Da Pfizer a Moderna, le differenze fra i due vaccini anti-Covid

17 Novembre 2020, di Alberto Battaglia

Da -80 a -20 gradi: sono queste le temperature necessarie per la conservazione dei due vaccini anti-Covid più discussi e (finora) risultati più efficaci, ovvero quelli annunciati dalle società Usa Pfizer e  Moderna.

Differenza fra vaccini anti-Covid

E’ la prima è forse più rilevante differenza pratica fra il vaccino Pfizer/BioNtech, che richiede temperature estremamente basse, e la controparte di Moderna. Quest’ultimo presenterebbe almeno due vantaggi: l’efficacia sarebbe superiore e una trasportabilità di gran lunga più agevole.
A favore del vaccino Pfizer BioNtech, invece, deporrebbero i tempi di produzione e il costo delle dosi.

“Penso che i risultati di Moderna siano ugualmente entusiasmanti” ha commentato a Reuters la ricercatrice dell’Imperial College di Londra, Anna Blankney, “la protezione è molto simile al vaccino Pfizer/BioNtech. Se la formulazione deve essere congelata solo a -20 gradi celsius, il che rende la distribuzione un minore incubo logistico, la dose di mRNA che usano è molto più alta (100 µg), quindi ciò potrebbe influire sulla velocità con cui sono in grado di produrre dosi”.

Trasporto del vaccino e logistica

Dello stesso avviso, riguardo alle maggiori facilità di trasporto e somministrazione è anche Andrew Hill, senior visiting research fellow del dipartimento di farmacologia dell’università di Liverpool: “Le prove preliminari [sul vaccino Moderna] suggeriscono che può prevenire le forme gravi di Covid-19. Tuttavia il vaccino Moderna è più costoso e ci saranno meno dosi disponibili nel prossimo anno”. In ogni caso ogni contributo sarà utile nella lotta alla pandemia: “Nessuna azienda ha abbastanza scorte disponibili di vaccini per proteggere tutti coloro che ne avranno bisogno. Avremo bisogno di tutti i vaccini disponibili con un’efficacia superiore al 90% per coprire la domanda globale”.

Efficacia del vaccino Moderna

A concentrarsi invece sull’efficacia del vaccino Moderna è stato il virologo italiano, Roberto Burioni. “Il fatto che il vaccino Pfizer avesse fornito dati così lusinghieri di efficacia mi portava a prevedere che anche altri vaccini, che si basano fondamentalmente sullo stesso principio (l’Rna messaggero), potessero funzionare molto bene”, ha scritto Burioni su Medical Facts. “I risultati preliminari del vaccino Moderna e sono fantastici… Su 95 pazienti infettati 90 erano non vaccinati, e solo 5 vaccinati. Ma c’è di più: tra questi 95 infettati ci sono stati complessivamente 11 casi di malattia molto grave. Ebbene, erano tutti tra i non vaccinati. Il che significa che forse il vaccino non solo previene l’infezione, ma quando non riesce a prevenirla la fa decorrere in maniera lieve”.

Le ipotesi sui due vaccini

L’incognita, rispetto agli eccellenti risultati dei due vaccini in questione rimane sulla possibilità che, oltre a prevenire la malattia, possano anche prevenire la trasmissione del virus ad altri soggetti. “E’ probabile che i vaccini che prevengono le malattie sintomatiche ridurranno la durata e il livello di infettività, e quindi ridurranno la trasmissione”, ha dichiarato la professoressa di immunologia Eleanor Riley, (università di Edimburgo), “ma non sappiamo ancora se questo effetto sarà abbastanza grande da fare una differenza significativa per la diffusione del virus all’interno delle comunità”.