Fonte: Istock
Il ministero dell’Economia ha annunciato l’avvio di una nuova operazione sul mercato dei titoli di Stato con una emissione dual tranche che prevede il collocamento di un Btp a 7 anni, in scadenza il 15 novembre 2032, e di un Btp a 30 anni, con scadenza il 1° ottobre 2055. L’ammontare complessivo sarà fissato in un massimo di 5 miliardi di euro, secondo la formula no grow, ossia senza possibilità di ampliamento oltre la soglia stabilita.
Stop alle aste di settembre
L’operazione sarà effettuata tramite sindacato di collocamento, con il mandato affidato a un pool di primarie istituzioni finanziarie internazionali: Banco Bilbao Vizcaya Argentaria, Citibank Europe, Deutsche Bank, J.P. Morgan, Morgan Stanley Europe e Nomura Financial Products Europe.
La scelta del sindacato – in alternativa al collocamento tramite asta – risponde all’esigenza di calibrare l’offerta sulle condizioni di mercato, modulando quantità, timing e prezzo dell’emissione, oltre a rafforzare il rapporto con investitori istituzionali di lungo termine.
Con il lancio dei due nuovi titoli, il Tesoro ha inoltre comunicato l’annullamento delle aste dei Btp a 7 anni e dei titoli con scadenza superiore ai 10 anni, originariamente previste per l’11 settembre. La tempistica della transazione sarà definita nelle prossime settimane, in funzione dell’andamento dei mercati obbligazionari e del quadro dei tassi d’interesse.
Impatto sulla curva dei rendimenti
L’introduzione di un nuovo BTP settennale offre al mercato un punto di riferimento importante nella parte intermedia della curva, molto apprezzata da banche e gestori obbligazionari che necessitano di duration equilibrata e liquidità elevata.
Il trentennale invece rappresenta un titolo di fiducia di lungo periodo: tipicamente sottoscritto da investitori istituzionali esteri, assicurazioni e fondi pensione, contribuisce a stabilizzare la parte lunga della curva e a segnalare la solidità dell’emittente. In questo senso, l’operazione del Mef si inserisce nella strategia di rafforzare la visibilità dei Btp sulle scadenze ultra-lunghe, in linea con quanto fatto anche da Francia, Spagna e Germania con emissioni fino a 30 e 50 anni.
Contesto di mercato
Secondo le analisi di Intesa Sanpaolo, la seconda metà del 2025 potrebbe segnare una contrazione complessiva delle emissioni sovrane nell’Eurozona, favorita dalla stabilizzazione della politica monetaria e da un allentamento delle pressioni inflazionistiche.
Tutto questo mentre il Documento di economia e finanza approvato la scorsa primavera fissa per il 2026 un fabbisogno netto pari al 5,3% del Pil, con emissioni lorde comprese tra 380 e 390 miliardi di euro.