Caso Contrada: in attesa delle scuse della Magistratura

12 Luglio 2017, di Giovanni Falcone

“La libertà e l’innocenza non hanno nulla da temere dalla pubblica indagine, a condizione che regni la legge e non l’uomo” – Cit. Maxmilian ROBESPIERRE.

Per quanto colpisca il fatto che a dire questa frase fosse un personaggio che era solito decapitare, anche in pubblico, i suoi avversari politici, mi vien da dire, a rileggere la frase con la quale ho introdotto il mio ragionamento “fai quel che il prete dice e non quel che il prete fa!”

Della vicenda CONTRADA, anche carcere durante, ho parlato più volte e non certo in modo lusinghiero verso il c.d. potere costituito o forse più facile definire “istituito”.

Le due massime Corti di giustizia in circolazione per noi esseri umani, oggi esistenti, si sono pronunciate “assolvendo” definitivamente CONTRADA, la Corte di Giustizia Europea di Strasburgo prima e i nostri Ermellini della Cassazione dopo.

Ma sono queste assoluzioni che hanno un mero valore morale, soprattutto quando la pena dei dieci anni di carcere ingiustamente inflitta, è stata già scontata.

Equivale quasi ad un “precetto in bianco”, dove si fanno delle raccomandazioni, si tracciano delle condotte nel fare o non fare ma poi, al dunque, ci si dimentica di fissare delle sanzioni in caso di violazioni.

Ecco in questo caso si ha l’impressione che si tralascia qualcosa, ci si dimentica qualcosa, molto o poco che sia, quando parliamo della vita umana, quella di tutti noi, è certamente abbastanza per pretenderla una integrazione a sentenze così belle da leggere, magari anche appenderle in una pergamena in salotto,  ma prive di risultato concreto.

Sarebbe bello un domani, non dico la Corte di Strasburgo, pretenderei troppo, ma almeno i nostri “ermellini” – pur nel loro ermetismo – riescano a dire qualcosa od anche ad immaginare delle sanzioni, un percorso rieducativo, una ipotesi di risarcimento danni a favore del malcapitato e disgraziato cui per mero errore – spesso anche evidente – viene comminata ingiustamente una pena detentiva.

In questi casi, voglio dire, chi paga?

Questa non sarebbe vendetta, ma solo una parziale restituzione, concreta, di quella libertà violentemente turbata e della quale, oggi, quando succedono questi fatti si ha la percezione che ogni cittadino può sentirsi minacciato.

Nessun reato senza una pena, nessuna pena senza una legge.

Nel caso di CONTRADA non è stato così. Il concorso esterno in associazione mafiosa, alla vigilia di Natale del ’92, all’epoca dell’arresto dell’alto Funzionario di polizia non esisteva neanche in giurisprudenza e men che mai in alcuna legislazione penale e quindi, dicono oggi le Corti di giustizia, il principio di legalità è stato violato con l’intervenuto arresto

Con CONTRADA c’è stato un abbaglio, una dimenticanza.

Cosi è successo anche con il caso TORTORA per il quale ha pianto l’Italia intera e sono passati oltre trent’anni.

La nostra è una tragedia ciclica, a termine che deve succedere e bisogna metterla in preventivo, come i terremoti.

Ha scritto Giuliano Ferrara: “Con Contrada è stata diffusa la pestilenza della calunnia e nessuno si è domandato dove fossero le prove, ma anche solo gli indizi che un uomo dello Stato fosse un uomo della mafia” (Il Foglio di Sabato 8 luglio 2017).

Ora che la frittata è fatta, ora che abbiamo saputo che in qualche caso – sia pure sporadico – in Italia “non vige la legge, ma l’uomo”, ora che facciamo?

Come cittadino, come suddito di questo grande Paese che ha dato i natali a giuristi che hanno fatto la storia, quella del diritto, che facciamo?

Possiamo aspettarci le scuse da parte della Magistratura?

Ai posteri l’ardua sentenza!