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Citigroup ha chiuso il primo trimestre del 2026 con risultati nettamente superiori alle attese degli analisti, confermando il buon andamento del settore bancario globale e beneficiando soprattutto della forza delle attività di mercato e dei progressi del proprio piano di ristrutturazione.
Citigroup: i risultati del WM
Numeri alla mano, i ricavi del Wealth Management pari a 3,1 miliardi di dollari sono aumentati dell’11%, trainati dalla crescita di Citigold e Retail Banking e del Private Banking, parzialmente compensata da ricavi più bassi nel segmento Wealth at Work.
Il margine di interesse netto, pari a 2,1 miliardi di dollari, è cresciuto del 14%, grazie a maggiori spread sui depositi e a un aumento delle giacenze medie, in parte controbilanciati da spread più bassi sui mutui. I ricavi non da interessi, pari a 970 milioni di dollari, sono aumentati del 5%, sostenuti da maggiori commissioni sugli investimenti, con asset investiti dalla clientela in crescita del 14%, parzialmente compensati dalla perdita di commissioni legata alla vendita del business fiduciario nel 2025.
I ricavi di Citigold e Retail Banking, pari a 2,1 miliardi di dollari, sono cresciuti del 13%, grazie a spread più elevati sui depositi e a maggiori commissioni sugli investimenti. I ricavi del Private Banking, pari a 757 milioni di dollari, sono aumentati del 14%, sostenuti da spread più elevati sui depositi, dall’aumento delle giacenze medie e da maggiori commissioni sugli investimenti, in gran parte compensati da spread più bassi sui mutui e dalla perdita di commissioni legata alla cessione del business fiduciario nel 2025. Inoltre, si legge nella nota, le spese operative del Wealth, pari a 2,4 miliardi di dollari, sono aumentate dell’1%, per effetto degli investimenti in tecnologia e dei maggiori costi legati ai volumi, in parte compensati da minori costi per il personale, anche per effetto della vendita del business fiduciario nel 2025.
Ricavi e utili oltre le attese
Citigroup ha chiuso il primo trimestre con risultati superiori alle attese sia sul fronte dei ricavi sia su quello degli utili, confermando il buon momento del settore bancario, sostenuto soprattutto dalle attività di trading e dai progressi del piano di ristrutturazione.
Nel dettaglio, l’utile per azione si è attestato a 3,06 dollari, contro una stima di 2,65 dollari elaborata da LSEG. I ricavi sono stati pari a 24,63 miliardi di dollari, superando i 23,55 miliardi attesi. Il trimestre ha segnato anche un traguardo rilevante: i ricavi complessivi rappresentano il miglior risultato degli ultimi dieci anni, mentre l’utile per azione è cresciuto del 56% su base annua.
L’amministratrice delegata Jane Fraser (nella foto) ha dichiarato che la banca è sulla buona strada per raggiungere i target di redditività previsti per l’anno, sottolineando inoltre i progressi del processo di semplificazione del gruppo. “Siamo entrati nella fase finale delle nostre dismissioni e il 90% dei programmi di trasformazione è ora completato o vicino allo stato target”, ha affermato.
L’attività di investment banking è risultata più debole rispetto alle attese, ad eccezione delle operazioni di equity underwriting, che hanno invece superato le stime.
Il segmento dei servizi ha registrato ricavi in crescita del 17% a 6,1 miliardi di dollari, oltre le previsioni del mercato.
Sul fronte del rischio, gli accantonamenti per perdite su crediti sono risultati superiori alle attese, principalmente a causa delle perdite nel comparto carte di credito e di un aumento delle riserve pari a 579 milioni di dollari.
Infine, i costi operativi sono aumentati del 7%, soprattutto per effetto di oneri di ristrutturazione (severance) e dell’impatto delle variazioni dei tassi di cambio.