Contro il “terrorismo”: la sfida dei familiari delle vittime

9 Giugno 2017, di Giovanni Falcone

Un padre, un marito che nella carneficina francese di qualche anno addietro, al Bataclan, nella serata del violentissimo attacco terroristico perse la giovane moglie. Una tragedia senza pari che nessuno di noi dovrebbe vivere. Ecco, con queste premesse, questo signore decise di scrivere una lettera pubblica affidata a Facebook e che io riporto integralmente.

E’ un messaggio forte, di un uomo che si rivolge agli assassini di sua moglie e di tutto il mondo civile, cercando di guardarli in faccia e di sfidarli sul piano della loro vigliaccheria che li porta a uccidere nel mucchio, con il solo scopo di generare, morte, terrore e paura.

E’ esattamente quello che deve dire, in ogni circostanza il mondo civile, la nostra comunità, per superare questa fase terribile che sembra inarrestabile ed iniziata con l’attacco alle Torri Gemelle di New York nel settembre 2001.

Il terzo millennio sembra essersi caratterizzato da una violanza senza precedenti.

La risposta non può e non deve essere la guerra o almeno non solo la guerra, anche solo in termini di difesa.

BUONA LETTURA

Il papà rimasto solo con il suo bambino: «Non avrete il mio odio»

ParigiAntoine Leiris è un papà di un bambino di 17 mesi.

Fino alle tragedie di Parigi accanto a sé aveva una donna che amava e, quel piccino, una mamma amorosa. Erano una famiglia. Ma non si piega al rancore questo papà francese e ai terroristi che hanno ucciso la moglie, una delle 129 vittime dell’altra sera, lui ha scritto una lettera, affidandola a facebook . Eccola:
«Venerdì sera avete rubato la vita di una persona eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio, eppure non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio neanche saperlo. Voi siete anime morte.

Se questo Dio per il quale ciecamente uccidete ci ha fatti a sua immagine, ogni pallottola nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore. Perciò non vi farò il regalo di odiarvi. Sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Voi vorreste che io avessi paura, che guardassi i miei concittadini con diffidenza, che sacrificassi la mia libertà per la sicurezza. Ma la vostra è una battaglia persa. L’ho vista stamattina. Finalmente, dopo notti e giorni d’attesa. Era bella come quando è uscita venerdì sera, bella come quando mi innamorai perdutamente di lei più di 12 anni fa. Ovviamente sono devastato dal dolore, vi concedo questa piccola vittoria, ma sarà di corta durata. So che lei accompagnerà i nostri giorni e che ci ritroveremo in quel paradiso di anime libere nel quale voi non entrerete mai. Siamo rimasti in due, mio figlio e io, ma siamo più forti di tutti gli eserciti del mondo. Non ho altro tempo da dedicarvi, devo andare da Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha appena 17 mesi e farà merenda come ogni giorno e poi giocheremo insieme, come ogni giorno, e per tutta la sua vita questo “petit garçon” vi farà l’affronto di essere libero e felice.

Perché no, voi non avrete mai nemmeno il suo odio».