BERLUSCONI PENSA ALLA CRISI

14 Luglio 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Fini senza ministero, Follini anche e il governo resta senza sub, soprattutto nel caso del vicepremier. Oggi Silvio Berlusconi spiegherà in Parlamento i motivi del suo interim all’Economia, illustrerà per grandi linee la manovra di oggi e quella ventura (trenta miliardi di euro?) e poi non dovrebbe fare il nome del successore di Giulio Tremonti.

Anche se su questo le informazioni divergono: ieri il vicecoordinatore degli azzurri, Fabrizio Cicchitto, ha annunciato che non ci sarà alcun nome, ma un’altra fonte vicina al premier, invece, sostiene il contrario. In attesa, allora, dell’arrivo del Cavaliere alle Camere, ieri la verifica (infinita) di governo ha vissuto una giornata senza summit tra gli alleati. Dall’Udc, riferendosi agli estenuanti tavoli al buio di domenica e lunedì scorsi, fanno sapere che «adesso è meglio riposare la notte» e nel frattempo tutto è rimesso al discorso di oggi del premier: «Ieri il voto sul conflitto d’interessi (uno dei paletti centristi della verifica, ndr) è stato importante, ma per capire se siamo in presenza di un vero passo in avanti bisogna aspettare Berlusconi in Parlamento, dopodiché valuteremo».

Il nodo principale resta sempre il ministero dell’Economia e sullo sfondo c’è la riunione di venerdì 16 del consiglio nazionale dell’Udc, convocata per deliberare sull’appoggio esterno al governo. Dopo il rifiuto di Fini (che avrebbe fatto irritare non poco i settori di An vicini a Gianni Alemanno, pronto a fargli da vice insieme con Baldassarri) le ipotesi per Via Venti Settembre sul campo sarebbero due: una soluzione politica che prevederebbe il cosiddetto spacchettamento (Fini coordinatore da Palazzo Chigi con il forzista Vegas a Tesoro e Finanze, Siniscalco al Bilancio e Viespoli a Mezzogiorno e Partecipazioni statali) oppure una soluzione tecnica di altissimo profilo ma senza spezzatino (Draghi o Fazio, anche se il governatore di Bankitalia avrebbe già risposto di no).

In queste ultime ore, poi, con i suoi più stretti collaboratori, il premier avrebbe anche messo a punto un piano per depotenziare le minacce centriste di appoggio esterno. In pratica, si tratterebbe di un ragionamento di medio periodo che terrebbe conto pure delle tentazioni neodemocristiane degli uomini di Follini. Secondo un’autorevole fonte forzista, il premier avrebbe intenzione di dare 15 giorni di tempo al riottoso alleato per sciogliere tutti i nodi. A quel punto, in caso dell’ennesimo e improduttivo tira e molla senza sbocchi, il Cavaliere potrebbe decidersi ad aprire la crisi di governo, varare un nuovo esecutivo (senza Bossi) e avere l’appoggio di un partito Quisling di transfughi Udc: al Senato sarebbero una mezza dozzina, alla Camera almeno tredici.

L’obiettivo finale, spiega ancora la fonte azzurra, sarebbe quello di arrivare alle elezioni anticipate nel 2005 per salvare il bipolarismo e correre contro il ticket Prodi-Bertinotti: «Berlusconi sa che le speranze di vincere sono minime, circa il 30 per cento. Ma una sconfitta dignitosa gli consentirebbe di guidare ancora l’opposizione e garantire la sopravvivenza di Forza Italia con un buon numero di parlamentari».

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