Economia

Conti deposito, la corsa ai rendimenti si ferma: il 3% resta il tetto massimo

Il conto deposito resta uno degli strumenti preferiti dagli italiani per parcheggiare la liquidità, ma il 2025 conferma una dinamica che appare ormai strutturale: il progressivo calo dei rendimenti. Secondo l’ultima indagine dell’Osservatorio Segugio.it, che ha analizzato un campione di 18 istituti bancari attivi in Italia, i tassi lordi sono in riduzione sia nel confronto con le rilevazioni di maggio, sia rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

La soglia del 4% – che nel 2024 rappresentava un benchmark raggiungibile grazie a campagne promozionali molto aggressive – non è più alla portata. Il rendimento massimo oggi si aggira attorno al 3%.

L’effetto delle politiche BCE

Il quadro è condizionato dalle decisioni di politica monetaria della Banca Centrale Europea, che negli ultimi dodici mesi ha operato più tagli che rialzi sui tassi di riferimento. Questo ha reso meno competitivo il conto deposito rispetto ad altre forme di investimento, riducendo la marginalità per gli istituti e, di conseguenza, la loro disponibilità a offrire rendimenti molto generosi.

“La BCE ha smorzato il ruolo dei conti deposito come strumento di parcheggio remunerato della liquidità – si legge nell’analisi di Segugio.it – ma restano comunque una soluzione utile per diversificare e garantire un rendimento certo, soprattutto in un contesto di volatilità sui mercati finanziari”.

Il confronto con maggio 2025: inversione di tendenza sulle durate

Il raffronto tra le offerte di maggio e quelle di settembre 2025 mette in luce un trend ben definito:

  • per i depositi a 6 mesi, il tasso medio lordo scende dal 2,65% al 2,27% (-0,38 punti);
  • sui 18 mesi, il calo è più contenuto: dal 2,54% al 2,33% (-0,21 punti).

Fa eccezione il lungo termine (60 mesi), dove si registra un lieve aumento da 2,43% a 2,52% (+0,09 punti). Le migliori offerte seguono la stessa dinamica: sui depositi a breve si passa dal 4% di maggio al 3% di settembre (-1 punto), sugli orizzonti medi la riduzione è di 0,20 punti, mentre sulle scadenze a 5 anni si scende dal 3,50% al 3,00% (-0,5 punti).

Un segnale che le banche stanno progressivamente spingendo i risparmiatori verso forme di vincolo più lunghe, per consolidare la raccolta e fidelizzare la clientela.

Il confronto su base annua: l’addio al 4%

Il quadro diventa ancora più chiaro osservando l’evoluzione a un anno. A settembre 2024, i migliori conti deposito garantivano fino al 4% lordo. Dodici mesi dopo, la soglia massima è scesa di circa un punto percentuale:

  • sui depositi a 6 mesi si passa da 3,75% a 3,00% (-0,75 punti);
  • sui 18 mesi da 4,00% a 3,10% (-0,90 punti);
  • sui 60 mesi da 4,00% a 3,00% (-1 punto).

Il dato medio conferma la tendenza: tutti i segmenti di durata hanno perso attrattività, con cali compresi tra 0,38 e 0,81 punti percentuali.

Il conto deposito resta competitivo?

Nonostante la frenata, il prodotto non ha perso del tutto la sua ragion d’essere. Con i mercati azionari e obbligazionari esposti a volatilità e incertezze geopolitiche, il conto deposito continua a rappresentare una soluzione sicura per chi vuole preservare il capitale e ottenere un rendimento certo. La soglia del 3% lordo – pur distante dalle performance a doppia cifra di strumenti rischiosi – resta un valore competitivo se confrontato con l’inflazione attesa e con i tassi dei conti correnti ordinari, spesso vicini allo zero.