Falso su morte Assad scatena euforia in borsa

6 Agosto 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – La vicenda dei falsi account su Twitter e’ arcinota. Ciononostante molti operatori di mercato hanno creduto alla storia apparsa su un messaggio dalla pagina (presunta ufficiale) del ministro russo dell’Interno Vladimir Kolokotsev, in cui si diceva che “Bashar Al Assad, presidente siriano, e’ stato ucciso a Latakyja insieme alla moglie e ad altre due persone”.

Alla voce @MinInterRussia non corrisponde nessun ministro russo, ma molti utenti del microblogging hanno inoltrato il messaggio, diffondendo panico – ed euforia – nel mondo e sui mercati. Fin dall’inizio sulla carta ci erano cascate ben 6.139 persone, che seguono i messaggi dell’account fasullo di Kolokotsev.

I contratti sul petrolio scambiati a New York – cosi’ come i titoli azionari Usa rappresentati dall’indice benchmark S&P500, hanno incominciato ad accelerare – i futures sul greggio sono schizzati in verticale raggiungendo anche quota $92 al barile (foto qui a fianco).

Clamorosa dimostrazione di come le notizie possano ormai essere manipolate facilmente, rendendo sempre difficile distinguere, in particolare sui social media, tra verita’ e voci insensate, tra fonti credibili e inattendibili. Che poi ci siano anche effetti a Wall Street, sul mercato azionario piu’ liquido del mondo, il New York Stock Exchange, e sul CME di Chicago, il Chicago Mercantile Exchange, dove si scambiano i futures di materie prime, e’ ancora piu’ preoccupante e grave.

Sicuramente ad esacerbare la tensione e alimentare le aspettative per la caduta del leader siriano hanno contribuito gli ultimi eventi – i fatti veri – che parlano di una serie di defezioni importanti in seno al governo. In una infografica aggiorntata Al Jazeera ha messo insieme tutti i disertori del regime siriano.

L’episodio di oggi ricorda come l’utilizzo del vero nome nei social network – ormai preteso da servizi come Facebook e Google+ e tra poco anche da Wall Street Italia – stia scatenando una guerra nella Rete. Esiste infatti una ristretta (ma molto combattiva) cerchia di utenti che si batte per il diritto all’anonimato. In difesa di tutti coloro che non possono usare la loro vera identità: dalle persone che vivono in Paesi che limitano la libertà di parola fino agli individui che sono vittime, nella vita reale, di stalking, bullismo o pregiudizi sul loro orientamento sessuale, scrive il quotidiano La Repubblica. I conflitti – sempre più accesi botta e risposta online – nascono dalle linee guida che stanno dettando il social network di Zuckerberg e quello di Page e Brin, lanciato poco più di un anno fa da Google. Entrambi promuovono la real name policy.

Chi vuole iscriversi ai loro servizi, insomma, deve fornire il suo vero nome. Per chi utilizza pseudonimi e soprannomi – a meno che non siano “certificati” da una discreta popolarità online – c’è la sospensione dell’account. La logica aziendale è comprensibile: la maggior parte degli utenti usa i social network per stringere legami come farebbe nella vita reale. Cercando e aggiungendo amici/contatti attraverso il loro nome reale. È uno dei principali motivi per cui i navigatori hanno abbandonato MySpace e i suoi nickname in favore del sito creato da Mark Zuckerberg.

Non deve stupire, quindi, se c’è addirittura chi crede che in futuro i profili virtuali possano trasformarsi in valide carte d’identità da esibire nel mondo reale. Tessere plastificate con il logo del social network, foto profilo, nome e cognome, nazionalità e Qr Code per accedere immediatamente alla propria pagina per tutti gli ulteriori controlli.