BORSE IN CRISI: FUGA DAL MERVAL A NEW YORK

24 Febbraio 2000, di Redazione Wall Street Italia

Tempi difficili per la Borsa di Buenos Aires. Il
‘Mercado de Valores de Buenos Aires’ (MerVal), per la
sesta volta nelle ultime settimane, e’ stato costretto
a difendere il valore dei suoi titoli/certificati – che abilitano
i possessori ad operare nel recinto – comprandone tre
di essi messi in vendita da altrettanti operatori, per
mancanza di interessati.

Assenza dovuta al fatto che,
negli ultimi anni, si e’ ridotta la quantita’ di
azioni quotate in borsa. Un trend, apparentemente
inarrestabile, perche’ molte imprese lasciano il
mercato locale od emigrano a Wall Street.

Il MerVal ha pagato per i tre titoli circa 300.000
dollari ciascuno, pur se il valore di libro e’ di 493.131
dollari. Durante il boom del 1992, quando tutti
volevano operare in borsa per l’auge del cosiddetto
‘capitalismo popolare di mercato’, uno di essi era
stato acquistato dal Banco Provincia per 2,1 milioni
di dollari.

Due dei tre certificati sono stati venduti dalle banche
BBV-Frances e Mariva. Anche perche’, poi, gli istituti
di credito, che operano in borsa attraverso il Mercato
aperto elettronico (MAE), valutano la possibilita’
di andarsene dal recinto di Buenos Aires trasferendosi
alla Borsa di Rosario o creando un nuovo mercato che
denominerebbero Borsa del Rio de la Plata. Passo con
cui si propongono di salvare il mercato di capitali; il tutto sarebbe realizzato dopo aver assunto il
controllo totale di Argenclear, la camera di
compensazione che hanno creato per le operazioni nel
Mae, e la cui proprieta’ condividono ora con il
MerVal.

Tant’e’ che l’Associazione delle banche argentine
(ABA) ha gia’ offerto al MerVal di acquistare il suo
40% del pacchetto in Argenclear. Se gli istituti di
credito se ne andassero con il Mae,
priverebbero la borsa di circa 160 miliardi
di dollari all’anno (contro il tetto di quasi 350
miliardi toccato nel 1997 – concretizzati soprattutto
attraverso la compravendita di titoli pubblici).

Non solo, ma
darebbero vita ad un recinto parallelo che
obbligherebbe gli investitori a selezionare le loro
operazioni.

Tale minaccia di rottura preoccupa non poco il
governo, da sempre impegnato nel trovare una strategia
per realizzare un reale mercato di capitali. Ma, per
ora, l’Aba sta facendo orecchie da mercante alle
suppliche dei funzionari del ministero dell’economia
che vogliono evitare un eventuale grosso handicap per
il mercato argentino.