Coronavirus minaccia il 58% dell’industria mondiale, i settori più colpiti

30 Giugno 2020, di Mariangela Tessa

Una crisi senza precedenti che minaccia il 58% dell’economia mondiale, una quota allarmante del valore pari a 50 trilioni di dollari.

È uno scenario da paura quello evidenziato da un recente studio condotto dalla società di consulenza globale di strategia e marketing Simon-Kucher & Partners sulla valutazione della gravità della pandemia di coronavirus, che ha sottolineato come viaggi e trasporto e ospitalità siano i settori più in pericolo.

Tuttavia vi sono altri settori che si trovano nella pressoché identica condizione. Dall’analisi emerge infatti che anche l’industria automobilistica, la produzione, i beni di consumo non essenziali, l’industria manifatturiera, la logistica e le spedizioni, l’edilizia e il settore pubblicitario sono settori fortemente minacciati dalla crisi.

Lo studio ha identificato quattro scenari in cui le aziende potrebbero identificarsi durante la crisi:

  • imprese prospere
  • sopraffatte
  • sovraccariche
  • minacciate

Aziende minacciate

“Alcune aziende potrebbero sopravvivere qualche mese in questo stato di sospensione, ma non è certo che possano durare un anno o due” avvertono Enrico Trevisan e Francesco Fiorese, Partner di Simon-Kucher a Milano, specificando in cosa consiste lo stato di minaccia.

“Le aziende minacciate devono reinventare la loro intera attività. Hanno bisogno di organizzare team per ridisegnare il percorso del cliente, e trovare nuovi modelli di fatturato e proposte di valore che funzionino in un mondo “con coronavirus”. Allo stesso tempo, devono eliminare i modelli di business che non hanno un futuro certo per i prossimi due anni e determinare quali asset hanno un valore potenziale in un aree diverse” aggiunge Francesco Fiorese.

Aziende sovraccariche

Lo studio individua, inoltre, le industrie cosiddette sovraccariche ovvero quelle che subiscono uno stress limitato sul modello del go-to-market, ma che subiscono un netto calo o cambiamenti nella domanda: si tratta tipicamente dei settori chimico, metallurgico, delle utilities, e dei produttori di energia, gas e petrolio. In questo scenario ricade il 14% dell’economia globale, con un valore stimato pari a 12 trilioni di dollari.

Aziende sopraffatte

Il 17% delle imprese, per un valore stimato di 14 trilioni di dollari, si trova attualmente nell’area delle imprese cosiddette sopraffatte, ovvero quelle per cui si registrano forti trend positivi della domanda che stanno però mettendo a dura prova l’operatività. Si ritrovano qui tipicamente i settori dell’assicurazione, delle banche e dei servizi finanziari in generale.

Lo scenario di speranza per l’economia globale arriva dalla farmaceutica, dalle telecomunicazioni, dai settori software, internet e media che con un valore stimato complessivamente in 9 trilioni di dollari sull’intera economia mondiale, pari all’11%, risulta fiorente. In questi contesti i problemi causati dalla pandemia non solo non hanno impedito di intercettare maggiore domanda, ma anzi hanno consentito di rivolgersi a nuovi segmenti di clientela o di mercato e di riuscire a rispondere con diverse combinazioni di prezzi e prodotti.

“Questa è l’area più desiderabile della “Mappa della crisi”, ma va detto che molte aziende si trovano in questo quadrante anche per coincidenze fortuite o per caso”, spiega Trevisan.

Prossimo biennio sull’ottovolante

Nei prossimi 18-24 mesi, le aziende di tutto il mondo saranno sulle montagne russe e una cifra precisa sul danno economico totale causato dalla pandemia di coronavirus sarà probabilmente disponibile solo a valle della crisi.

Gli esperti di Simon-Kucher descrivono questo periodo di imprevedibilità come la crisi che sta rinascendo. Invece di una crisi economica classica – uno scenario standard “lineare” in cui la domanda diminuisce e mette temporaneamente sotto pressione il modello economico – una crisi risorgente mette sotto pressione sia i modelli economici che i modelli di go-to-market.

“Crea un incubo a doppia mandata che non ha precedenti “, spiega Mark Billige, CEO di Simon-Kucher & Partners. Billige sottolinea inoltre che, sia che un’azienda o un’industria possa muoversi verso un miglioramento della propria posizione o difenderne una desiderabile, dipende dalla capacità di muoversi con agilità commerciale: “Questa è la capacità di prendere decisioni in materia di progettazione dell’offerta, vendite, gestione dei costi e prezzi con una velocità e una flessibilità senza precedenti – più e più volte – fino a quando una qualche forma di equilibrio non ritorni sul loro mercato”.