DIAMANTI:DE BEERS DA MONOPOLIO A MARCHIO DEL LUSSO

13 Luglio 2000, di Redazione Wall Street Italia

De Beers (DBRSY) per la prima volta in 66 anni apre le cassaforti, promette di abbandonare il monopolio e tenta di spronare le vendite investendo nel marketing.

La societa’ ha infatti deciso di cambiare politica e ha annunciato, nel corso di un incontro con i principali clienti, di volersi reinventare. L’obiettivo e’ quello di divenire “fornitore di qualita’” su larga scala abbandonando la strategia che l’ha vista accumulare negli anni le piu’ grandi scorte di diamanti al mondo per sostenerne artificialmente il prezzo.

La vecchia politica le aveva permesso di avere un forte controllo sul prezzo dei diamanti al punto che il governo federale americano le aveva vietato di fare affari all’interno degli Stati Uniti.

Negli anni, pero’, un sempre maggior numero di societa’ sono entrate sul mercato portando la quota di mercato di De Beers dal 90% al 63%.

La societa’, che controlla le miniere dalla quali proviene la meta’ dei diamanti estratti ogni anno, ha quindi deciso di ridurre le scorte da $3,9 miliardi a $2,5 miliardi.

La mossa di De Beers non e’ pero’ fine a se stessa.

Nonostante la vendita di pietre preziose sia aumentata notevolmente nel corso del 1999, De Beers non e’ riuscita a ricavarne profitti – il fatturato si e’ attestato a $3,5 miliardi – visti gli ingenti capitali investiti nelle scorte.

La nuova strategia, che prevede anche l’aumento della spesa pubblicitaria e di marketing, dovrebbe consentire a De Beers di registrare un aumento delle vendite in modo da riuscire a conquistare una piu’ ampia fetta di mercato – la crescita annua nel settore dei beni di lusso e’ del 10%.

“Dobbiamo orientarci di piu’ verso il consumatore e riconoscere il potere della pubblicita’ per vendere piu’ diamanti”, ha commentato Nicky Oppenheimer, amministratore delegato di De Beers.

A spingere la societa’ a cambiare immagine e’ stato anche il timore di venire associata allo scandalo ‘diamanti insaguinati’. De Beers ha infatti fatto appello ai 125 principali acquirenti di diamanti grezzi per boicottare le pietre di Paesi quali la Sierra Leone, l’Angola e il Congo dove il commercio di diamanti va alimenta le guerre e lo sfruttamento del lavoro minorile.

I gruppi che si battono per i diritti civili applaudono la nuova strategia, ma rimangono scettici sulla realizzazione pratica di una tale restrizione.