Daspo e niente flat tax: le novità della manovra per le partite Iva

2 Ottobre 2019, di Alessandra Caparello

Dura la lotta all’evasione fiscale intrapresa dal governo. Tra le varie misure allo studio dell’esecutivo da inserire nella prossima legge di bilancio spunta una novità importante che riguarda i professionisti.

Commercialisti, consulenti del lavoro e altri intermediari abilitati chiamati a certificare il diritto alle compensazioni potranno essere sottoposti al Daspo, ossia una sospensione temporanea o permanente nel caso in cui attesteranno in modo fraudolento crediti inesistenti. E’ il Il Sole 24 Ore a riportarlo, facendo riferimento ad un progetto allo studio del think tank economico del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio che ha come obiettivo quello di arginare il fenomeno delle compensazioni fraudolente e portare un contributo al recupero dell’evasione fiscale recuperando tra 5 e 7 miliardi.

Siamo perfettamente d’accordo – spiega al Sole 24 Ore Roberto Cunsolotesoriere e consigliere delegato al lavoro del Cndcec (Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili) – ma chiediamo che non ci siano tempi biblici. Serve una piattaforma smart che consenta una certificazione immediata, altrimenti si blocca tutto il sistema. I commercialisti sono per la legalità ma la certificazioni devono avvenire in tempi ragionevoli come avviene per i crediti fiscali. Se questo non avviene, rischiamo di mettere in difficoltà le aziende sane.

Ma oltre al Daspo, i professionisti devono fare i conti con un’altra amara sorpresa che riguarda stavolta la “fase 2” della Flat tax per le Partite Iva prevista dalla manovra dello scorso anno.  Il governo Conte-bis sarebbe intenzionato a cancellare il regime fiscale agevolato che prevede un’imposta sostitutiva al 20% per imprenditori e professionisti con redditi tra 65 e 100 mila euro che sarebbe dovuto entrare in vigore dal 2020.

Il precedente governo invece aveva assicurato l’applicazione di una flat tax al 20% in caso di sforamento del limite dei 65mila euro, entro i quali può essere applicata l’imposta sostitutiva al 15%, purché si rimanesse nel tetto dei 100mila euro di ricavi/compensi.