Crisi migranti, l’Italia fa proposte inverosimili

1 Aprile 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Complice l’arrivo della bella stagione si intensificano gli sbarchi sulle nostre coste dei profughi, che scappano da miseria, guerra e povertà. Mercoledì notte a Lampedusa ne sono arrivati 315 che si aggiungono ai 3700 salvati dal mare nell’ultima settimana.

Una bella gatta da pelare per il Governo che visti i numeri in crescente aumento e l’arrivo di 270 mila richiedenti asilo, studia soluzioni per collocare i profughi. Lo stesso Alfano, il ministro degli Interni ha puntato il dito contro l’Europea la quale, a detta del ministro, deve “muoversi di più sulla questione dei ricollocamenti dei profughi”.

Un aumento dei flussi migratori che desta preoccupazione anche da parte del responsabile del Dipartimento immigrazione dello stesso dicastero guidato da Alfano, il prefetto Mario Morcone. Il governo così cerca di trovare una soluzione, in piena emergenza, al ricollocamento dei profughi, scartando le tristi tendopoli e le ex caserme di cui ha parlato recentemente il ministro.

“Non accetteremo egoismi nazionali di fronte al senso di responsabilità che stiamo mostrando come paese. Noi abbiamo salvato vite e non abbiamo fatto morire nessuno, abbiamo messo l’Italia dalla parte giusta dell’ Europa, evitando che il Mediterraneo diventasse un lago di morte”.

Secondo quanto riporta il sito on line Affarintaliani.it e scrive il quotidiano Il Giornale, la soluzione estrema, anche impopolare a cui starebbe pensando il governo è quella della requisizione delle seconde o terze case sfitte degli italiani per un periodo di tempo limitato, due mesi al massimo, in cambio di un indennizzo economico pagato con i fondi europei. Altra opzione l’apertura delle scuole chiuse durante le ferie d’estate per accogliere gli extracomunitari, facendo così diventare le aule dei dormitori.

Soluzioni tampone in ogni caso, da prendere in piena emergenza per arginare l’emorragia ormai in corso. Ma una situazione che accomuna l’Italia al resto dei paesi europei. Basti pensare che su 160mila ricollocamenti previsti finora sono andati in porto solo 937 e la maggior parte in Grecia.