DSK scoop: la cameriera e’ una scaltra prostituta

2 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – “Ophelia” al Sofitel non faceva solo la cameriera, ma riscuoteva anche «laute mance» da «clienti maschi» in cambio di «servizi in stanza» che non erano proprio la consegna di asciugamani: gli avvocati di Dominique Strauss-Kahn affidano al tabloid New York Post la rivelazione che punta a mettere ko la presunta vittima, consentendo il proscioglimento nell’udienza del 18 luglio.

Oltre un mese di indagini a tappeto sulla 32enne immigrata dalla Guinea consentono agli investigatori guidati dagli avvocati Bill Taylor e Benjamin Bafman di tratteggiare il profilo di una donna che sembra distante anni luce dall’innocente vittima delle prepotenze sessuali di Dsk per la quale l’opinione pubblica americana provò un’ondata di emozione e solidarietà.

A descrivere la «vera Ophelia» è anzitutto quanto faceva dentro il Sofitel, dove sommava le mansioni di cameriera a quelle di disponibile accompagnatrice di uomini facoltosi, intrattenendosi con loro nelle stanze che era chiamata a pulire, in cambio di compensi che andavano ben oltre il suo stipendio.

A svelarlo sarebbero stati alcuni dipendenti del Sofitel, che hanno chiamato in causa il loro sindacato – Local 6 – accusandolo di essere stato al corrente, fino al punto da incassare dalla donna una parte dei proventi delle prestazioni sessuali. La vicenda celerebbe dunque delle complicità fra sindacati di New York e giri di prostituzione che sarebbero confermate dall’insolita parabola della donna, assegnata al Sofitel di Times Square mentre in genere le nuove arrivate vengono destinate a hotel di periferia.

Se la pista della prostituzione dovesse essere confermata, chiamerebbe in causa non solo il sindacato ma soprattutto la direzione del Sofitel, dove Strauss-Kahn era solito recarsi a New York. A confermare che «Ophelia» aveva un tenore di vita superiore alle sue possibilità ci sono le abitudini a cui teneva di più: frequenti soste da parrucchieri e in saloni di bellezza dove a pagare i conti sarebbero stati uomini che, secondo il New York Post, «non hanno alcun rapporto diretto con lei».

Ciò che ne esce è una donna con una doppia vita: dietro l’immagine della giovane cameriera in fuga dalle brutali violenze dell’Africa ci sarebbe in realtà una scaltra prostituta che oltre a vendere il proprio corpo è anche in affari con il crimine organizzato.

Quest’ultima deduzione nasce da testimonianze raccolte nella comunità degli immigrati dalla Guinea del Bronx, perché alcuni di loro avrebbero raccontato di essere stati «ingannati» e «frodati» dalla donna, che sarebbe al centro di uno schema piramidale che offre mega-interessi in cambio di depositi che poi scompaiono, ripetendo in dimensioni ridotte il metodo Madoff.

Poiché tanto «Ophelia» che il compagno-detenuto vengono dalla Guinea, è la comunità dei connazionali immigrati a sentirsi ora sulla graticola e così Mamadou Diallo, presidente del «Futa Islamic Center» nei pressi dello Yankee Stadium, afferma che «si tratta di una vicenda che riguarda solo loro due».

Per Nurudeen Sulayman, 46enne imam nigeriano di una vicina moschea, invece «questa donna alla quale finora abbiamo creduto ha una grande responsabilità verso noi africani, deve pentirsi, dire tutta la verità ed affrontarne le conseguenze» che potrebbero essere anche una condanna per falsa testimonianza e prostituzione. Se non la deportazione nel Paese d’origine per via delle false affermazioni fatte nella richiesta del visto.

Incalzata dalle rivelazioni, sospettata di essere una escort mascherata da cameriera e guardata con sospetto dalla sua stessa comunità, «Ophelia» non sembra avere altra via d’uscita che presentarsi in tribunale e raccontare in prima persona la sua versione della verità (di Maurizio Molinari – La Stampa)

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Dominique Strauss-Kahn e’ stato vittima di un complotto ordito sull’asse New York-Parigi, da dove sarebbero partiti ordini alla volta del Sofitel, hotel di proprieta’ del gruppo francese Accor, in cui l’ex direttore del Fondo monetario internazionale avrebbe avuto un rapporto sessuale con una cameriera, che lo ha poi denunciato per stupro. A chiamare in causa la “direzione” della catena alberghiera, il cui amministratore dal 15 gennaio di quest’anno e’ Denis Hennequin, e’ stato un deputato socialista francese, Francois Loncle.

La cameriera del Sofitel Hotel di Manhattan, che accusa di stupro l’ex direttore del Fondo Monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, e’ in realta’ una prostituta. La clamorosa rivelazione arriva dal New York Post (leggi articolo), secondo cui l’accusatrice dell’economista francese non solo e’ “una bugiarda patologica”, ma anche una donna che – oltre a pulire le stanze – offriva servizi particolari ai clienti uomini. Il Post ha scoperto anche che la donna era al centro di un giro di prostituzione riguardante proprio le immigrate dalla Nuova Guinea, come e’ lei.

E’ stata un’intercettazione telefonica a far nascere i dubbi della Procura distrettuale di New York sulla credibilità di Nafissatou Diallo, l’accusatrice di Dominique Strauss-Kahn: solo mercoledì scorso tuttavia gli inquirenti sono riusciti ad averne una trascrizione, dato che la cameriera del Sofitel e il suo interlocutore – che parlava da un carcere in Arizona – utilizzavano un particolare dialetto guineano.

Come riporta il quotidiano statunitense The New York Times, il contenuto della conversazione si poteva riassumere in “non ti preoccupare, so quello che sto facendo: questo tizio ha un sacco di soldi”, affermazione che ha fatto scattare tutti i campanelli di allarme dato che sembrerebbe indicare che la donna cercava di trarre profitto da quanto accaduto nella suite 2086. Dai successivi interrogatori secondo la Procura è inoltre emerso che Diallo avrebbe mentito sotto giuramento sia nella presentazione della richiesta di asilo alle autorità statunitensi – raccontando delle persecuzioni che non sarebbero avvenute – sia nella ricostruzione della vicenda con Strauss Kahn.

La donna continua a accusarlo di stupro ma ha ammesso che non ha dato subito l’allarme come aveva detto anche al gran giurì sotto giuramento; invece avrebbe pulito un’altra stanza dopo la presunta violenza, e solo in seguito avrebbe avvertito i colleghi. Per lei il rischio è di venire espulsa dal Paese per aver rilasciato dichiarazioni false alle autorità per l’immigrazione. Secondo il suo legale le menzogne della donna sono ben comprensibili: sarebbe stata così ansiosa di lasciare la Guinea da aver “abbellito” la sua storia personale in occasione della richiesta di asilo, includendovi particolari drammatici – come la distruzione della sua casa o la morte in carcere del marito – ma privi di fondamento.

L’ultimo interrogatorio negli uffici della Procura, è durato oltre sei ore ed è qui che gli inquirenti hanno presentato a Diallo dei documenti bancari ottenuti nelle ultime settimane che dimostravano dei versamenti per migliaia di dollari e provenienti da diversi stati americani sul suo conto corrente; la donna aveva sempre affermato che il suo stipendio del Sofitel era la sua unica fonte di reddito. Tutto ciò – come nota il legale della donna, Kenneth Thompson – non vuol dire che lo stupro non sia avvenuto. Tuttavia, costituisce di fatto una quasi sicura sconfitta per la Procura perché in un eventuale processo la credibilità dell’accusa rappresenta l’arma principale. Per questo è probabile che dopo il rilascio di Strauss-Kahn deciso ieri dal giudice sarà la stessa procura a chiedere il ritiro delle imputazioni, ancora formalmente valide.

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Prima serata da uomo libero per Dominique Strauss Kahn, dopo il rilascio dagli arresti domiciliari deciso ieri dalla Corte Suprema dello Stato di New York: libertà celebrata con la moglie Anne Sinclair nel ristorante italiano “Scalinatella” dell’Upper East Side, sulla 61esima strada: luogo frequentato anche da Madonna. La coppia ha cenato con due amici.

Una avventrice del ristorante contattata dalla France Presse all’uscita ha raccontato che un’altra coppia si è alzata per stringere la mano all’ex direttore del Fondo monetario internazionale e congratularsi con lui. Al menù, si apprende, prosciutto e melone, pappardelle ai tartufi neri (100 dollari sul menù), Brunello di Montalcino (116 dollari), cheesecake, caffé espresso e i flash dei fotografi. Strauss Kahn e la moglie avevano lasciato poco dopo le 19 l’appartamento nel quartiere di Tribeca affittato da Anne Sinclair per gli arresti domiciliari di DSK, dopo l’accusa di stupro da parte di una cameriera del Sofitel.

Il futuro si profila più roseo per il politico francese: la procura ha ammesso in una lettera alla difesa numerose contraddizioni nella storia della donna, ha accettato la liberazione di Strauss Kahn e la restituzione della cauzione. E soprattutto è probabile che chieda l’archiviazione della vicenda nella prossima udienza del caso prevista il 18 luglio. Per ora, l’accusa di stupro rimane, mentre secondo Strauss Kahn un rapporto c’è stato, ma consensuale. Altre coppie presenti nel ristorante non avevano riconosciuto il francese e non avevano capito perchè ci fossero venti giornalisti appostati fuori dall’ingresso. I quattro convitati sono usciti senza nascondersi da una parta laterale e si sono infilati in un 4×4 coi vetri affumicati. Ma Dominique Strauss Kahn e Anne Sinclair di nuovo sotto i flash non smettevano di sorridere. (fonte Afp)

New York – La procura di New York avrebbe acconsentito alla scarcerazione dell’ex numero uno del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss-Kahn, agli arresti domiciliari per tentato stupro dal mese di maggio. E’ quanto riporta Bloomberg, segnalando le voci circolate negli ultimi minuti.

Secondo le indiscrezioni, Strauss-Kahn rimarrebbe tuttavia soggetto ad alcune restrizioni, nel senso che non potrebbe fare viaggi all’estero. Altro dettaglio: la restituzione, a suo favore, della cauzione versata. Si attende proprio oggi l’apparizione di Strauss-Kahn in tribunale per un’udienza, dopo le indiscrezioni riportate dal New York Times secondo cui l’accusa ormai vacillerebbe.

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New York – Forti dubbi sulla credibilità della cameriera dell’hotel, che sarebbe stata vittima di un tentativo di stupro da parte dell’ex numero uno del Fondo Monetario Internazionale. Se così fosse, l’ex direttore del Fondo Monetario Internazionale potrebbe vedere la sua immagine riabilitata, essere liberato e tornare addirittura alla scena politica.

Secondo quanto riporta il New York Times, il caso Strauss-Kahn è infatti a rischio: a rischio nel senso che l’accusa sta vacillando, visto che più si va avanti, più si aprono delle crepe nella credibilità della cameriera dell’hotel, che ha accusato di essere stata oggetto di un tentativo di stupro da parte dell’ex numero uno dell’istituto di Washington.

Le ultime rivelazioni rappresentano un capovolgimento della situazione per il sessantaduenne ex direttore del Fmi, in precedenza considerato uno dei candidati più validi alla presidenza della Francia.

L’accusatrice avrebbe mentito sin dall’inizio di tutto lo scandalo, dal 14 marzo, secondo uno degli ufficiali giudiziari. Il giorno prima del fatidico avvenimento con Strauss-Kahn, la donna avrebbe avuto una conversazione telefonica con un carcerato, in cui si è parlato esplicitamente dei possibili benefici che avrebbe potuto trarre dall’accusa.

I legali di Strauss-Kahn hanno rifiutato di lasciare commenti.

Strauss-Kahn comparira’ davanti al tribunale penale di Manhattan per un’udienza annunciata giovedi’ sera per la sorpresa generale, perche’ il caso in realta’ sembrava non dovesse ritornare in aula prima del 18 luglio.

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SUL CASO L’OMBRA DEL DEBITO USA

di Mario Margiocco Il Sole 24 Ore

Due note hanno subito stonato nella vicenda boccaccesca dell’ex direttore del Fondo Monetario, Dominique Strauss-Kahn, arrestato il 14 maggio a New York per violenza contro una cameriera dell’albergo dove alloggiava. Non convinceva che si fosse trattato di un brutale assalto, e non delle ricorrenti pesanti avances che in modo colpevole l’impenitente Strauss-Kahn ha più di una volta riservato a studentesse colleghe e collaboratrici. E secondo, l’enfasi che le autorità americane decidevano di dare al caso. Due stonature oltre a quella, clamorosa e più che una stonatura, offerta da Strauss-Kahn stesso.

È sacrosanto che anche un potente venga fotografato in manette fiancheggiato da due poliziotti, se esistono elementi di colpevolezza che nel caso non sono ancora del tutto, neppure dopo le ultime ammissioni degli inquirenti rivelate dal New York Times, dissipati. Ma prudenza avrebbe suggerito, una volta scattata e distribuita la foto, di gestire l’episodio con maggiore riservatezza.

Invece, e questa è la seconda e più significativa nota stonata, le autorità di New York hanno deciso di dare al caso il massimo di pubblicità. Ammettendo le telecamere all’udienza preliminare, fatto non automatico negli Stati Uniti dove, dal processo del 1935 per il rapimento e l’uccisione di baby Lindbergh, il figlio del trasvolatore atlantico Charles Lindbergh, fotografie e cineprese e poi telecamere sono state prima sempre, poi in molti casi tenute lontano dalle aule giudiziarie, per non ripetere l’orribile atmosfera da circo in cui si concluse quel processo.

Solo i disegnatori riproducevano e spesso ancora riproducono udienze e scene in aule giudiziarie. Varie altre misure adottate, dall’isolamento in carcere alla pesantezza della cauzione alle strette misure di libertà vigilata confermano la volontà di usare la mano pesante.

Possibile che fin dall’inizio nessuno degli inquirenti avesse nutrito qualche dubbio? È inoltre certo che una volta resisi conto del ruolo pubblico del ricercato e poi dell’arrestato Strauss-Kahn le autorità di New York abbiano avvertito il ministro della Giustizia a Washington e questi il Tesoro, che del Fondo è negli Stati Uniti il diretto interlocutore ed era in passato, di fatto, il padrone.

Che il via libera per il trattamento di Strauss-Kahn sia venuto dai massimi livelli di Washington è più che un’ipotesi. Magistratura indipendente? Certo, ma non nelle procedure con un cittadino straniero di tale rango, possibile prossimo presidente della Repubblica francese. E allora non resta che chiedersi perché.

C’erano ruggini tra il direttore del Fondo e il Tesoro, anche per la gestione del caso del debito greco e degli altri paesi traballanti della periferia europea. A difesa dell’euro, con un occhio forse anche all’imminente propria partecipazione alle presidenziali francesi, Strauss-Kahn aveva schierato le migliori batterie del Fondo.

Poi tutto si è ricomposto con l’appoggio americano alla candidatura di Christine Lagarde, il ministro dell’Economia di Parigi, da cinque giorni successore di Strauss-Kahn al Fondo. Questo non cancella però il fatto che, almeno dagli anni di Nixon, esistono nell’élite americana due scuole per quanto riguarda i rapporti con l’Europa.

La prima considera gli europei più di impaccio che altro, spesso capaci solo di legare le mani all’America, e trovava la sua massima espressione nei primi anni di Reagan nella famosa, poco gentile frase attribuita al suo ministro del Tesoro, Donald Regan. A chi gli ricordava il gravoso peso per l’Europa della politica monetaria americana di aumento dei tassi, fino al 1982, rispondeva: «We upped ours, up yours», con un pesante doppio senso.

La seconda scuola riconosce agli europei, nonostante frizioni, interessi diversi e spesso palese concorrenza, il ruolo di alleati utili e, in varie situazioni, non facilmente sostituibili, perché i più simili all’America.

Quanto alla posta in gioco oggi, è chiaro che più i guai dell’Europa e dei suoi grandi debitori sono dominanti sulla scena internazionale, meno attenzione si focalizza sulla situazione per nulla rosea delle finanze pubbliche americane. Sono su un binario altamente insostenibile. Ed è opinione diffusa a Washington che nulla di sostanziale verrà fatto fino al 2013, fino a dopo cioè le prossime elezioni presidenziali.

Si potrà aspettare fino ad allora? I mercati continueranno a finanziare il debito pubblico americano? Sì, se non c’è alternativa, che al momento può venire solo dall’area euro. No, se non a costi nettamente più alti, se l’Europa dell’euro potrà rappresentare un rifugio alternativo credibile, nel breve-medio periodo.

L’aver cancellato di colpo dalla scena Strauss-Kahn ha fatto temere per due o tre settimane che la strategia di intervento in Grecia, e altrove, fosse a grave rischio. Poi, gradatamente, e con comprensione anche delle buone ragioni di chi criticava l’esponente socialista francese e il suo approccio, si è trovata una ricomposizione.

Gli inquirenti di New York hanno alla fine dimostrato correttezza, ammettendo che il loro caso non poggiava su basi del tutto solide. I risvolti politico-finanziari del caso Strauss-Kahn potrebbero seguire.

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LA «PROFEZIA DI MAGGIO» E I SOSPETTI RUSSI: LA RIVINCITA DEI COMPLOTTISTI

di Guido Olimpio – Corriere della Sera

Dominique Strauss-Kahn si comporterà come il conte di Montecristo. Accusato ingiustamente, preparerà la sua tremenda vendetta. Il paragone – forzato – è di un commentatore francese, forse davvero convinto che il politico socialista sia rimasto vittima di un complotto. E chi interpreterà il ruolo del perfido banchiere Danglars, l’uomo che provocò l’arresto del conte? La scelta è ampia. Dipende da chi parla.

Sin dal giorno dell’arresto, soprattutto in Francia, sono circolate le storie più strane sulla «trappola» tesa a DSK nella stanza del Sofitel a New York. Amici e compagni di partito, pur conoscendo i disinvolti comportamenti di Strauss-Kahn verso le donne, dicevano: «Non è possibile che abbia violentato Nafissatou. Lo hanno incastrato per toglierlo di mezzo dalla scena politica» .

Qualcuno, sapendo che l’allora presidente del Fondo monetario si prendeva delle libertà con le cameriere, ha pensato ad un piano semplice quanto efficace. Gli mandiamo una donna nella stanza e lui farà il resto. Poi scatterà la denuncia. Uno scenario con una variante. Strauss-Kahn stava aspettando una ragazza per un appuntamento «al buio» e quando si è trovato davanti la cameriera guineana pensava che fosse consapevole del gioco.

Invece, lei era all’oscuro e l’incontro è diventato uno stupro. Se è vera questa teoria chi è il mandante? L’entourage di DSK ha alluso a molti presunti sospetti. Il primo, ovviamente, era il rivale delle presidenziali: l’attuale capo di Stato Nicolas Sarkozy. E si è parlato di azioni clandestine dei servizi speciali dell’Eliseo.

Le «ombre», ben informate sugli atteggiamenti privati del socialista Strauss-Kahn, hanno teso la rete usando Nafissatou come esca. Quanto è avvenuto al Sofitel «sembrava già scritto» . Nelle prime pagine di un libro uscito in Francia e dedicato al caso si legge la profezia di una funzionaria di un ministero. È il 6 aprile, oltre un mese prima del fattaccio. «DSK esploderà in volo… Sarà polverizzato da una bomba atomica, da uno tsunami. Avverrà in maggio. Non potrà nemmeno partecipare alle primarie del partito» .

L’autore del libro, Michel Taubmann, ha precisato che la sua fonte ha confermato la versione anche dopo l’arresto. In alternativa al grande complotto c’è quello «occasionale» : la cameriera, una volta scoperta l’identità del suo presunto aggressore, ha deciso di «spennarlo» seguendo i suggerimenti di qualcuno. Dalle trame francesi si è passati a quelle internazionali.

«I russi vogliono farmi fuori dal Fondo» , avrebbe confidato Strauss-Kahn. E ciò ha alimentato le voci su Putin o sulla battaglia legata al destino dell’euro. In un bizzarro sviluppo da Mosca hanno invece sostenuto che sarebbero stati gli americani a fregare Strauss-Kahn perché aveva scoperto che «era sparito l’oro custodito a Fort Knox» .

Racconti da romanzo, dove tutto è possibile, anche l’impossibile. Una storia che non va considerata chiusa. Strauss-Kahn fino a poche settimane fa era un uomo perduto. Ieri è apparso sollevato. Ma deve ancora dimostrare di non aver fatto nulla di male. Il mantello del conte di Montecristo può attendere.

TENTAZIONE SOCIALISTA: E SE SFIDASSE SARKOZY?

di Stefano Montefiori – Corriere della Sera

La Francia del post-post Sofitel: parata trionfale di Porsche Panamera sugli Champs Elysées, effigie di Saint’Anne Sinclair su tutti i francobolli, avances lecite al posto del bonjour alle signore, crisi di nervi di Martine Aubry che si era appena candidata dopo mille esitazioni.

Nelle battute che accompagnano la clamorosa – seppur parziale – liberazione di Strauss-Kahn c’è tutto lo choc di un Paese che stava appena ritrovando l’equilibrio. In un mese e mezzo la Francia è cambiata; adesso può riavvolgere il nastro? Soprattutto, DSK può tornare, candidarsi e vincere?

Dopo una giornata di burocratici appelli alla riflessione, con la rivale Ségolène Royal che terrorizzata ripeteva «ma no, vediamo, è troppo presto, lasciamogli tutto il tempo di decidere» , il coraggio lo ha trovato l’altro protagonista delle primarie socialiste, François Hollande: «Non ho alcun dubbio, bisogna spostare la data di presentazione delle candidature per permettere a Dominique di presentarsi».

Dopo il ko – che sembrava definitivo, ma non lo è più – di DSK il 14 maggio scorso, Hollande è balzato in testa ai sondaggi tra gli esponenti socialisti che, a ottobre, si sfideranno nelle primarie per scegliere chi debba affrontare il presidente uscente Nicolas Sarkozy. Per iscriversi c’è tempo fino al 13 luglio, cioè cinque giorni prima della nuova udienza a New York, confermata per il 18 luglio.

L’avvocato Benjamin Brafman si dice sicuro che il 18 Strauss-Kahn verrà finalmente prosciolto, e anzi potrebbero verificarsi nuovi colpi di scena a lui favorevoli ancora prima. Ma la scadenza parigina del 13 luglio arriva comunque troppo presto, ed è per questo che Hollande – interpretando un sentimento diffuso tra i militanti e i tanti fedelissimi di Strauss-Kahn all’interno del partito – propone di «prorogare il termine alla fine di luglio o anche, se necessario, alla fine di agosto» .

Il cammino di Strauss-Kahn verso l’Eliseo è sembrato inesorabile fino al sabato mattina del Sofitel, poi impossibile; con la svolta di ieri, i giochi si riaprono davvero. «La verità fa progressi, vorrei che avanzasse ancora più rapidamente» ha detto Martine Aubry, che martedì scorso si era dimessa da segretaria del Partito socialista per presentare – finalmente, dopo tante incertezze – una candidatura che ha raccolto la maggioranza degli orfani di Strauss-Kahn.

La figlia di Jacques Delors era legata a DSK dal «patto di Marrakesh» : in sostanza lei si sarebbe tirata indietro qualora DSK, al tempo direttore generale del Fmi, avesse deciso di presentarsi. Quel patto è ancora valido? A giudicare dalle lacrime della Aubry quando DSK è stato incriminato, e dalla gioia di ieri nel vederlo libero, sembrerebbe di sì. I socialisti sanno che Dominique Strauss-Kahn è capace di battere Sarkozy: l’asso è miracolosamente ricomparso nella manica, difficile privarsene.

«La sua presenza con noi sarebbe determinante per avere successo alle elezioni presidenziali » dice Jack Lang, che lo ha difeso senza esitazioni sin dal primo giorno. Resta da vedere se il protagonista di questa inimmaginabile vicenda avrà la forza di riprendere la corsa là dove l’aveva interrotta.

Il compagno di partito e amico Julien Dray ha la risposta: «Dominique è stato vittima del primo linciaggio mediatico planetario. Credo di conoscere un po’ il suo carattere: se sopravvive a questa prova, avrà voglia di mangiarsi il mondo».