In Edicola

Consulenza finanziaria: collaboratori digitali in arrivo

L’intelligenza artificiale si appresta a rivoluzionare numerosi settori e quello della consulenza finanziaria e assicurativa non fa eccezione. Le reti di professionisti si trovano di fronte a una svolta epocale: adottare o meno le tecnologie basate sull’intelligenza artificiale. Mirko Bruni, amministratore delegato di The Fool, società di consulenza specializzata nell’integrazione dei dati e intelligenza artificiale, ha raccontato i possibili sviluppi di questa tecnologia.

 

Bruni, cosa potrà fare l’intelligenza artificiale nel mondo della consulenza finanziaria in futuro?

L’intelligenza artificiale sta avendo un grado di adozione diverso tra i vari settori industriali. Quello finanziario è uno dei più attrattivi: l’AI può aiutare a gestire processi complessi, ridurre i tempi di risposta e offrire ai clienti servizi sempre più personalizzati. Nel futuro dell’intelligenza artificiale c’è la gestione diretta del rapporto con i clienti.

Un agente AI sarà in grado di rispondere in autonomia alle telefonate fornendo risposte sofisticate o via chat nell’App della banca.

In futuro gli agenti AI non saranno più solo strumenti di supporto, ma diventeranno veri e propri collaboratori digitali, capaci di prendere iniziative, migliorare autonomamente e rendere più efficienti i processi aziendali.

Al momento questa tecnologia aiuta negli aspetti più semplici del lavoro, fornendo ai consulenti risposte a domande che troverebbero una soluzione, ma con più tempo. Sarà fondamentale che i consulenti siano formati non solo all’uso degli strumenti, ma anche a come integrare queste nuove intelligenze artificiali nella relazione con il cliente, mantenendo sempre centrale il fattore umano.

Lo sviluppo di questa tecnologia è notevole e molto veloce. Cosa ci dobbiamo attendere nel medio periodo?

Entro un paio di anni questa tecnologia potrà essere utilizzata per automatizzare alcune attività amministrative svolte adesso dai consulenti, come il servizio clienti di primo livello. In autonomia potrà rispondere alle domande più semplici dei clienti inviando documenti, copie di contratti e così via.

Naturalmente il quadro normativo avrà un impatto importante. L’AI Act europeo, ad esempio, rappresenta il primo tentativo di garantire che l’intelligenza artificiale sia sviluppata e utilizzata in modo sicuro, etico e trasparente. Per il settore bancario e finanziario questo significa trovare il giusto equilibrio tra innovazione ed esigenze di compliance.

Siete consulenti per l’AI per numerose assicurazioni e banche. Come è stata accolta l’AI dai collaboratori di queste aziende?

Come sempre accade per la tecnologia, le persone più appassionate hanno adottato questa tecnologia con entusiasmo. La maggior parte è ancora diffidente e il rapporto con l’intelligenza artificiale è piuttosto freddo.

Per ridurre questa distanza, le aziende hanno avviato percorsi di formazione. L’approccio è pragmatico: partire con corsi introduttivi alle piattaforme più conosciute, come ChatGPT e Copilot, su gruppi pilota che poi diventano ‘ambasciatori’ interni. Questo metodo consente non solo di diffondere competenze, ma anche di creare fiducia e cultura sull’uso responsabile dell’AI. L’obiettivo è culturale: creare dei veri e propri ‘AI Ambassador’.

Che cosa stanno facendo adesso con l’AI?

Oggi i consulenti usano l’AI soprattutto per attività legate alla comunicazione e al marketing, ad esempio per produrre materiale su fonti aperte come contenuti da diffondere sui social o attraverso newsletter. Progressivamente gli strumenti si stanno spostando dal livello ‘sperimentale’ a quello professionale.

In prospettiva, applicazioni ancora più interessanti riguardano il supporto alla vendita: c’è chi sta già sviluppando soluzioni di AI per assistere i consulenti nella fase di proposizione commerciale. In futuro si potranno immaginare strumenti che aiutino i consulenti a:

  • fare simulazioni di scenario,
  • personalizzare le proposte di investimento o assicurative,
  • monitorare segnali precoci di cambiamento nei bisogni del cliente.

L’AI diventerà quindi un alleato nella capacità di costruire valore e fiducia nella relazione.

 

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di ottobre 2025 del magazine Wall Street Italia. Clicca qui per abbonarti.