Economia, Krugman: non tutto e’ perduto, ecco cosa bisogna fare

18 Maggio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – La spaccatura dell’euro, quel grande esperimento pieno di difetti che e’ l’area della moneta unica, non e’ piu’ un evento cosi’ lontano e non fa piu’ parte solo delle fantasticazioni di qualche economista pessimista.

Le cose potrebbero degenerare in fretta, nel giro di mesi, non anni. La Grecia potrebbe tornare alla dracma gia’ alla fine di quest’anno. E i costi, economici e politici, saranno enormi.

Non tutto e’ perduto, tuttavia, secondo il premio Nobel Paul Krugman. “L’euro (o almeno gran parte di esso) puo’ ancora essere salvato. Ma i leader delle maggiori potenze d’Europa devono intervenire ora”. In particolare la Germania e la Bce devono cambiare la strategia di questi ultimi anni. “Devono smettere di fare la morale e agire. Devono smetterla di temporeggiare e anticipare i tempi”.

La Florida e la Spagna hanno avuto gli stessi problemi con la bolla immobiliare, ma quando la bolla e’ esplosa nello stato meridionale degli Stati Uniti gli anziani potevano ancora contare sulle loro pensioni e assicurazioni mediche. A Madrid no. In questo modo la bolla del real estate si e’ trasformata anche in una grande ingestibile crisi fiscale.

La risposta dell’Europa e’ stata l’austerita’, nel disperato tentativo di calmare i mercati. Tuttavia, come peraltro sottolineavano tutti gli economisti in coro, i tagli non fanno che aggravare la depressione nelle economie in difficolta’ e portare a un’instabilita’ politica.

“E ora arriva il momento della verita'” – dice Krugman sul suo ultimo editoriale pubblicato sul New York Times. Il punto chiave riguarda la Grecia, che sta vivendo una corsa agli sportelli della gente che ormai da’ per scontata un’uscita del paese dall’Eurozona.

E’ qui che deve entrare in scena la Bce. Per ora Francoforte non fa altro che finanziare questo fenomeno, prestando alla Grecia gli euro necessari. Quando la Bce decidera’ che non puo’ piu’ offrire liquidita’ alla Grecia, allora Atene sara’ costretta ad abbandonare l’euro e tornare a stampare dracma.

Si creerebbe un precedente, la comunita’ finanziaria scoprirebbe che l’euro e’ reversibile e avremo una corsa agli sportelli anche in Spagna e Italia. Ancora una volta Draghi dovra’ decidere se offrire finanziamenti a mano libera o se invece dire di no. In quel caso tutta l’area euro esplodera’.

Ma i prestiti non sono tutto. A Italia e soprattutto Spagna va data speranza – un contesto economico nel quale abbiano prospettive ragionevoli di emergere dall’austerita’ e dalla recessione.

L’unico modo realistico per offrire una cosa del genere, la banca centrale dovra’ “svalutare la moneta unica”, rinunciando all’ossessione con la stabilita’ dei prezzi e accettare invece di trascorrere diversi anni con un tasso di inflazione del 3-4% (e anche di piu’ in Germania).

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E’ l’unico modo plausibile per salvare l’euro. Di mezze misure i paesi periferici non se ne fanno piu’ nulla. E’ ora di cogliere la palla al balzo, prima che sia troppo tardi e la sconfitta economica e – ancora piu’ grave – politica scateni rivolte sociali, offrendo l’Europa in pasto alle fazioni estremiste.

Tutto il mondo sta a guardare, per sapere se Bce e Germania ne saranno capaci. E Monti, il terzo incomodo che ha piu’ esperienza di Merkel e Hollande, potrebbe fare da ponte diplomatico per mettere d’accordo la Germania, con le sue politiche di rigore, e la Francia, che vuole puntare su spese pubbliche e crescita.