Investimenti

Dove vogliono investire i risparmiatori italiani

Negli ultimi mesi il clima tra gli investitori retail italiani sembra essersi fatto sorprendentemente sereno, quasi fiducioso, e il Retail Investor Beat di eToro fotografa bene questo momento. Dal sondaggio trimestrale emerge infatti che molti piccoli investitori guardano al 2026 con un certo ottimismo, convinti che il rally dei mercati azionari possa proseguire anche nei prossimi mesi.

A pensarla così è il 51% del campione italiano, segnale che il sentiment resta positivo nonostante la lunga scia di turbolenze che ha caratterizzato gli scenari globali.

Dove investono gli italiani secondo eToro

Alla domanda “In quale asset class pensi di aumentare i tuoi investimenti?”, emerge una preferenza per l’obbligazionario domestico (18%), a seguire cripto asset (13%), azionari esteri (10%) e domestico (11%), obbligazionario estero (10%), materie prime (7%), cash (3%), investimenti alternativi (8%) e valute (5%).

Gabriel Debach, market analyst di eToro, commenta:

“L’interesse verso gli asset italiani è fisiologico. Un forte segnale della fiducia verso il Bel Paese è stato dato dal mercato stesso, con lo spread BTP/Bund sceso, a inizio dicembre, sotto i 70 punti base. Non è solo un traguardo simbolico, ma il segnale che l’Italia oggi viene vista come un Paese più credibile, più prevedibile e più allineato alla disciplina europea.
Ma basta guardare gli ultimi dati del RIB per capire che la fiducia degli investitori ha anche un’altra faccia. L’ottimismo sull’economia italiana sale dal 40% al 43%, ma resta minoritario. Il paradosso è chiaro: il mercato si fida del BTP più di quanto gli investitori si fidino dell’economia italiana. Un’Italia che convince cioè più come debitore che come motore economico.”

Le maggiori preoccupazioni

Naturalmente, non mancano le preoccupazioni. A pesare maggiormente sulle prospettive del rally sono soprattutto i grandi temi internazionali: instabilità geopolitica e incertezza politica continuano a essere percepite come le minacce più concrete, seguite dal timore di un rallentamento economico e dal possibile ritorno di un’inflazione più aggressiva. È come se gli investitori si muovessero con un occhio rivolto ai grafici e l’altro alle notizie globali, ben consapevoli che basta un nuovo equilibrio instabile per spostare il sentiment.

Il livello di fiducia nei portafogli rimane alto: l’80% degli intervistati non mostra preoccupazioni particolari. Questo non significa che non stiano ricalibrando le strategie: anzi, mentre guardano al 2026, molti cercano una protezione in più.