Coronavirus, le borse europee avviano la settimana in netto calo

23 Marzo 2020, di Alberto Battaglia

Le borse europee continuano a perdere terreno in avvio di settimana. Piazza Affari, nonostante la stretta sulle attività economiche non strategiche annunciata sabato notte dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sta subendo perdite leggermente inferiori rispetto agli altri maggiori listini del Vecchio Continente. Quando mancano pochi minuti alle 12, il Ftse Mib sta cedendo il 2,84%, mentre l’indice di riferimento europeo, l’EuroStoxx 600, perde il 3,66%.
Va male soprattutto Londra, con il Ftse 100 in calo dello 3,69%; Francoforte cede il 2,92% mentre Parigi è in calo del 2,42%.

Per quanto riguarda il Regno Unito, fra gli ultimi grandi Paesi europei a prendere in mano la situazione dell’epidemia, le maglie sulle libertà di movimento delle persone stanno per stringersi. Il segretario per la Salute Matt Hancock, ha dichiarato che il governo prenderà più provvedimenti, se necessario. Affermazioni che seguono alle immagini viste nel weekend, nelle quali sono stati immortalati numerosi cittadini incuranti del rischio-contagio nei luoghi pubblici in varie parti del Paese; un triste deja-vu di quanto avvenuto fino a poche settimane fa anche in Italia. Nel Regno Unito i morti da Covid-19 hanno raggiunto quota 281.

Nel frattempo, in Germania, il governo si appresta a potenziare l’indebitamento pubblico per far fronte alle spese straordinarie che si renderanno necessarie per la lotta al coronavirus. Il Paese guidato da Angela Merkel si indebiterà per una cifra che potrebbe arrivare a 350 miliardi di euro, di cui 150 miliardi di euro entro quest’anno. I restanti 200 miliardi di euro potrebbero essere emessi da un fondo di salvataggio istituito per acquistare partecipazioni in società e finanziare prestiti societari.

L’impatto in arrivo per l’industria italiana

Mentre la finestra per la chiusura delle imprese “non strategiche” in Italia si chiuderà questo mercoledì, il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha diffuso le prime stime della confederazione su quello che sarà l’impatto economico di questa misura precauzionale senza precedenti. “Il 70% del tessuto produttivo italiano chiuderà. Se il Pil italiano è di 1.800 miliardi all’anno vuol dire che produciamo 150 miliardi al mese, se chiudiamo il 70% delle attività vuol dire che perdiamo 100 miliardi ogni 30 giorni“, ha affermato Boccia in un’intervista rilasciata a Radio Capital, secondo il quale il Paese è ufficialmente entrato “nell’economia di guerra”.

“Sono due gli obiettivi da raggiungere: alimentare la filiera essenziale dei beni che devono arrivare nei supermercati e nelle farmacie e garantire liquidità al sistema delle imprese”, ha aggiunto Boccia.

“Qualsiasi azienda che arriva a fatturato zero, come immaginiamo che possa sopravvivere? E dalla preoccupazione dobbiamo arrivare alle soluzioni”, ha dichiarato il numero uno di Confindustria, “abbiamo proposto di allargare il fondo di garanzia per dare liquidità di breve alle imprese, ne usciremo con più debito ma dovrà essere pagato a 30 anni come se fosse un debito di guerra, perché così è. Poi vedremo quanto dura. Se sono 15 giorni è un conto, se sono mesi un altro”.