Def, coperture per 25 miliardi. Bankitalia vede deficit al 3,4%

17 Aprile 2019, di Mariangela Tessa

Nel 2020 servono coperture “per 25 miliardi” escludendo le “ulteriori misure compensative” per la Flat Tax di cui circa 2 miliardi (1,8) per gli investimenti e circa 23 miliardi se non si vogliono fare scattare gli aumenti Iva.

È quanto emerge dalla tabella allegata al documento consegnato dall‘Ufficio Parlamentare di Bilancio, durante la sua audizione sul DEF, il Documento di Economia e Finanza.

L’enigma del Def ruota dunque attorno alle coperture. Soprattutto dove e come trovare le risorse necessarie per evitare di far esplodere i conti pubblici, esponendo il Paese al cartellino rosso di Bruxelles.

Per l’Ufficio parlamentare di Bilancio:

“nel caso estremo in cui l’indebitamento netto tendenziale accresciuto degli effetti delle politiche invariate non sia finanziato attraverso l’attivazione delle clausole e la manovra prevista dal Def e il debito non si riduca per effetto degli introiti da privatizzazioni si avrebbe un aumento del debito, che si attesterebbe al 134,7 per cento nel 2021 e al 135,4 per cento nel 2022”.

Un “puzzle complesso” -lo definisce l’Ufficio parlamentare di bilancio – le cui fondamenta poggiano su una crescita e un debito che potrebbero fare peggio del previsto, con l’incognita dello spread e di un piano di privatizzazioni che rischia di rivelarsi “in tutto o in parte inattuabile”.

Nuovo allarme da Bankitalia

Per Eugenio Gaiotti, capo economista di Bankitalia, criticità e rischi, dunque, sono sempre in agguato. Se non si attueranno gli aumenti automatici dell’Iva, previsti a legislazione vigente, “il disavanzo si collocherebbe meccanicamente al 3,4% del prodotto nel 2020, al 3,3% nel 2021 e al 3% nel 2022”.

Perplessità anche dalla Corte dei Conti

Dubbi sul DEf arrivano anche dalla Corte dei Conti. Secondo il presidente Angelo Buscema, nell’audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, impegnate nell’esame del Documento, l’introduzione di correttivi che ripristinino misure di sostegno ai settori produttivi e alle imprese, contenuti nel Def, avrebbe dovuto essere accompagnata da ‘‘misure in grado di riqualificare la spesa pubblica e di liberare risorse per una riduzione dell’onere fiscale”.

“Occorre muovere verso una più strutturale rivisitazione del sistema impositivo in direzione di una maggiore equità e di un più favorevole ambiente per la crescita”. E “per rafforzare gli effetti positivi” degli interventi impositivi, “occorre porre attenzione alla sostenibilità e alla stabilità del sistema fiscale nel suo complesso – afferma il presidente della Corte dei Conti – posti a rischio da interventi disorganici”.