Coronavirus: picco contagi in Italia atteso verso il 25 marzo

16 Marzo 2020, di Alessandra Caparello

Puntuale ogni giorno dalla sede della Protezione civile veniamo a conoscenza dell’andamento dei contagi da coronavirus in Italia, con il numero dei decessi e dei guariti.

Ecco quando dovrebbe arrivare il picco

L’Ufficio Studi di Wall Street Italia ha monitorato fin dal 23 febbraio l’evoluzione del Coronavirus in Italia e nel mondo. Essendo ormai passate circa 3 settimane dal 23 febbraio 2020, giorno in cui è cominciata l’emergenza, abbiamo provato a proiettare i numeri dei positivi al Coronavirus fino a fine mese. Chiariamo, non è un modello epidemiologico, poiché, per i non addetti ai lavori, è difficile quantificare quanto, le politiche contenitive del governo, stiano limitando il tasso di contagiosità del virus. Risulta dunque difficile dare dei valori esatti ai parametri dei modelli epidemiologici.
Quello che abbiamo fatto è semplicemente proiettare in avanti la tendenza del tasso di crescita dei positivi fino a fine mese, per vedere se, ai tassi attuali di incremento nel numero di contagiati è possibile scorgere un picco nelle prossime settimane. La notizia positiva è che così sembrerebbe.
In particolare, verso il 25 del mese potremmo raggiungere il picco con circa 40.000 persone positive al coronavirus per poi vedere il numero decrescere. Ovviamente, se le scelte del Governo dovessero mostrare già nei prossimi giorni cali più marcati di quelli attuali nei nuovi contagi, potremmo avere il picco prima rispetto alle nostre stime oppure, in caso di un peggioramento della situazione, oltre.

Parla di picco dei contagi nella prossima settimana anche Silvio Garattini, fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri intervistato a Radio Capital.

“Per la settimana prossima ci aspettiamo il picco, realistico pensare a 30-40mila casi (…) Tutto dipenderà da noi, dalla nostra capacità di evitare il contagio. Atteniamoci alle disposizioni. Se tutti avessero stili di vita adeguati e ci fosse un’adeguata prevenzione, forse saremmo più resistenti. La diffusione di virus e batteri continuerà a esserci, dobbiamo ripensare il mondo della salute”.