Confindustria: 8 miliardi per il taglio delle tasse? Sono pochi

22 Novembre 2021, di Alberto Battaglia

Mentre la maggioranza è ancora impegnata a decidere come ripartirli, Confindustria è intervenuta nel merito del taglio fiscale prefigurato dal ddl Bilancio: 8 miliardi di euro sarebbero troppo pochi per dare una scossa “fiscale” al Paese. E’ quanto ha dichiarato il presidente della federazione, Carlo Bonomi, nel corso di un’audizione presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato. Sul come destinare il fondo per il taglio delle tasse, comunque, Confindustria non ha dubbi: “Noi lo abbiamo sempre dichiarato fin dall’inizio della discussione della Legge di bilancio, noi riteniamo che debbano essere messi tutti sul taglio contributivo del cuneo fiscale”.

“Riteniamo che gli otto miliardi siano pochi, riteniamo che ne debbano essere messi almeno 13 su un taglio forte contributivo del cuneo fiscale”, ha dichiarato Bonomi, invitando il Parlamento a considerare gli effetti positivi sulla domanda interna che avrebbe questo provvedimento – che di fatto aumenterebbe il netto in busta paga dei lavoratori. “Visto l’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia, l’unico fattore di competitività su cui possiamo lavorare è abbassare il costo del lavoro”, ha aggiunto il presidente di Confindustria.

“E’ vero che l’export sta andando molto bene, quest’anno faremo forse 550 miliardi e quindi il record, ma dobbiamo stimolare anche la domanda interna, che è ferma da decenni”, ha dichiarato Bonomi, “in secondo, visto che stanno aumentando le materie prime, stanno aumentando i costi energetici, l’unico fattore di competitività su cui possiamo lavorare è abbassare il costo del lavoro”.

Più in generale la manovra di bilancio proposta dal governo, “nonostante alcuni interventi positivi, non fa segnare un passo avanti significativo verso la modernizzazione del Paese”, ha affermato il numero uno di Confindustria, “infatti, la sua impostazione risponde certamente all’esigenza di accompagnarlo lungo il sentiero di uscita dalla crisi, ma non sembra in grado di sostenere quelle istanze trasformative, dell’economia e della società italiane, che sono alla base anche di Next Generation Eu”.