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Se il 2025 è stato l’anno del trionfo dei mega-cap tecnologici, il 2026 si apre sotto il segno di tre parole chiave: inversione, rotazione e ricalibrazione. È questa la fotografia scattata da BlackRock nel suo Equity Market Outlook per il secondo trimestre 2026.
Il messaggio è chiaro: il rally triennale guidato dall’intelligenza artificiale e dai cosiddetti Magnifici 7 — il gruppo formato da Apple, Microsoft, Nvidia, Amazon, Alphabet, Meta e Tesla — mostra le prime crepe strutturali. Non si tratta di una resa, precisano gli analisti del gestore, ma di una fisiologica ricalibrazione. Il mercato sta semplicemente chiedendosi chi vincerà davvero la partita dell’AI e chi invece pagherà il conto della corsa agli investimenti infrastrutturali.
La grande rotazione: dai giganti tech all’economia reale
I numeri parlano da soli. Dall’inizio del 2026, i settori che guidano le performance non sono più tecnologia e servizi di comunicazione — i dominatori assoluti del 2023-2025 — ma energia e materie prime. Un ribaltamento che pochi avrebbero pronosticato appena sei mesi fa, quando l’intelligenza artificiale sembrava inarrestabile.
Il fenomeno è meglio comprensibile guardando all’indice S&P 500 nella sua versione ponderata, dove ogni titolo conta quanto gli altri, contrapposta alla versione a capitalizzazione di mercato, dove i colossi tech pesano in modo sproporzionato.
A fine 2025, i primi dieci titoli dell’S&P 500 rappresentavano quasi il 40% dell’indice, più del doppio rispetto al 19% di fine 2010. Quella concentrazione estrema aveva gonfiato i rendimenti in un senso, ma oggi rischia di amplificare le perdite nel senso opposto. BlackRock stima che tra 2023 e 2025 i Magnifici 7 abbiano reso il 222%, contro il 52% dei restanti 493 titoli dell’indice. Ora il pendolo oscilla nell’altra direzione.
L’AI si allarga: nuovi vincitori oltre i soliti nomi
Chi pensa che il momento d’oro dell’intelligenza artificiale sia finito si sbaglia. BlackRock è netta: l’AI continuerà a trasformare in profondità l’economia globale per anni. Quello che sta cambiando non è la forza del fenomeno, ma chi ci guadagna.
Fino a ieri vincevano quasi esclusivamente le grandi aziende software e i produttori di chip più famosi. Oggi l’AI ha bisogno di cose concrete e fisiche per crescere: data center, reti elettriche, sistemi di raffreddamento, hardware specializzato. Questo sposta le opportunità verso settori che finora erano rimasti sullo sfondo.
BlackRock indica tre aree in particolare. La prima sono le aziende che forniscono energia e infrastrutture tecnologiche: ancora poco considerate dagli investitori, ma sempre più centrali. La seconda è la sanità: l’AI sta già cambiando il modo in cui si analizzano le immagini mediche, si fanno le diagnosi e si gestisce la documentazione clinica, con ospedali e assicuratori che iniziano ad adottarla concretamente. La terza è la ricerca farmaceutica: ancora agli inizi, ma con un potenziale di lungo periodo molto significativo.
Come trovare le aziende giuste in anticipo? BlackRock suggerisce di usare strumenti di analisi automatizzata che leggono in modo sistematico le dichiarazioni dei manager, i rapporti degli analisti e le comunicazioni aziendali. Spesso i segnali di un cambiamento arrivano prima nei comunicati che nei prezzi di borsa: chi li intercetta per tempo ha un vantaggio reale.
Value e dividendi: le occasioni dimenticate
Tra tutte le scommesse per il 2026, BlackRock punta con maggiore convinzione su una categoria di azioni che negli ultimi anni è stata quasi ignorata: i titoli value, cioè le società considerate dal mercato meno “eccitanti” e per questo scambiate a prezzi bassi rispetto al loro valore reale.
Quanto bassi? Oggi sono a uno sconto del 43% rispetto alla loro media storica, calcolata su quasi cinquant’anni di dati. In condizioni normali questo sconto si aggira intorno al 19%. Tradotto in parole semplici: basterebbe tornare alla normalità perché questi titoli rivalutassero enormemente, ancora prima che accada qualcosa di straordinario.
Discorso simile per i titoli ad alto dividendo — cioè le aziende che distribuiscono regolarmente una parte degli utili agli azionisti. Sono il fattore più performante da inizio anno e potrebbero diventare ancora più attraenti se i tassi di interesse scendono: quando i conti deposito e le obbligazioni rendono meno, un dividendo solido diventa una alternativa molto più interessante.
Il tour del valore: Europa, UK, Brasile e Giappone
BlackRock individua sacche di valore inaspettate in giro per il mondo. In Europa la difesa, pur dopo un +350% in tre anni, resta più economica dei pari americani. Le banche europee trattano ancora sotto la media storica P/E. Nel Regno Unito il FTSE 100 ha toccato massimi storici senza esposizione all’AI, offrendo diversificazione a sconto rispetto agli USA; le small cap britanniche sono a valutazioni eccezionali rispetto ai propri ultimi vent’anni. Tra i mercati emergenti spicca il Brasile: sconto del 10% sulla propria media ventennale, tassi al 15% attesi in calo di 300 punti base nel 2026 — un catalizzatore potente per le società domestiche di retail e finanza oggi ignorate dagli investitori globali.
Il Giappone è invece la sorpresa più concreta: leader tra i mercati sviluppati da inizio anno, con le azioni balzate a massimi storici dopo le elezioni di febbraio che hanno portato al governo la premier Sanae Takaichi con un’agenda pro-crescita. La trasformazione della corporate governance — che ha ridotto dal 50% al 29% la quota di società quotate sotto il valore contabile — e il graduale rialzo dei tassi della Banca del Giappone completano un quadro favorevole.