Energie rinnovabili sono diventate “un affare redditizio”

23 Dicembre 2016, di Alberto Battaglia

Gli investimenti nelle energie rinnovabili sono un affare sempre più “conveniente”: mentre l’energia solare e eolica è arrivata a ad avere un rapporto costo/energia prodotta analogo a quello di carbone e gas naturale, il ritorno medio dei project bond focalizzati sui progetti green ha reso quasi il 6% annuo nell’ultimo triennio. E’ quanto sottolinea il World Economic Forum (Wef) nel suo “Manuale sugli investimenti nelle infrastrutture rinnovabili” pubblicato giovedì.

“Le energie rinnovabili hanno raggiunto il punto di non ritorno”, ha detto il responsabile Wef per gli investimenti a lungo termine, Michael Drexler, “e costituisce la migliore possibilità di invertire il riscaldamento globale. Solare e eolico sono diventate molto competitive e i costi continuano a scendere. Non solo è un’opportunità commercialmente valida” ma lo è anche “per investimenti che abbiano ritorni a lungo termine stabili e protetti dall’inflazione”.

I numeri dell’efficienza del comparto green si riassumono in un semplice grafico: laddove dieci anni fa l’energia solare richiedeva 600 dollari per la produzione di un Megawattora, quando il carbone si accontentava di 100 dollari, oggi il gap è completamente colmato.

 

 

Anche i dati sugli afflussi di investimenti nel settore parlano chiaro: secondo l’Unep nel 2015 quasi 286 miliardi di dollari sono confluiti nelle energie rinnovabili, il 5% in più rispetto all’anno precedente. Metà di questo denaro, ricorda il Wef, proviene ora dall’area asiatica Apac, Cina inclusa, che ha scalzato negli anni l’Europa (area Emea, per la precisione) dal primato.

Nel consigliare gli investitori verso maggiore fiducia nel settore delle rinnovabili, il Wef ricorda non solo che ciò sarebbe d’aiuto per il raggiungimento dei target siglati nella Conferenza sul clima di Parigi l’anno scorso, ma anche i rendimenti, negli ultimi tre anni sono stati interessanti. L’indice citato dal Wef è il S&P Green Project Bond Index, che proprio per la sua specifica composizione rigorosamente “verde” ha battuto col suo 6% annuo la controparte S&P Green Bond Index (ritorno negativo, -0,5%)