Dai tempi di Mussolini prezzi Borsa italiana mai così economici

24 Luglio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Milano – Con i ribassi delle ultime tre sedute, il rapporto tra prezzo di borsa e stime sugli utili societari dei gruppi quotati a Piazza Affari e’ ritornato sugli stessi livelli visti ai tempi del ventennio di Mussolini. Lo rivelano i dati raccolti da Blackrock, secondo cui molti investitori non hanno mai visto in vita loro prezzi cosi’ economici.

E secondo Morgan Stanley gli operatori farebbero bene a non snobbare la borsa italiana. Il team di analisti dell’istituto di credito sottolinea che se da un lato Grecia e Spagna occupano il centro del palcoscenico di quella che sembra una crisi del debito senza via d’uscita in Europa, l’Italia viene spesso citata come la prossima nella lista.

I media sono ossessionati con l’incremento progressivo dei tassi di interesse e i problemi di rifinanziamento che il governo incontrera’ nei prossimi mesi. Tuttavia il mercato azionario non riceve l’attenzione che merita. I prezzi hanno fatto un tonfo incredibile negli ultimi anni.

Secondo le ricerche della banca Usa la borsa ha perso il 20% nel 2011. Dall’inizio della fase ribassista nel 2007 i valori sono stati ridotti di due terzi (-73%).

L’azionario europeo ha perso tantissimo negli ultimi anni per via della crisi, ma secondo i calcoli degli analisti di Morgan Stanley i prezzi sono scesi in maniera sproporzionata rispetto alle altre borse mondiali.

Italia e Spagna si collocano nel quadrante dei listini “economici” e meno richiesti. Se si guarda ai parametri dei prezzi per il 2012, si scopre che rispetto al resto d’Europa, a questi valori l’azionario italiano e’ sottovalutato.
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Al contrario Germania, Olanda, Belgio, Danimarca e Irlanda occupano la categoria “Cari e molto richiesti”.

Le stime 2012 parlano di:

· Rapporto tra prezzi di borsa e utili societari: 8 volte – 25% di sconto
· Prezzo/Profitti Cash: 3,4X – 31% di sconto
· Prezzo/Book value: -0,65X – 50% di sconto
· Prezzo/Fatturato: -0,50X pari a uno sconto del 35%

Il rapporto tra Valore Effettivo e EBITDA e’ al 4, pari a uno sconto del 28%.

Non solo i titoli sono economici se paragonati alle borse concorrenti, ma lo sono anche in generale rispetto ai valori effettivi reali. Ma c’e’ di piu’: a questi prezzi i singoli titoli sono ancora piu’ convenienti.

I titoli che pesano di piu’ sull’indice FTSE Mib sono anche tra i piu’ economici. Solo dieci societa’ contano per oltre il 75% del valore di mercato azionario: Eni, Enel, Unicredit, Intesa, Generali, Saipem, Tenaris, Fiat Industrial, Snam e Telecom.

Eni, ad esempio, ha un rapporto Valore effettivo/EBITDA di 0,95, Telecom Italia del 3,8 e un tasso prezzo/book value dello 0,59. E i dividendi non sono affatto malvagi, con un premio del 5%-18% nell’ordine.

Al momento l’indice della borsa milanese cede lo 0,8% a quota 12.604 punti, dopo che le borse europee avevano vissuto la peggiore due giorni da aprile. Tra venerdi’ e lunedi’ Piazza Affari ha accusato cali dell’ordine del 6,7% circa. Ieri le perdite sono state pari al 2,76%, con il FTSE Mib che si e’ attestato a quota 12.706,36 punti.

Proprio quando ieri al giro di boa la Borsa italiana ha toccato il doppio minimo di sempre (2009/2011), la Consob ha imposto lo stop alle vendite allo scoperto. Da quel momento la borsa ha recuperato quasi 200 punti. “E’ lecito sospettare che la Consob abbia lasciato agire indisturbati i grossi operatori fino all’ultimo istante utile. Avvalorando la tesi secondo cui essa non sia dalla parte della trasparenza dei movimenti borsistici”, denuncia sotto voce un utente anonimo parte dei piccoli azionisti di Banco Popolare.

Subito dopo la decisione dell’authority italiana, la Spagna ha deciso di intraprendere una misura straordinaria ancora piu’ importante, vietando le operazioni short su qualsiasi tipologia di titolo.

Da inizio anno il calo del listino e’ di oltre il 13%, negli ultimi dodici mesi del 32,5%. Sul fronte dei titoli di stato il tasso a dieci anni e’ in rialzo a quota 6,4%. L’ammontare di debito che il Tesoro dovra’ collocare nei prossimi mesi equivale a 160 miliardi di euro nel periodo compreso tra giugno e ottobre. Come hanno spiegato diverse banche d’affari, da Citigroup a UBS, al 5% “il rifinanziamento italiano, sotto il profilo dei costi, e’ gia’ insostenibile”. Il rischio e’ anche per Roma quello di dover ricorrere ad aiuti esterni.

A meno che, come chiedono in coro piu’ economisti, la Bce non decida di intervenire assicurando che acquistera’ debito degli stati in difficolta’ a qualunque condizione. Perche’ cio’ avvenga bisognera’ vincere, tuttavia, l’opposizione di Bundesbank e governo tedesco.

Per contattare l’autore Twitter @neroarcobaleno; [email protected]