Consulenti del lavoro a Salvini: ok flat tax, attenzione a salario minimo

15 Luglio 2019, di Alberto Battaglia

L’Ordine nazionale dei consulenti del lavoro si è schierato in una posizione assai più favorevole alla cosiddetta flat tax (nella forma di una riduzione del numero delle aliquote Irpef) rispetto al progetto del salario minimo. E’ quanto si legge nel documento preparato dall’Ordine in preparazione dell’incontro avvenuto lunedì mattina con il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, al Viminale.

Salvini ha messo l’accento soprattutto sull’esigenza di avviare in anticipo i lavori sulla futura Legge di bilancio: “Vorremmo che alla riapertura dei lavori parlamentari fosse già in discussione la manovra. Se serve si lavora a luglio e agosto… Abbiamo esposto i progetti della Lega per la prossima manovra che ruotano su due punti, un forte taglio tasse per famiglie e lavoratori dipendenti e la prosecuzione della riduzione degli oneri fiscali e burocratici per le imprese”.

Secondo i consulenti del lavoro sono tre i principali provvedimenti “per la crescita” di cui dovrebbe farsi promotore il governo. In primo luogo, andrebbe ridotto il disavanzo prodotto dal sussidio di disoccupazione Naspi, che nel 2017 ha sostenuto spese per 15,5 miliardi a fronte di 5 miliardi di contributi pagati da lavoratori e aziende.

“Per rendere sostenibile la spesa in sussidi passivi di disoccupazione”, ha scritto l’Ordine, “servirebbe un piano di investimenti in politiche attive del lavoro rivolte ai percettori di Naspi…. Secondo il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, grazie alle politiche attive finalizzate al ricollocamento dei lavoratori in Naspi presso le tante aziende che cercano personale con specifiche qualifiche, è possibile azzerare il saldo attualmente negativo di 10 miliardi di euro l’anno nell’arco di 5 anni. Andando così a concretizzare una riduzione di spesa significativa per le casse dello Stato e un miglioramento dell’occupabilità dei disoccupati”.

In seconda battuta, i consulenti del lavoro hanno espresso le proprie perplessità sull’introduzione di un salario minimo in Italia (gran parte dei Paesi europei lo hanno già). Nonostante l’iniziativa nasca con le migliori intenzioni, “tale introduzione potrebbe comportare una serie di effetti negativi”, fra cui “una minore disponibilità di risorse per trattamenti retributivi aggiuntivi come premi di produzione e welfare aziendale, a discapito della produttività e del benessere organizzativo; l’aumento del prezzo di beni e servizi da parte delle imprese tenute ad affrontare nuovi costi, che potrebbe vanificare i benefici sui consumi e sul potere d’acquisto che la norma sul salario minimo tende a generare”.

L’Ordine dunque “ritiene opportuno e indispensabile il pieno coinvolgimento delle parti sociali nell’identificazione del salario minimo”, lasciando a queste ultime il compito di individuare un salario minimo residuale nelle ipotesi di mancata applicazione dei contratti collettivi”. La proposta del M5s è di introdurre un salario minimo a 9 euro lordi orari.

La riduzione delle imposte sui redditi (“flat tax”) viene valutata, al contrario, con favore dall’Ordine dei Consulenti del Lavoro: “rappresenta certamente un’occasione di riforma per perseguire e realizzare” obiettivi come “un sistema fiscale competitivo e socialmente equo tra tutte le categorie di contribuenti (titolari di partita Iva, lavoratori e pensionati), semplificare l’insieme di detrazioni, deduzioni e crediti d’imposta, nel rispetto del principio di progressività; incentivare un sistema di tassazione unica del nucleo familiare in alternativa all’attuale sistema di tassazione individuale”.

In occasione dell’incontro con le parti sociali è intervenuto anche l’ex sottosegretario Armando Siri, fra i più noti sostenitori della flat tax: “Vogliamo portare al 15% l’aliquota fino a 55mila euro di reddito familiare. Ci saranno benefici per 20 milioni di famiglie e 40 milioni di persone coinvolte. Ci sarà un grande impulso ai consumi e risparmi per 3.500 euro per una famiglia monoreddito con un figlio. C’è l’intenzione di portare nelle tasche 12-13 miliardi di euro”.