Brennero: Italia ha paura di diventare nuova rotta dei migranti

10 Maggio 2016, di Alberto Battaglia

Awil, somalo di soli 16 anni fermato prima che potesse salire sul treno che l’avrebbe condotto al di là del Brennero era arrivato in Italia lo scorso 12 aprile: è una delle tante persone che, nel tentativo di raggiungere la Germania, si sta scontrando con l’inasprimento dei controlli alle frontiere, in particolare fra l’Austria e l’Italia. “Fermano solo i neri, come me”, dice al Washington Post, “lasciano entrare i siriani in Europa, perché? Non è giusto. Te lo dico, questo è razzista”. La frustrazione di Awil è destinata a essere seguita da quelle di molti altri: finora sono sbarcati da inizio anno 28,600 migranti in Italia, un ritmo analogo a quello del 2015 e neanche lontanamente paragonabile a quello dei flussi che transitavano dalla Grecia durante il picco della crisi dei migranti. Eppure le reazioni al confine austriaco sono state, finora, più che proporzionate: da un lato è stato messo in azione il piano che potrebbe, in caso di necessità, attivare la barriera per chiudere il confine del Brennero, dall’altro il corpo elettorale sta comunicando alla classe dirigente che questo non basta. Infatti, il voto ha visto il trionfo della destra nazionalista al primo turno delle ultime elezioni presidenziali (in attesa del ballottaggio del 22 maggio). Oggi il cancelliere austriaco, Werner Faymann, il cui partito nemmeno potrà accedere al ballottaggio ha rassegnato le dimissioni.

Se Norbert Hofer, leader della destra, dovesse affermarsi in Austria i restringimenti ai confini con l’Italia e gli altri Paesi vicini si farebbero anche più stringenti. Secondo Hofer la catena che “chiude” il confine fra Austria e Slovenia non è niente più che “una recinzione da giardino”; c’è dunque da aspettarsi un giudizio analogo sui controlli che verrebbero messi in atto fra l’Austria e l’ex territorio asburgico dell’Alto Adige.

Secondo alcune stime reintrodurre controlli al Brennero su larga scala potrebbe costare tre miliardi di euro all’anno a causa dei ritardi delle consegne delle merci di passaggio. E mentre l’ex madrepatria austriaca potrebbe riservare nuove strette ai controlli c’è chi teme che il Sudtirolo possa diventare una nuova Idomeni: “la popolazione è spaventata perché vede tutte quelle immagini dalla Grecia e teme che potrebbe accadere anche qui”, dichiara Elmar Morandell, presidente dell’associazione dei trasportatori di merci altoatesini. La determinazione degli austriaci, che il mese scorso hanno addirittura approvato una legge che permette il respingimento di massa dei richiedenti asilo nel caso di nuove ondate migratorie, pone l’Italia nella condizione di dover amministrare con il maggiore ordine possibile i flussi in arrivo, per evitare che lo scenario peggiore, quello delle Idomeni e delle Calais, non si verifichi in prossimità dei nostri confini.