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L’accesso ai private markets, storicamente riservato a investitori istituzionali e ultra-ricchi, sta cambiando grazie a iniziative normative che mirano a democratizzare questi strumenti. In questo contesto, un ruolo cruciale è ricoperto dagli Eltif (European Long-Term Investment Funds), veicoli di investimento creati dalla Ue per convogliare capitali verso progetti di lungo termine. Nonostante l’ottimismo iniziale, tra il 2015 e il 2021 ne sono stati lanciati solo 54.
Di conseguenza, l’Ue ha intrapreso una consultazione con il settore, che ha portato a una nuova serie di regole più flessibili, entrate in vigore il 10 gennaio 2024. La prima generazione di Eltif ha incontrato diversi ostacoli a seguito di una regolamentazione complessa, limitazioni negli investimenti e una scarsa flessibilità operativa. Questo ne ha rallentato l’adozione su larga scala, nonostante le potenzialità offerte.
Le novità degli Eltif 2.0
Gli Eltif 2.0 hanno introdotto significative migliorie per investire nei private markets. Tra queste, una maggiore flessibilità negli investimenti, con una più ampia gamma di asset eleggibili, come private equity, venture capital, strumenti di debito e attività reali come infrastrutture e immobili commerciali. Il quadro comprende anche settori come il fintech, nonché alcune attività cartolarizzate e i green bond. I nuovi Eltif consentono anche di investire in altri fondi adottando la struttura di un veicolo fondo di fondi, oltre a effettuare co-investimenti e investire in transazioni secondarie.
È stato poi semplificato l’accesso ai risparmiatori privati, grazie a requisiti meno stringenti e a una maggiore trasparenza informativa. Inoltre, gli investitori possono chiedere il rimborso delle quote dell’Eltif prima della scadenza naturale (i cosiddetti fondi “evergreen”), con la possibilità di investire o riscattare il capitale su base continuativa.
A differenza dei tradizionali fondi comuni, che investono in azioni e obbligazioni quotate e offrono elevata liquidità, gli Eltif 2.0 hanno un orizzonte di lungo termine (minimo 5-10 anni), limitando la liquidità per gli investitori, ma offrendo maggiore diversificazione.
I costi possono essere più elevati rispetto ai fondi comuni, ma sono giustificati dalla natura degli investimenti. Grazie a una regolamentazione più moderna e accessibile, questi fondi possono finalmente esprimere il loro pieno potenziale, aprendo nuove strade per investitori di ogni dimensione.
Il mercato italiano degli Eltif
Le dimensioni del mercato italiano di questi prodotti sono ancora relativamente contenute. Secondo una ricerca di Scope Rating, alla fine del 2024 i capitali raccolti dai 48 Eltif presenti in Italia hanno raggiunto i 3,5 miliardi di euro (20 miliardi in tutta la zona Euro), posizionandosi come il secondo mercato europeo dopo la Francia.
Rispetto all’anno precedente (3,2 miliardi di euro), si è registrata una crescita dell’11%, con circa 500 milioni di euro di nuovi capitali raccolti. A livello di investitori, l’Italia si conferma il mercato più grande per la distribuzione a clienti privati, mentre in Francia prevalgono gli istituzionali.
Dove investono gli italiani
Tra le diverse asset class che caratterizzano l’universo dei private markets, le preferenze degli italiani che hanno acquistato degli Eltif sono andate verso:
- Private debt (44% del volume totale)
- Private equity (31%)
- Multi-asset (11%)
- Infrastrutture (7%)
- Immobiliare (4%)
Allargando l’orizzonte a tutto il continente, secondo gli analisti di Scope Rating, il mercato di questi prodotti nella zona euro dovrebbe crescere ulteriormente per raggiungere i 70 miliardi di asset -entro la fine del 2027.