Cuneo fiscale, “con i tagli a rischio equità” e tasse più alte

29 Ottobre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Mentre Schifani, durissimo, lancia l’ultimatum al Governo, i cui “margini di manovra si restringono sempre più”, dalla Corte dei Conti arriva un monito sull’abbattimento, peraltro modesto, del cuneo fiscale.

Il taglio del costo del lavoro ha “un perimetro limitato” e per questo comporta “evidenti problemi distributivi e di equità” e sull’economia nazionale “c’è un’alta probabilità che si realizzi un quadro meno favorevole di quello prospettato dal governo e con scostamenti crescenti nel tempo”.

Ad affermarlo è stato il presidente designato della Corte dei Conti, Raffele Squitieri, nel corso di un’audizione sul ddl stabilità davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato a palazzo Madama.

Nel disegno di legge di stabilità “c’è il rischio di ulteriori aumenti impositivi”. In particolare, “inasprimenti che potrebbero catalizzarsi sul versante del patrimonio immobiliare e in particolare sulla Tasi”. È l’allarme della Corte dei Conti.

“Oltre ai lavoratori autonomi – ha sottolineato – sono esclusi dal beneficio (degli sgravi Irpef) gli incapienti e i pensionati, ossia 25 milioni di soggetti che comprendono evidentemente anche le categorie in maggiori difficoltà economiche”.

Anche le previsioni sulla finanza pubblica contenute nella Nota di aggiornamento al Def, ha aggiunto Squitieri, sembrano alla Corte collocatate “in uno scenario nel quale le ipotesi assunte appaiono in generale tra le più favorevoli”.

Una fonte di Palazzo Chigi riferisce alle agenzie che sulla riduzione del cuneo fiscale per i prossimi tre anni sarà il Parlamento a decidere come distribuire le risorse raccolte dalla legge di Stabilità.

È quanto è emerso dall’esito dell’incontro fra il presidente del Consiglio Enrico Letta, il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni e il titolare dei Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini.

La manovra riduce il cuneo di 2,7 miliardi nel 2014 e di circa 3 miliardi nel 2015 e nel 2016. Durante la riunione, alla quale hanno partecipato anche i vice ministri dell’Economia, Stefano Fassina e Luigi Casero, si è discusso anche di dismissioni dei beni e patrimoni pubblici.

La fonte ribadisce l’impegno del governo a presentare entro fine anno il complessivo piano di cessioni, dal quale il Tesoro si aspetta proventi pari a mezzo punto di Pil tra 2014 e 2017.

La vita del governo di larghe intese è sempre più a rischio, tra gli strappi sulle nomine, l’impianto della legge di Stabilità e soprattutto il rischio che il Senato voti la decadenza da parlamentare di Silvio Berlusconi, dopo la condanna definitiva per frode fiscale. Lo ha detto il capogruppo del Pdl al Senato Renato Schifani, nel corso di un’intervista televisiva.

Il tutto mentre si scopre che negli ultimi anni la recessione si è aggravata. È raddoppiato dal 2007 al 2012 il numero degli italiani in povertà assoluta passando da 2,4 a 4,8 milioni. Quasi la metà 2,347 milioni risiede al Sud (erano 1,828 mln nel 2011). Di questi, oltre un milione (1,058 mln) sono minori (erano 723 mila nel 2011) con un’incidenza in salita in un anno dal 7 al 10,3%.

“La recessione – ha spiegato il presidente dell’Istat, Antonio Golini, nel corso di un’audizione al Senato – ha determinato gravi conseguenze sulla diffusione e sull’intensità del disagio economico del nostro Paese”.