Céline Assimon, ovvero Madame De Grisogono

13 Settembre 2019, di Elisa Copeta

Il primo ceo donna della Maison ginevrina inaugura una nuova era all’insegna dell’innovazione e della creatività

A cura di Margherita Calabi

La Maison de Grisogono, fondata nel 1993 da Fawaz Gruosi, continua a stupire per la sua esuberante audacia. Famoso per i suoi gioielli coloratissimi e sensuali, il marchioginevrino ha rivoluzionato le regole dell’alta gioielleria introducendo sul mercato i diamanti neri e quelli fancy. Oggi, il nuovo ceo Céline Assimon valorizza questo prezioso heritage con innovazione e progetti inaspettati.


Céline Assimon

Ha un background molto ‘prezioso’: in passato ha lavorato per Piaget, per Leviev e ha poi guidato la divisione di alta gioielleria di Louis Vuitton. Com’è arrivata a de Grisogono?
“È stata la mia passione per le pietre e per l’alta gioielleria a farmi arrivare qui. Grazie al mio background sento che posso portare una nuova visione a quest’azienda: de Grisogono è un marchio di alta gioielleria con un linguaggio basato sul lifestyle. È infatti il lifestyle dei nostri clienti – persone che si spostano tra Porto Cervo, Gstaad e Sankt Moritz – a ispirare le collezioni”.

Cosa rappresenta per lei de Grisogono e cosa cambierà d’ora in avanti?
“Mi sono innamorata del brand agli inizi del 2000. Ai tempi lavoravo per Piaget a New York. Sono passata davanti alla boutique de Grisogono in Madison Avenue e sono rimasta colpita dalla creatività e dal colore delle creazioni esposte. Ho un rapporto molto fisico con i gioielli, mi piace sentirli fra le mani e mi piace quando riescono a trasmettere un’emozione. De Grisogono è sinonimo di eccellenza artigiana e pietre meravigliose, è il marchio più anticonformista nel mondo dell’alta gioielleria. Sono qui per costruire uno nuovo percorso basandomi sul suo heritage”.

Fawaz Gruosi, fondatore di de Grisogono, è un uomo molto affascinante con una grande personalità e incarna perfettamente i valori del brand che ha creato. Lei ora ha una grande responsabilità… 
“Non sono qui per sostituire il signor Gruosi, ci conosciamo bene, mi considero semplicemente il nuovo custode del marchio per gli anni a venire. Ho un grande rispetto per quello che ha realizzato in questi 26 anni”.

Il signor Gruosi le ha dato qualche consiglio prima di iniziare?
“Sì. Ha detto: fuma una sigaretta [ride, ndr] e prenditi cura del mio bambino”.

Ci parla del nuovo programma ‘Creativity in residence’? 
“Stiamo lavorando su tre progetti: il primo, in collaborazione con la Haute école d’art et de design di Ginevra, offrirà una borsa di studio a un giovane designer che reinterpreterà i codici di della Maison creando un nuovo gioiello. Il secondo prevede la nomina di un’artista che fungerà da musa moderna al nostro studio creativo, questa volta sarà una ballerina. Il terzo sarà una collaborazione annuale con un guest designer che creerà per noi una capsule collection. Sono in cerca di persone che sappiano reinterpretare forme e volumi: voglio aprire il mondo de Grisogono a culture diverse”.

A quale cliente vi rivolgerete? 
“Lanceremo una nuova lifestyle campaign con donne bellissime intente a vivere la loro vita di tutti i giorni. Voglio parlare alle donne vere e voglio rendere l’alta gioielleria più accessibile. Voglio delle creazioni preziose che siano più ‘facili’ da indossare: perché non utilizzare il titanio al posto dell’oro, un metallo più pesante, per i nostri orecchini?”.


Eva Longoria ha indossato gli orecchini della collezione Boule in oro giallo e oro bianco con 12 diamanti bianchi e 402 diamanti brown sul red carpet del Festival di Cannes 2019

Una musa moderna che incarna questa nuovo capitolo di de Grisogono?
“È fondamentale che sia una persona di sostanza. Potrebbe essere Brie Larson, Eva Longoria o Jada Pinkett Smith: donne bellissime, con una famiglia, che hanno diverse appartenenze etniche e, soprattutto, qualcosa da dire”.

Su quali mercati vi focalizzerete? 
“Abbiamo 11 boutique nel mondo e circa 80 partner wholesale. Vogliamo crescere organicamente, abbiamo dei punti vendita in tutte le grandi capitali, l’unica regione in cui non siamo ancora presenti è l’Asia. Questo farà parte del mio piano per i prossimi cinque anni. Vogliamo anche sviluppare il mercato americano e quello russo”.

Qual è il segreto del successo di un marchio di alta gioielleria? 
“Fiducia e creatività. Bisogna essere fedeli al proprio mondo e ai propri ideali e bisogna essere originali. Gran parte delle innovazioni provengono dall’industria del lusso: le prime automobili ecologiche, ad esempio, erano macchine esclusive, poi il mercato si è ampliato. Dobbiamo quindi essere creativi e guardare al futuro”.

Quanti artigiani lavorano nel vostro atelier di Ginevra?
“Abbiamo un team di 40 persone, tra incastonatori, gioiellieri e back office. Siamo piccoli ma produciamo tanto. Quest’anno abbiamo realizzato 80 pezzi di alta gioielleria che abbiamo presentato in tre tranches: la prima durante il Festival di Cannes, la seconda durante le settimana dell’alta moda di Parigi a luglio e la terza a Porto Cervo”.


Orecchini della collezione di Alta Gioielleria in oro bianco 18 carati con 2 diamanti bianchi taglio poire, 336 diamanti neri e 331 diamanti bianchi. Pezzo unico

Quali sono i gioielli che una donna elegante dovrebbe avere nel suo portagioie?
“Ho sempre celebrato i miei successi comprando gioielli. Quando sono arrivata a de Grisogono mi sono regalata una manchette in galuchat viola con dei diamanti e un anello con dei diamanti neri. È importante, come donna, sapersi ricompensare e non aspettare che sia qualcun altro a farlo. Scelgo sempre qualcosa di forte e audace, lo faccio per celebrare me stessa”.

Spesso i gioielli sono considerati dei talismani che vengono tramandati di generazione in generazione. Ha ereditato dei pezzi speciali dalla sua famiglia?
“Quando ho compiuto 18 anni mia nonna mi regalò un anello d’oro con un piccolo diamante. Era il gioiello che considerava più prezioso. Durante la seconda guerra mondiale ha salvato la vita di una persona. Costui era un gioielliere che, per ringraziarla, ha creato questo anello. Sfortunatamente mi è stato rubato, ma mi emoziono sempre quando entro nelle antiche oreficerie di Parigi. Quell’anello ha uno stile molto riconoscibile, sono sicura che un giorno lo ritroverò”.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di settembre del magazine Wall Street Italia.