E intanto il prezzo per salvare l’euro sale a dismisura: oltre 2 trilioni

4 Giugno 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – I costi sommersi. Cosi’ si potrebbero chiamare i 2 mila miliardi di euro spesi sinora per scongiurare un collasso dall’area euro, dal momento che nulla e’ stato veramente risolto finora per impedire veramente un tale evento catastrofico.

Il cuore del problema europeo e’ la rapida ‘evaporizzazione’ di tutti gli asset e i soldi ‘sani’ del sistema. Quando si capisce questo, ecco che la risposta della Bce nella forma di iniezioni di liquidita’ alle banche a tassi vantaggiosi e la propensione delle autorita’ a reipotecare all’infinito assumono tutt’un altro valore.

Come Quinto Fabio Massimo, soprannominato “il Temporeggiatore”, i leader Ue stanno rimandando l’appuntamento con la vera sfida della crisi del debito: affrontare la questione cruciale riguardante la qualita’ degli asset in Europa e il progressivo deterioramento del sistema finanziario.

Cosi’ come il generale romano puntava al logoramento del nemico Annibale mediante una tattica militare di guerriglia, cosi’ Draghi pensa di poter temporeggiare con una strategia che punta al collaterale, in attesa che le acque si calmino. Ma questa tattica non puo’ durare all’infinito.

Dal punto di vista politico, poi, la Grecia si trova a un voto di distanza dall’abbandono dell’area euro. La verita’ e’ che una volta che lo status quo verra’ ribaltato, lo scenario della “procrastinazione, fingendo che tutto vada bene” mutera’ in uno scenario di aiuti a pioggia continui.

Sono gia’ stati spesi 2 mila miliardi di euro per rimandare, piuttosto che evitare, il fallimento del progetto della moneta unica. Finche’ non verra’ risolto il problema alla base, il prezzo da sborsare e’ destinato a salire ancora.