Biotech, le quotazioni sono tornate sulla terra

22 Dicembre 2016, di Alessandro Piu

Gli eccessi del settore biotech in Borsa sono in parte rientrati tra fine 2015 e inizio 2016. L’anno in chiusura è poi trascorso all’interno di un ampio trading range. Secondo Gianpaolo Nodari, amministratore delegato di J.Lamarck, il comparto è ora tornato interessante

Nel 2016 i titoli delle società biotecnologiche americane, raccolte nell’indice Nasdaq Biotech, hanno oscillato in un’ampia fascia tra 2.500 e 3.150 punti. Dai massimi di giugno 2015, le quotazioni dello stesso indice hanno perso fino al 40%.

Un panorama poco brillante che, tuttavia, è servito a far rientrare gli eccessi degli anni precedenti quando i titoli biotech mostravano livelli di Price/earning molto elevati. “Ad una prima osservazione – spiega Gianpaolo Nodari, amministratore delegato di J. Lamarck, i multipli prezzo/utili dei titoli più rappresentativi, come Amgen (14,5 da 21 nel 2014), Biogen (18 da 35 nel 2013) o Gilead Sciences (6 da 40 nel 2013), conducono a prospettive ottmistiche per il futuro e le valutazioni sono senza dubbio da ritenersi ragionevoli se consideriamo i tassi di crescita dei principali indicatori economici del settore come fatturato, utili e investimenti in ricerca e sviluppo”.

La fiducia di Nodari sul recupero del settore poggia anche su altri elementi, meno legati all’analisi finanziaria. La stessa elezione di Trump, accolta negativamente dal comparto, con una discesa del 10% dell’indice Nasdaq Biotech, potrebbe in realtà essere un punto a favore. “Trump ha manifestato la volontà – riprende l’AD della società di investimento specializzata in società biotech – di ridurre l’imposta sulle società al 15% fornendo al contempo la possibilità di rimpatriare le risorse finanziarie delle società detenute all’estero con un tax rate del 10%”.

“Per il settore biotech si stima che le prime due società al mondo, Amgen e Gilead, potrebbero ottenere l’accesso a circa 60 miliardi di dollari ora mantenuti all’estero”. Inoltre “la diminuzione delle aliquote fiscali garantirebbe a Biogen un tasso di imposta più basso, permettendole di incrementare l’utile per azione di circa il 10%. Dato che molte di queste aziende sono alla ricerca di pipeline innovative per guidare la loro crescita, il maggiore accesso alla liquidità potrebbe portare a una nuova ondata di acquisizioni. In secondo luogo l’allentamento del controllo sui prezzi dei farmaci consentirà alle aziende di tornare a focalizzarsi sul nuovo ciclo di prodotto e in particolare sull’innovazione”.

Un altro punto di forza del settore è rappresentato dalla ricerca: “L’ampiezza di prodotti in sviluppo giocherà un ruolo determinante per il futuro del comparto. Sono circa 4.500 i nuovi farmaci biotech in sperimentazione” e dai megatrend globali, come quello demografico che “sta portando a un continuo incremento dei costi sanitari pro-capite, spinti dall’aumento della domanda di nuovi farmaci”.