Bruxelles, caccia a due latitanti. Siti nucleari nel mirino

24 Marzo 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – I numeri sugli attentati di Bruxelles non quadrano: cinque sospetti, tre persone catturate. Al momento sono infatti state identificate con sicurezza solo le tre persone che si sono fatte saltare in aria, ma mancano due terroristi all’appello, i quali sarebbero tuttora latitanti.

I tre kamikaze dell’Isis sono stati identificati come i fratelli Khalid e Ibrahim el Bakraoui – già noti alla polizia belga e considerati complici di Salah Abdeslam, il superstite delle stragi di Parigi arrestato la settimana scorsa a Bruxelles – e Najim Laachraoui, considerato l’artificiere degli attentati parigini.

Ibrahim e Khalid sono stati i responsabili rispettivamente degli attentati all’aeroporto e alla stazione della metropolitana; Laachraoui è stato indicato come il secondo kamikaze di Zaventem, ma il terzo uomo presente nello scalo, anch’egli non identificato, è attualmente a piede libero e ricercato attivamente alla polizia.

Le telecamere di sorveglianza avrebbero inoltre individuato un quinto sospetto, che avrebbe accompagnato Khalid el Bakraoui nella metropolitana, e che viene ricercato attivamente: una fonte della polizia belga ha confermato che le immagini mostrano il sospetto, di cui è stato diffuso un identikit, che trasporta una grossa borsa e parla con Khalid El Bakraoui. L’uomo, ha aggiunto la stessa fonte, non è però salito sul treno dove successivamente si è verificata l’esplosione, dal che si deve desumere che sia sopravvissuto agli attentati.

(Immagine: La Stampa)

Terroristi puntavano a siti nucleari

Come già riportato è solo questione di tempo prima che il gruppo terrorista di matrice jihadista ricorra alla “bomba sporca“. Ma quel momento potrebbe essere più vicino del temuto. Pare che gli attentatori di Bruxelles puntassero a colpire siti nucleari. Se il piano è saltato è solo grazie all’aresto di Salah Abdeslame del suo complice Choukri a Molenbeek, evento che ha spinto gli attentatori ad anticipare di una settimana l’attacco.

La cellula terroristica, che ha pianificato gli attentati a Bruxelles in Siria, ha quindi dovuto abbandonare l’obbiettivo principale: “Ora sappiamo dove volevano arrivare. La situazione è precipitata e si sono sentiti sotto pressione – ha rivelato una fonte della polizia – hanno dovuto optare per l’obiettivo più facile”.

A undici persone che lavorano presso la centrale nucleare di Tihange in Belgio, infatti, è stato ritirato il permesso di accedere all’impianto. Una decisione chiaramente collegata agli ultimi aggiornamenti sugli attentati della capitale europea, secondo i media belgi. Il quotidiano La Derniere Heure sostiene che i fratelli El Bakraoui, morti da kamikaze all’aeroporto e nella metropolitana, avevano come obiettivo le centrali nucleari del Belgio.

Sette permessi a dipendenti della centrale erano stati ritirati dopo la sparatoria nell’appartamento di Forest. E dopo gli attentati di martedì altre quattro persone sono state interdette. In occasione della sparatoria nel quartiere di Forest erano emersi i nomi dei due fratelli El Bakraoui, uno dei quali aveva affittato la casa, in cui erano state trovate le impronte di Salah Abdeslam, il kamikaze mancato di Parigi.

Secondo le informazioni del giornale, Ibrahim e Khalid El Bakraoui avevano piazzato una macchina fotografica nascosta davanti alla casa del direttore di un programma di ricerca e sviluppo nucleare. Un video della durata di oltre 10 ore, contenuto nella fotocamera, era stato recuperato in una successiva perquisizione a dicembre, in occasione dell’arresto di Mohamed Bakkal, sospettato per gli attacchi a Parigi del 13 novembre. Il ritrovamento di questo video, con le potenziali implicazioni che ora emergono, ha portato al rafforzamento generale delle misure di sicurezza delle centrali atomiche, in particolare con il dispiegamento di quasi 150 militari.

Il video sui movimenti dell’ingegnere ha fatto ipotizzare anche un altro scenario, altrettanto da incubo: fonti di polizia hanno sostenuto che i terroristi volevano prendere in ostaggio la famiglia di questo scienziato e costringerlo a rubare materiali radioattivi, con l’obiettivo di produrre una bomba sporca. L’idea di una bomba sporca – ovvero di un ordigno composto da un mix di sostanze radioattive ed esplosivo convenzionale – è da tempo l’incubo dei servizi di sicurezza di mezzo mondo.

Secondo varie indiscrezioni, il commando terroristico intendeva entrare in azione durante le prossime festività, il giorno di Pasquetta. Già venerdì scorso, dopo l’arresto di Abdeslam, la sicurezza alla centrale di Tihange era stata aumentata con personale militare.