Crisi d’identità sociale: italiani hanno complesso di Telemaco

29 Maggio 2017, di Francesco Puppato

Si sente spesso lamentarsi dei giovani d’oggi, del fatto che non si siano fatti le ossa, che non sappiano farsi da sé come accadeva un tempo, che vivano nell’agio delle comodità e del trovare già tutto pronto, che abbiano perso la concezione dei valori, che non sappiano più cosa significhi guadagnarsi qualcosa; insomma, che non siano come i giovani delle generazioni passate. Quelli che potremmo definire dei self-made man, che sapevano fare tutto ed erano, grazie alle esperienze di vita, in possesso “dell’arte del cavarsela”.

Siccome l’eco di questo pensiero diviene sempre più forte, cerchiamo di capire su cosa si basi quest’idea ormai comune e dove si possa trovare il riscontro del medesimo cambiamento sociale.

L’analisi di fondo si basa sostanzialmente sul rapido cambiamento dello stile di vita avvenuto negli ultimi 30-40 anni circa, che ha radicalmente cambiato il contesto in cui viviamo: dal boom economico in poi, infatti, abbiamo assistito ad un’ascesa esponenziale della tecnologia e di tutto ciò che vi è correlato.

Basti pensare alle condizioni in cui sono cresciuti i nostri genitori (anni ’50 e ’60) e quelle in cui siamo cresciuti noi (anni ’80 e successivi) per evidenziare le abissali differenze nei modi di divertirsi, di vestirsi, di relazionarsi, eccetera.

Fonti provenienti dall’ambiente filosofico indicano che l’attuale problema sociale trovi radici nel passaggio dal complesso di Edipo a quello di Telemaco.

Mentre nel complesso di Edipo il figlio, essendo innamorato della madre, vede il padre come un rivale e cerca con tutte le sue forze di superare le abilità di quest’ultimo per conquistare la madre, nel complesso di Telemaco assistiamo alla figura di un figlio che rimane inerme ad aspettare il ritorno del padre (Ulisse), che torni a salvare la moglie dalle grinfie dei Proci e riporti la legge in casa propria.

Volendo applicare le situazioni a degli esempi del contesto moderno, potremmo dire che nel caso del complesso di Edipo un figlio si sente spronato a fare meglio del padre (per conquistare la donna contesa, cioè l’oggetto del desiderio). Vale a dire che se il padre è riuscito con le proprie forze a creare un’azienda, il figlio vuole assolutamente mantenere il business attuale ed incrementarlo aumentando il numero di aziende possedute o quantomeno il fatturato (riuscendo quindi così a fare meglio del suo rivale).

Nel complesso di Telemaco, invece, il figlio è abituato al fatto che il padre se la cavi a fare tutto e che gli permetta di vivere nell’agio derivante dalle fatiche, appunto, paterne. Alla morte del padre, però, il figlio non saprà sopravvivere da solo.

Il cambio di mentalità è osservabile anche nelle piccole questioni quotidiane: se una volta l’approccio per ottenere qualcosa di desiderato si basava su domande come “cosa devo fare per ottenerlo?”, “cosa serve che impari per poterlo fare?”, oppure “come posso arrivare al mio obiettivo?”, oggigiorno, alla vista di un qualcosa di desiderato, l’unica domanda che sorge spontanea è “quanto costa?” e nel 90% dei casi questo costo sarà sostenuto dai genitori per conto del figlio Telemaco.

Esemplificando, se l’oggetto del desiderio fosse una barca, il figlio Edipo chiederebbe che patente occorre fare per poterla guidare, quali corsi sono necessari per saper navigare ed affrontare eventuali situazioni di difficoltà, quali sono i segreti di costruzione per far sì che la nave galleggi; un figlio Telemaco, invece, chiederebbe semplicemente il costo della barca (e magari di un marinaio che la guidi), per poi andare a chiedere tale importo ai genitori.

Ecco quindi dove, secondo la filosofia, avviene il passaggio di mentalità che ha portato a questa crisi d’identità sociale.

La necessità è quella di tornare a rapportarsi alle cose con un altro spirito, di ripristinare un atteggiamento che sta andando scemando nel tempo e che non può essere ricevuto tramite eredità materiale.

Diversamente, una società composta da figli Telemaco sarà destinata a sopperire sempre.

Bisogna ricordarsi che l’opportunità va creata, che il wonderful world ottenuto dai genitori ha vita breve se rimane fine a sé stesso, che in buona sostanza il sole arde solo per chi si sa scaldare.

In un mondo confuso dalla sua civiltà, tra chi invoca diritti su una terra promessa e chi giura vendetta contro chi gliel’ha tolta, l’approccio è una piccola cosa ma fa una grande differenza.