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Negli ultimi dieci anni il mondo del wealth management ha già attraversato una trasformazione senza precedenti: digitalizzazione accelerata, il ciclo dei tassi più rapido degli ultimi quarant’anni, l’onda lunga della pandemia, l’irruzione dell’intelligenza artificiale e l’avvio del più grande trasferimento generazionale di ricchezza della storia.
Guardando avanti nei prossimi dieci anni, secondo un recente studio sul settore elaborato da McKinsey, tre forze profonde — transizione demografica, automazione intelligente e ridefinizione della fiducia — convergeranno per modificare il ruolo stesso della gestione patrimoniale nell’economia e nella vita delle persone.
Demografia e trasferimento di ricchezza
Il primo grande motore del cambiamento è demografico. Nei prossimi anni – mette in luce l’analisi – una quota enorme di ricchezza passerà alle generazioni più giovani: solo negli Stati Uniti, si calcola che 14 trilioni di dollari di patrimonio saranno ereditati dalla generazione X e 8 trilioni dalla generazione Y. I nuovi investitori cresciuti in un contesto digitale, saranno abituati alla velocità, alla trasparenza e alla personalizzazione. Per loro la competenza tecnica non basta: contano autenticità, valori condivisi e capacità relazionale.
Paradossalmente, mentre la tecnologia diventa più centrale, cresce anche la domanda di relazione umana. In un contesto sociale segnato da maggiore solitudine e instabilità emotiva, la consulenza patrimoniale assume una dimensione più ampia, che include ascolto, accompagnamento e interpretazione delle scelte di vita.
A complicare il quadro c’è l’invecchiamento della stessa forza lavoro del settore. Si prevede che quasi il 40% dei consulenti andrà in pensione entro un decennio, creando una carenza di circa 100.000 professionisti. Poiché il pensionamento dei consulenti supererà il reclutamento e porta a una carenza di consulenti, i modelli di consulenza potenziati dalla tecnologia dovranno svolgerà un ruolo più importante nel sostenere la capacità e la continuità dell’assistenza.
L’intelligenza artificiale da strumento a soggetto operativo
Il secondo vettore di trasformazione è tecnologico. L’intelligenza artificiale, oggi prevalentemente impiegata per automatizzare processi o migliorare l’efficienza, è destinata a evolvere verso sistemi capaci di operare con crescente autonomia.
Queste piattaforme non si limiteranno a supportare il consulente: potranno elaborare strategie, gestire portafogli, monitorare obiettivi patrimoniali e agire all’interno di cornici regolamentate. In un simile contesto, il vantaggio competitivo non dipenderà tanto dall’adozione della tecnologia, quanto dalla capacità di governarla: rendere le decisioni comprensibili, verificabili e coerenti con gli interessi del cliente. La questione centrale – mette in luce il report – diventa quindi fiduciaria, non informatica.
Portafogli sempre più ibridi e integrati
Terzo aspetto, non meno rilevante, riguarda la struttura dei patrimoni, destinata a diventare più articolata. Gli investitori combinano già oggi asset tradizionali con private equity, infrastrutture, real estate, strumenti alternativi e soluzioni digitali. Se questa tendenza proseguirà – spiegano gli analisti di McKinsey – il portafoglio non sarà più un insieme di allocazioni statiche, ma un sistema dinamico che integra tutte le componenti del bilancio familiare.
Anche il contesto macroeconomico spinge in questa direzione. In un mondo più multipolare, la diversificazione valutaria e geografica assume maggiore rilevanza, come suggerisce la progressiva riduzione del peso del dollaro nelle riserve globali rilevata dal International Monetary Fund.
La gestione patrimoniale si sposta così dall’ottimizzazione di singole asset class alla coordinazione complessiva del patrimonio nel tempo, al netto della fiscalità e in funzione degli obiettivi di vita. La vera metrica di performance diventerà dunque il rendimento netto fiscale sull’intero bilancio familiare, non il rendimento lordo di singole asset class. Dall’asset allocation si passerà alla “wealth orchestration”.
Creare fiducia in un mondo frammentato
Un ulteriore cambiamento riguarda il modo in cui si costruisce la fiducia. Le generazioni più giovani tendono già oggi a cercare informazioni finanziarie online o attraverso reti sociali e strumenti digitali. In questo contesto, l’autorevolezza non deriva più solo dalla reputazione, ma dalla possibilità di verificare dati, processi e risultati.
Trasparenza, sicurezza e tracciabilità diventano elementi strutturali del servizio. Le istituzioni finanziarie non potranno limitarsi a chiedere fiducia: dovranno incorporarla nei sistemi, nei protocolli e nei modelli decisionali. Il paradigma – spiega l’analisi – passa da “fidati di me” a “dimostramelo”. Le società che sapranno progettare fiducia — non solo dichiararla — avranno un vantaggio competitivo decisivo.
Il ruolo del consulente: da gestore finanziario a life advisor
Di fronte a queste sfide, la consulenza patrimoniale tenderà a trasformarsi in gestione integrata della vita finanziaria e personale: pianificazione fiscale, governance familiare, assicurazioni, filantropia, servizi sanitari, scelte educative e passaggi generazionali. Ciò che un tempo – mettono in evidenza gli analisti di Mc Kinksey- era riservato ai grandi family office diventerà progressivamente accessibile a fasce più ampie di clientela grazie a piattaforme digitali scalabili e altamente personalizzate. Il valore non sarà più concentrato nella selezione di strumenti finanziari, ma nella capacità di coordinare dimensioni diverse dell’esistenza economica.
Sul piano competitivo, il risultato probabile è una struttura più polarizzata. Da un lato grandi piattaforme integrate capaci di operare su larga scala; dall’altro operatori altamente specializzati focalizzati su segmenti specifici o su clientela ultra-patrimoniale. Accanto a questi modelli cresceranno piattaforme indipendenti di consulenti e nuovi operatori digitali nativi basati su intelligenza artificiale.
Per gli operatori del settore, dunque, la sfida non è aggiornare strumenti o processi. È ridefinire il proprio ruolo in un mondo in cui tecnologia, demografia e fiducia cambiano contemporaneamente. Chi saprà farlo, secondo la lettura prospettica di McKinsey, non si limiterà a restare competitivo. Contribuirà a definire la nuova architettura della ricchezza globale.