti sono stati evidenti. Abbiamo infatti assistito ad una ripresa generalizzata del biglietto verde, come testimoniato anche dal DJ FXCM Dollar Index (tradabile su conti reali tra qualche settimana) che si è riportato intorno a quota 9.650.

Il presidente ha confermato che la ripresa economica sta procedendo a ritmi moderati e che gli indicatori sul mercato del lavoro sono stati nettamente più deboli delle previsioni. Parlando di inflazione, non si vedono particolari pericoli per il futuro in quanto, i prezzi delle materie prime (che insieme ai problemi causati dal terremoto in Giappone alla catena di forniture delle aziende americane, rappresenta la maggior causa di rallentamento della crescita) dovrebbero sgonfiarsi nei prossimi mesi.

E fino a qui, nulla di nuovo. Il fattore a cui gli investitori hanno dato più importanza è stato invece il QE2, ma soprattutto il QE3. Bernanke ha comunicato ufficialmente, come anticipato in Aprile, che a fine mese terminerà il programma di acquisto di 600 miliardi di dollari di titoli di debito pubblico, andando così a diminuire la quantità di moneta iniettata nel sistema per tutti questi mesi, senza però dismettere il programma di reinvestimento dei pagamenti in scadenza, in quanto le condizioni occupazionali e dei consumi, rimangono ancora su livelli critici che necessitano comunque di misure di stimolo addizionali.

Soltanto nel momento in cui i dati sui Non Farm Payrolls e le Vendite al Dettaglio dovessero migliorare sensibilmente per qualche mese consecutivo, la Fed andrà a valutare se dismettere gradualmente questi reinvestimenti e potrebbe addirittura andare a modificare a rialzo i tassi di interesse. Tassi che rimarrebbero fermi comunque per un periodo esteso di tempo, che il presidente della Fed ha quantificato in due o tre meeting (noi ci sbilanciamo sui 5 o 6 meeting).

E anche fino a qui, nulla di nuovo. Cosa ha innescato dunque il movimento positivo per il dollaro? A nostro parere il fatto che Bernanke abbia in qualche modo chiuso le porte al QE3, che secondo noi e qualche altro analista aveva cominciato a materializzarsi nelle aspettative degli investitori. Il fatto che però non sia stato detto nulla di nuovo rispetto a quanto gli analisti si aspettavano da questa conferenza stampa ha pesato sulle borse che hanno ripiegato, mangiandosi tutti i guadagni segnati fino a quel momento.

Non ci troviamo di fronte a nessun processo di fuga dal rischio, il dollaro non è salito in quanto valuta rifugio (neanche franco e yen sono stai comprati), ma in quanto, molti investitori che cominciavano ad aspettarsi potenziali brutte notizie per il dollaro, oltre alla tante già esistenti (leggasi QE3), hanno ribilanciato le proprie posizioni.

Stesso processo affrontato per quanto riguarda la sterlina. Ieri infatti, dopo il rilascio delle minute della BoE, dalle quali si è evinto che i voti a favore di un rialzo dei tassi sono diminuiti rispetto al meeting passato, passando da 6-3 a 7-2 (Sentence è stato sostituito da un altro membro votante molto meno Hawkish), la sterlina è stata venduta pesantemente. Questo è stato il risultato anche dei commenti rilasciati circa l’attività economica inglese, che non tende a riprendersi e che resterà sotto pressione ancora a lungo a causa della diminuzione della domanda aggregata estera e dallo stallo che sta vivendo quella interna.

Passiamo a dare uno sguardo ai grafici, rendendoci conto di quanto possa risultare difficile e frustrante porsi degli obiettivi che vadano al di la della giornata.

Osservando un grafico di eurodollaro, notiamo infatti come le tendenze possano variare rapidamente e di come sia stato superato nuovamente il livello ipotizzato come più importante supporto del cambio. 1.4320, sulla scia delle parole del presidente Bernanke, è stato nuovamente oltrepassato archiviando così l’obiettivo finale di 1.45 (per il momento aggiungeremmo). Ed ora? Una serie di fattori potrebbero, per le prossime giornate, portare a pensare ad una nuova ondata di vendite sull’euro. Oltre appunto alla rottura delle linea di supporto a 1.4320, troviamo poi la rottura della linea di tendenza positiva che da una settimana esatta stava insistendo nel sostenere i minimi crescenti dei prezzi. Non ultimo, a breve, si potrebbe assistere al definitivo incrocio ribassista delle medie mobili, di lungo e breve periodo, su un grafico orario.

Molto più tecnico, e decisamente più prevedibile, il movimento che sta compiendo il cambio UsdJpy. Come indicato nei giorni scorsi infatti abbiamo avuto una rottura del range, di 30 pips, mantenuto di recente con un’esplosione di volatilità dall’obiettivo esatto di 30 pips. La rottura di ieri sera, ancora una volta imputabile alla conferenza della Fed, ha permesso ai prezzi di andare a raggiungere il secondo obiettivo di 80.60. Sino ad un suo superamento questo interessante livello diviene la più importante area di resistenza nel breve.

Il cambio EurJpy è rimasto piuttosto stabile da ieri mattina, confermando ancora una volta di più due livelli davvero interessanti. Da un lato troviamo la resistenza di 115.75, mostrata in tre distinte occasioni negli ultimi due giorni, mentre dall’altra troviamo il livello di supporto di 115 figura, nella notte appena passata un livello davvero rispettato dai prezzi con una gran quantità di tentativi mancati di rottura. Uno scivolone a ribasso potrebbe consentire ai prezzi un ritorno sui minimi visti la settimana scorsa (area 113.50).

Il calo della sterlina, le cui ragioni sono già state analizzate sopra, ha condotto il cable al livello più basso toccato dai primi giorni di aprile. A questo punto non possiamo fare altro che attendere il raggiungimento di 1.5975-1.5950 e se ci dovesse essere un rimbalzo (su quella che è una zona di supporto statico davvero ricorrente nei mesi passati) potremmo attenderci una buona ripresa. Data la vicinanza crediamo che non dovrebbe passare troppo tempo per giungere ad una conferma.

Davvero per poco il cambio EurGbp non è riuscito ieri a completare l’ultimo movimento finale verso l’obiettivo di 0.8975. Se andiamo a tracciare la linea di tendenza negativa che congiunge i massimi calanti da inizio maggio, in effetti troviamo una forte coincidenza con il livello di 0.8950 toccato ieri. A questo punto nell’immediato presteremmo particolare attenzione a questo nuovo livello di resistenza e poi al supporto dinamico che si trova a 0.8875, suggerito dal trend positivo degli ultimi sette giorni e dalla coincidenza della media mobile di lungo, su grafico orario.

Da ieri mattina abbiamo potuto notare una vita duplice del franco: stabile (in relazione al breve periodo) contro dollaro e forte contro euro.

Il cambio UsdChf, dopo aver percorso, un discreto movimento ribassista ieri mattina è stato favorito dall’acquisto di dollari in serata: questo è riuscito a portare nuovamente i prezzi sui livelli visti esattamente ieri mattina, 0.8430. Il livello più interessante è possibile ritrovarlo a 0.8450, ancora una volta.

Al cambio EurChf invece si trova una figura al di sotto dei livelli visti nel medesimo istante ieri, testimoniando ancora una volta come l’interessante livello di resistenza statica posto a 1.2150 sia reputato importante dal mercato. Questo movimento ha in breve interrotto il percorso rialzista compiuto dai prezzi nell’ultima settimana riportando ancora una grande dose di incertezza. Ancora una volta vale l’idea di sfruttare quelli che sono movimenti di giornata (dove peraltro i livelli sono molto spesso rispettati) e abbandonare temporaneamente l’idea di posizioni di lungo favorevoli alla moneta unica… almeno sino a delle conferme che attendiamo da tempo!

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