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“C’è una legge e vale per tutti”. Con queste parole Giancarlo Giorgetti ha fissato il perimetro entro cui si muoverà il governo davanti a un’eventuale integrazione tra Banco Bpm e Crédit Agricole. Nessun giudizio preventivo sull’operazione, ha precisato il ministro dell’Economia, ma la certezza che, se necessario, verrà esercitato il golden power, lo strumento che consente all’esecutivo di intervenire nelle operazioni che toccano settori considerati strategici.
Golden power sul tavolo
L’intervento di Giorgetti arriva mentre il progetto di fusione prende forma nelle stanze della finanza e della politica.
“Non ho obiezioni politiche – ha ribadito il ministro – io ho una legge che devo far rispettare come ho fatto. Come l’ho fatta rispettare agli altri, la farò rispettare per loro”.
Il messaggio è chiaro: Palazzo Chigi non intende bloccare il consolidamento bancario, ma nemmeno lasciare che dossier di questa portata si muovano senza condizioni.
Il nodo della governance e del risparmio gestito
L’operazione, seguita da advisor di primo piano – Lazard e Citi per Banco Bpm, Rothschild e Deutsche Bank per Crédit Agricole – ruota attorno a uno schema che prevede l’acquisto da parte di Piazza Meda di una quota del 25-28% della filiale italiana del gruppo francese, valorizzata circa 5,5 miliardi. In cambio, Parigi riceverebbe il 35-40% di Anima Holding, che gestisce oltre 200 miliardi di masse, e il 39% di Agos Ducato.
Il punto più delicato resta proprio Anima. L’eventuale passaggio sotto influenza francese di una società centrale per il risparmio gestito italiano solleva perplessità a Palazzo Chigi.
Castagna a Roma e i prossimi passaggi
Giuseppe Castagna, amministratore delegato di Banco Bpm, è stato nei giorni scorsi a Roma per discutere le opzioni con esponenti del governo e delle autorità di vigilanza. L’obiettivo dichiarato è costruire un percorso a tappe che porti alla fusione entro il 2027, mantenendo al vertice del nuovo gruppo lo stesso Castagna e il presidente Massimo Tononi, mentre Crédit Agricole punterebbe a nominare un direttore generale.
Un primo banco di prova sarà il rinnovo del consiglio di amministrazione di Banco Bpm previsto per la primavera 2026, che potrebbe diventare la cartina di tornasole dell’alleanza e delle sensibilità politiche in gioco. Le prime decisioni sull’operazione sono attese già entro novembre.
Consolidamento e incognite politiche
La fusione si inserisce nel più ampio disegno di consolidamento bancario, a lungo sostenuto dai governi italiani per dar vita a un terzo polo in grado di affiancare Intesa Sanpaolo e Unicredit. Il fallito tentativo di UniCredit su Banco Bpm ha solo rinviato un processo che ora trova nella sponda francese la strada più percorribile. Ma il contesto politico ed europeo resta complesso: da un lato Parigi spinge per creare campioni continentali, dall’altro Roma ribadisce che i risparmi italiani devono essere messi al servizio dell’economia nazionale.
Le parole di Giorgetti, più che un avvertimento, sono dunque un richiamo all’equilibrio: il governo non intende frapporre ostacoli politici all’operazione, ma farà pesare il golden power laddove fossero in gioco asset strategici. La fusione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia, con i suoi scambi di partecipazioni in Anima e Agos, è esattamente uno di quei casi in cui la vigilanza pubblica appare inevitabile.