Dall’Islanda una rivoluzione del sistema monetario

1 Aprile 2015, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Dopo aver impedito che i contribuenti pagassero per una crisi finanziaria scatenata dagli errori delle banche e delle autorità, ancora una volta l’Islanda precorre i tempi, dando un esempio – nel suo piccolo – di come potrebbero essere risolti gli annosi problemi del mondo finanziario contemporaneo.

Il governo sta prendendo in considerazione una proposta monetaria che ha del rivoluzionario in quanto toglierebbe alle banche commerciali il potere di creare moneta e trasferirla alla banca centrale.

Il piano prevede l’eliminazione dell’assicurazione sui depositi e dei prestiti di riserva frazionaria, due delle pratiche ‘malsane’ all’origine della formazione di bolle di attività creditizie.

La proposta, che rappresenterebbe una prima assoluta nel mondo finanziario, fa parte di un disegno di legge del partito centrista al potere, il Partito del Progresso. Il testo, che porta la firma di Frosti Sigurjonsson, si intola “Un sistema monetario migliore per l’Islanda”.

“L’esperimento offrirà un contributo importante alle discussioni future, qui e altrove, sulla creazione di moneta e sulle politiche monetarie”, ha annunciato il primo ministro islandese Sigmundur David Gunnlaugsson.

Il report, commissionato dal premier in prima persona, ha l’obiettivo di mettere fine a un sistema monetario che è in vigore da ormai troppo tempo e che è sopravvissuto alle ultime crisi finanziarie, l’ultima nel 2008.

Secondo lo studio condotto da quattro banchieri centali, il paese ha avuto “più di 20 tipi diversi di crisi finanziarie dal 1875 a oggi”, con “sei episodi di crisi finanziarie gravi che si sono ripetuti in media a 15 anni di distanza” l’uno dall’altro.

Per Sigurjonsson il problema è stato ogni volta lo stesso: la bolla del credito formatasi durante un ciclo economico positivo.

L’unico difetto della legge, dicono i commentatori del settore, è che la responsabilità per la creazione di moneta viene affidata a un pannello di esperti. Allo stato attuale delle cose non si può essere sicuri che il pannello sarà migliore delle banche centrali come la Federal Reserve. Inoltre corre il rischio di essere politicizzato e non super partes.

Rimane il fatto che l’idea è un eccellente punto di partenza per scongiurare il ripetersi di altre crisi causate da bolle creditizie e per evitare che le banche commerciali corrano rischi esagerati in nome dei profitti.

Assicurare i depositi bancari garantisce che il denaro finisca nei forzieri delle banche che offrono i rendimenti più alti. Se un deposito bancario è assicurato, un cliente non è interessato ai rischi intrapresi. Al contempo le banche che offrono i tassi più alti di ritorno sui depositi prendono i rischi maggiori per essere in grado a loro volta di ripagare gli interessi maturati con i clienti, creando un ciclo vizioso.

La pratica di prestare la riserva frazionaria, la percentuale di depositi bancari che per legge la banca è tenuta a detenere sotto forma di contanti o di attività facilmente liquidabili, consente alle banche di prestare un ammontare di denaro infinito, senza di fatto alcun cuscinetto finanziario di protezione.

(DaC)