Bersani: niente favole. Quest’anno no riduzione Imu

16 Gennaio 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – «In quest’anno non siamo in condizione di ridurre le entrate Imu, inutile che ci raccontiamo delle favole, ma potremo fare un riequilibrio caricando di più sui possessori di grandi patrimoni immobiliari». Parole e pensieri di Pier Luigi Bersani a «Ballarò»:

«A fronte di una detrazione dobbiamo caricare con un’imposta personale sui detentori dei grandi patrimoni immobiliari», ha spiegato il segretario del Pd, poi «discutiamo della soglia in Parlamento. Dico che a valore catastale con 1,3-1,5 milioni indiscutibilmente si è in presenza di un grande patrimonio».

LA PRESSIONE FISCALE – «La pressione fiscale molto alta perchè l’ evasione fiscale è molto alta – ha ricordato – e aumentare le tasse significa farle pagare ai soliti». Bisogna dunque combattere l’evasione fiscale. «Credo che gli italiani non si aspettino che noi aumentiamo le tasse. Se teniamo la spesa sotto controllo è possibile dire che ogni euro recuperato da una maggiore fedeltà fiscale può andare a riduzione delle tasse», ha assicurato.

IL CONFLITTO DI INTERESSI – Bersani ha promesso che in caso di vittoria alle elezioni il centrosinistra abolirà le leggi ad personam. «Cancelleremo le leggi ad personam, ce n’è un tot. Alcune sono da cancellare, come la Cirielli, alcune da modificare, come la Gasparri. Finché c’è la persona, ce ne sono un po’…».

«SOLO AZZOPPARE LA VITTORIA» – Riguardo al principale schieramento avverso, guidato da Silvio Berlusconi, Bersani sostiene come non punti a vincere le elezioni, ma a impedire che lo faccia il Pd. Non temo una rimonta del centrodestra perché penso che gli italiani abbiano compreso che ci ha messo in un mare di guai in questi dieci anni e non può tirarci fuori, tanto è vero non sta lavorando per vincere ma per azzoppare la nostra vittoria».

IL CASO FIAT – E il candidato premier del centrosinistra alle prossime elezioni si è espresso anche sul Lingotto, ammettendo una parziale difficoltà a capire le strategie del gruppo: «Bisognerebbe rendere un po’ più chiaro cosa ha intenzione di fare la Fiat. È concepibile che si chieda la cassa integrazione per nuove linee, ma fossi il governo chiamerei Sergio Marchionne per dire ‘fammi capire esattamente di che investimenti si tratta».

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Pubblicamente, come ovvio, dal Pd negano che ci sia qualche particolare apprensione per il risultato del Senato, ma bastano le frasi di Pier Luigi Bersani a far capire come stanno davvero le cose: quell’invito al voto utile del leader Pd racconta la preoccupazione per una possibile beffa a palazzo Madama e spiega anche che la trattativa sulle desistenze è ormai alle spalle, se mai è iniziata davvero.

Una desistenza, infatti, presuppone comunque un accordo politico che, come spiegano anche dentro Sel, è sostanzialmente impraticabile per lo stesso Pd, oltre che per Antonio Ingroia che ha due roccaforti proprio in Campania e Sicilia, due delle tre regioni che stanno a cuore ai democratici.

I sondaggi riservati del Pd, infatti, sono chiari: sia in Lombardia che in Campania, la sfida per il premio di maggioranza del Senato si gioca su pochi voti, lo scarto tra democratici e centrodestra è di un paio di punti percentuali al massimo.

Le parole del leader Pd sono chiare: “Non facciamo nessun patto con posizioni politiche che non possono dar luogo a patti”.

L’ipotesi di una qualche forma di trattiva con ‘Rivoluzione civile’ è impensabile per il leader Pd, Ingroia è l’uomo che ha fatto finire Giorgio Napolitano sotto intercettazione e, se non bastasse, i mercati già non si fidano di Sel, figurarsi dell’ala ‘antagonista’ della sinistra.

Un dirigente del Partito democratico lo dice chiaramente: “A noi serve il voto utile, ed è importante poter dire che sono loro a non aver voluto l’accordo”.
Questo spiega anche l’apparente ‘ingenuità’ di Dario Franceschini, che ha fatto trapelare l’ipotesi della desistenza sui giornali, provocando la reazione di Leoluca Orlando.

Peraltro, raccontano da Sel, anche in ‘Rivoluzione civile’ ci sono idee diverse riguardo ai rapporti con il Pd: favorevoli ad una qualche forma di avvicinamento sono Oliviero Diliberto, ormai ‘consigliere politico’ di Ingroia, e Antonio Di Pietro; assolutamente contrari Luigi de Magistris e Paolo Ferrero.

Di sicuro, però, è nel Pd che l’idea di un’intesa non viene presa in considerazione. Il fronte ‘montiano’ non lo tollererebbe, e lo stesso vale per buona parte degli ex Ppi. Ma lo stesso Bersani, viene spiegato, non ha intenzione di legarsi davvero ad una forza politica come quella. La strada, appunto, è quella del ‘voto’ utile, seguendo l’esempio di quello che fece Walter Veltroni nel 2008: far capire in tutti i modi che, soprattutto al Senato, chi vuole sconfiggere Berlusconi deve votare Pd.

E per farlo capire, Bersani lo dice esplicitamente: “Esiste la politica, esiste anche la matematica di una legge elettorale, in Lombardia se uno non sostiene Ambrosoli fa un piacere a Maroni; in Italia, chi non sostiene il Pd in particolare al Senato e in particolare in alcune regioni, fa un regalo a Berlusconi. Questo è matematica”. (TMNEWS)