“Brexit? Ai mercati non interessa più. Sembra l’albero di Bertoldo”

13 Dicembre 2019, di Alessandro Chiatto

Le elezioni in Gran Bretagna hanno visto il trionfo di Boris Johnson e dei conservatori: “Con l’uscita dall’Ue andremo fino in fondo”, ha spiegato il primo ministro. Ma le cose cambieranno davvero? Ne abbiamo parlato insieme a Massimo Siano, nuovo direttore generale Sud Europa di AMUN, che per molti anni ha vissuto a Londra. “Il risultato elettorale è nettamente in favore della Brexit, che il popolo britannico non lo volesse più è stato clamorosamente smentito dalle elezioni. Boris Johnson ha la sua soluzione, la hard Brexit, ovvero l’uscita dalla UE senza un trattato, ma il Parlamento inglese ha detto di no sia a lui sia, a suo tempo, a Theresa May. Il problema è che, anche qualora il Parlamento desse il via libera, il giorno dopo i problemi sarebbero serissimi. Uscire senza trattato vuol dire che ogni scambio con l’Unione Europea dovrà essere tassato, bisognerà pagare un dazio doganale, anche per i medicinali più semplici. Quindi, si può uscire dall’Unione Europea, ma serve un trattato.  Ricordo che l’ultimo trattato che ha fatto l’UE lo ha fatto con il Canada, il CETA, che dopo 7 anni non è stato ancora ratificato. Fare un trattato commerciale internazionale non richiede due/tre minuti”.

L’albero di Bertoldo

Il 2020 sarà ancora un altro anno in cui si sentirà parlare di Brexit? Siano non ha dubbi: “A gennaio ripartirà il rimbalzo con l’Unione Europea e ritarderanno ancora la Brexit. Come l’albero di Bertoldo, condannato all’impiccagione, che chiese almeno di poter scegliere l’albero a cui essere appeso come ultimo desiderio. Poi, però, l’albero non andava mai bene e l’impiccagione veniva rimandata. Accadrà così anche con la Brexit”.  

L’impatto sui mercati

Ai mercati interessa ancora davvero la Brexit? “I mercati si sono abituati alla Brexit, i problemi sono altri. Siamo probabilmente alla fine di un ciclo economico, ma questo non è un discorso britannico, ma globale