Borsa Milano in buon rialzo. Ocse, bene esportazioni Italia

28 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – In una seduta borsistica complessivamente tranquilla per la festività del Thanksgiving, che tiene chiusi i mercati statunitensi, Piazza Affari sfrutta la spinta dei bancari archiviando la giornata un passo avanti rispetto alle controparti europee. I titoli delle banche affollano le prime posizioni del paniere principale, spinti da ricoperture e in parte favoriti dalla rivalutazione del capitale di Bankitalia, che consentirà ai principali istituti italiani di rafforzare il patrimonio. La notizia – sottolineano operatori e analisti – era comunque ampiamente attesa. “E’ un mercato in cui si fa poco, oggi in particolare anche per la chiusura dell’America. Ripercussioni dalle vicende politiche non ce ne sono, lo spread non ha fatto strappi”, commenta un trader facendo riferimento alla decadenza da parlamentare di Silvio Berlusconi, votata ieri sera dal Senato.

L’indice FTSEMib chiude in rialzo dello 0,92%, l’Allshare dello 0,82%. Volumi nel finale per circa 1,5 miliardi di euro, assottigliati dalla giornata festiva negli Usa.

Il benchmark paneuropeo FTSEurofirst 300 sale dello 0,4% circa e anche sulle singole piazze di Parigi e Francoforte i progressi sono contenuti nell’ordine dello 0,2-0,4%.

Gli indici azionari Usa hanno testato alla vigilia nuovi record. Ftse Mib +0,87% oltre 19.000 punti, grazie ad alcune indicazioni positive.

Tra queste, il giudizio dell’ Ocse, che parla di ripresa delle esportazioni dell’Eurozona, soprattutto dell’accelerazione dell’Italia e della Germania. In particolare, nel terzo trimestre, le esportazioni italiane hanno riportato una crescita del 4,4%, a fronte del +2,1% delle importazioni.

Bene i bancari. In particolare Goldman Sachs fa notare che la rivalutazione delle quote Bankitalia apporterà benefici soprattutto alle grandi banche. Tra i titoli, Tra i bancari brillano Intesa SanPaolo e Ubi con progressi superiori al 2%. Bene anche Unicredit in rialzo dell’1,7%. Icbpi nella nota giornaliera ricorda come la rivalutazione delle quote Bankitalia “apporterà benefici sulla posizione di capitale di Intesa e, in misura minore, Unicredito, che ne detengono i 2/3 del capitale”. Non sembra invece al momento avere un impatto sui corsi del settore l’aumento al 36% dell’aliquota Ires per le società finanziarie previsto nel decreto approvato ieri dal governo. “L’aggravio di imposte sul 2013, per quanto ‘una tantum’ giunge a sorpresa ed è destinato a pesare significativamente sugli utili del quarto trimestre e quindi sui dividendi”, sottolinea Icbpi. Nel comparto resta al palo Mps, che già ieri si era stabilizzato dopo i forti ribassi di inizio settimana sulle attese per la decisione sull’aumento di capitale. Lo Stoxx dei bancari in Europa guadagna lo 0,9% mentre l’indice settoriale italiano balza dell’1,7%.

Notizie confortanti anche dal fronte macroeconomico, con la fiducia delle imprese italiane salita a 83,2 punti nel mese di novembre, rispetto al 79,9 di ottobre.

Il clima di fiducia migliora anche tra le imprese dell’area euro, ma questo progresso non ha coinvolto i consumatori, secondo l’indagine mensile condotta dalla Commissione europea. A novembre l’indice generale sul clima di fiducia si è rafforzato a 98,5 punti, e la componente relativa alle imprese si è portata ai massimi da 27 mesi a questa parte.

Positivo il risultato dell’asta dei Btp decennali, che ha messo in evidenza tassi in calo al 4,01%, ai minimi da aprile. Spread Btp-Bund -0,55% a 233,50 punti base, a fronte di rendimenti decennali in crescita +0,17% al 4,06%.

Vincenzo Longo, market strategist di IG Italia commenta l’esito del collocamento affermando: “Risultato soddisfacente soprattutto in termini di rendimenti che si sono avvicinati alla soglia psicologica del 4%. Il calo però ha pesato sulla domanda, dato che in termini assoluti la richiesta è stata più bassa rispetto alle aste di ottobre di circa 800 mln di euro. Vista la cancellazione delle aste di metà mese e lo concambio sul Btp a 5 anni, ci si aspettava che il maggior appeal potesse permettere al Tesoro di finanziarsi con rendimenti al di sotto del 4%. Così non è stato”.

Continuando, Longo mette in rilievo che “il mercato è rimasto anonimo alla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore della Repubblica. Sono piuttosto le strategie di politica monetaria delle Banche centrali a dominare la scena. Se la parte a breve continua ad essere favorita dalle possibili manovre espansive della Bce, la parte più a lunga scadenza sembra riflettere tutte le incertezze legate all’avvio del tapering. I rendimenti sembra essere piuttosto ancorati alla soglia del 4% e questo sta aumentando la pendenza della curva dei rendimenti”.

Dal fronte economico occhio anche al Pil spagnolo, che conferma l’uscita della Spagna dalla recessione in cui si trovava da due anni; il prodotto interno lordo è cresciuto +0,1% nel terzo trimestre, secondo i dati ufficiali diffusi oggi.

Sui mercati asiatici, buona soprattutto la performance dell’indice Nikkei della Borsa di Tokyo, che si attesta al massimo degli ultimi cinque anni e mezzo, sulla scia del deprezzamento dello yen nei confronti del dollaro. “I dati economici Usa avallano l’ipotesi del tapering – ovvero della riduzione negli acquisti di Treasuries e di bond legati ai mutui per un valore di $85 miliardi al mese, con cui la Fed assicura una mega iniezione di liquidità-droga ai mercati -“, ha commentato in una nota Steven Englander, responsabile globale della divisione di strategia forex dei paesi del G10 presso Citigroup.

Il dollaro ha testato il record in sei mesi nei confronti dello yen a JPY 102,28 e si è avvicinato al massimo in 4 anni e mezzo testato a maggio a JPY 103,74. Il risultato è che il Nikkei ha chiuso al massimo in cinque anni e mezzo a 15.942,60 punti; l’indice è in rialzo +50% dal 2013, rispetto al +26,7% dello S&P 500 e il +16% dell’indice europeo di riferimento Stoxx 600.

ALTRI MERCATI – Sul valutario, l’euro +0,11% a $1,3593, dollaro/yen +0,07% a JPY 102,22; euro/franco svizzero -0,11% a CHF 1,2310, euro/yen +0,18% a JPY 138,94.

Riguardo alle commodities, calo dei futures sul petrolio -0,16% a $92,15 al barile, quotazioni oro +0,23% a $1.240,70 l’oncia.