“Draghi disperato”: Germania vota no

6 Settembre 2014, di Redazione Wall Street Italia

FRANCOFORTE (WSI) – Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, che siede nel board Bce, ha votato no contro la proposta del presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, evidenziando la chiara rottura nell’istituto di Francoforte su come salvare l’euro e l’Europa.

La Germania ritiene che il provvedimento di abbassare i tassi Ue a zero e il programma di acquisti di titoli cartolarizzati ABS aiuti soltanto i paesi peggiori d’Europa che non hanno lavorato bene per risanare le proprie economie con le riforme strutturali, per l’esattezza Francia e Italia (la Spagna si e’ messa in regola). La frattura tra Berlino e Roma e’ quindi totale.

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Post Scriptum per l’arrogante mr. Mario Draghi

Anche la stampa tedesca si schiera compattamente contro Mario Draghi. Da “lampada di Aladino” a “Draghi disperato”, fino ad arrivare ad evocare “scene horror”: sui giornali teutonici l’ultimo piano lanciato dal presidente della Bce trova una accoglienza che contrasta in maniera stridente con il sollievo che ha sortito altrove in Europa (e sopratutto in Italia, dove la stampa economica e’ controllata dal potere bancario e industriale). Giovedi’, a sorpresa, la Banca Centrale Euroepa ha reagito al deterioramento del quadro economico azzerando di fatto i tassi di interesse ufficiali e accelerando su altre misure tramite le quali intende immettere nel sistema nuove massicce liquidità.

[ARTICLEIMAGE] E se in molti paesi questi provvedimenti sono stati accolti in maniera decisamente positiva, in Germania invece si sente tutt’altra musica. Quella della “contro orchestra” dei critici. Il popolare Bild (il tabloid più letto nel Paese), dopo una breve descrizione tecnica dei provvedimenti presi, mette in rilievo come prima (e anche unica) conseguenza del taglio dei tassi il calo dei rendimenti che subiranno i risparmiatori. E rincara la dose con un riquadro in cui due esperti dipingono la questione con toni drammatici: “Molti risparmiatori perderanno i loro beni”, si legge.

Vengono poi citati i pareri di analisti bancari contrari alla strategia della Bce. Come uno di Ing secondo cui il presidente Mario Draghi starebbe “gettando soldi dall’elicottero” (si tratta di una classica immagine usata per descrivere le misure estreme di immissione di liquidita’ delle Banche centrali). E puntuale c’è anche Hans-Werner Sinn, direttore del centro studi Ifo immancabile quando si tratta di criticare mosse espansive della Bce. “Il taglio ai tassi sarà inefficace – sentenzia -. La Bce ha fatto un gran polverone ma si è mossa troppo presto e ha tagliato troppo i tassi”.

[ARTICLEIMAGE] Sul Bild non compare nessuno degli innumerevoli analisti che invece hanno commentato con toni opposti, e positivi, le decisioni della Bce. Misure che peraltro hanno innescato scatti in avanti delle Borse, calmieramenti di rendimenti e differenziali sui titoli di Stato, e un calo dell’euro (che forse non ha scontentato nemmeno in Germania).

Ma se possibile anche più colorite sono le critiche sul quotidiano finanziario Handelsblatt, che teoricamente dovrebbe avere un approccio più tecnico rispetto all’ultra popolare Bild. Già il titolo del commento di un esperto della TU (il Politecnico) di Berlino la dice lunga: “Draghi fuori controllo”. E l’articolo va giù duro “più che di sorpresa parliamo di spettacolo horror”. Le critiche toccano soprattutto il piano di acquisti di obbligazioni garantite (covered bonds e Abs). Secondo l’autore verrà usato dalle banche per disfarsi di attività problematiche a spese della Bce, e quindi dei contribuenti.

[ARTICLEIMAGE] La numero uno dell’associazione delle banche a controllo pubblico tedesco, Liane Buchholz, citata dal Financial Times, liquida il taglio dei tassi come un modo di offrire euro “in saldo di fine estate”. E sostiene che servirà a poco per rafforzare il credito alle imprese medio piccole, mentre la Bce ha raggiunto il limite dei suoi interventi. Il suo omologo di una associazione che rappresenta banche private, Michael Kemmer, definisce “trascurabile” l’effetto del taglio dei tassi, concede che il programma di acquisti potrebbe aiutare le banche ad aggiustare i bilanci ma aggiunge che servirà a poco sul credito. Invece il capo di una organizzazione tra banche di risparmio, Andreas Martin, si aggiunge al coro di critici sulle conseguenze per i risparmiatori. Il taglio dei tassi “è un segnale negativo, specialmente per gli anziani”.

Il Frankfurter Allgemeine Zeitung, autorevole quotidiano economico conservatore, evita la trivialità di Bild e Handelsbaltt e si concentra invece su ricostruzioni più tecniche, senza però risparmiarsi una immagine ad effetto. Pubblica un commento intitolato “Draghi e la lampada magica” (con tanto di vignetta di Aladino).

In questo caso nel mirino c’è il programma di acquisti di titoli cartolarizzati, con cui, secondo il quotidiano, la Bce acquisterebbe anche i rischi insiti nei crediti su cui si basano le emissioni. E secondo la Faz per questo l’Eurotower avrebbe stretto un accordo con il gigante degli investimenti BlackRock, soprattutto per avere consulenze proprio sulla valutazione dei rischi. Il gruppo Usa metterà a disposizione della Bce una sua piattaforma chiamata Aladin (ecco spiegata l’immagine di titolo e vignetta) e un sistema per l’analisi rapida dei rischi chiamata “1001 Nights”.

Tutto questo sarebbe servito a disarmare le obiezioni di Jens Weidmann, l’intransigente capo della Bundesbnank e maggiore oppositore di queste e altre misure espansive della Bce. Finora sarebbe riuscito a frenare i preparativi sugli Abs proprio in base a motivazioni tecniche, che ora verrebbero superate con il supporto di BlackRock.

Insomma, tra “film horror” e “lampade di Aladino”, il modo con cui buona parte della stampa tedesca descrive un intervento che altrove ha ricevuto accoglienze a volte anche entusiastiche, dimostra come per Mario Draghi a quasi tre anni dall’assunzione della guida della Bce (novembre 2011) la questione delle relazioni con il pubblico e i media della Germania sia un problema irrisolto e una sfida quotidiana. E la Germania resta la prima economia e locomotiva dell’area euro.