Bce: tassi fermi allo 0,05%. Draghi: “faremo altro se sarà necessario”

6 Novembre 2014, di Redazione Wall Street Italia

FRANCOFORTE (WSI) – Una decisione scontata (anche perchè non c’è spazio per agire su questo fronte). La Bce ha annunciato di aver lasciato invariati i tassi di rifinanziamento Ue allo 0,05%, minimo storico, dunque al valore a cui i tassi sono stati tagliati lo scorso settembre.

Nella conferenza stampa successiva alla decisione dei tassi, il presidente Mario Draghi ha annunciato comunque che il Consiglio direttivo della Bce ha assegnato il compito ai tecnici dell’Eurotower di predisporre preparativi su eventuali nuove misure che si dovessero rendere necessarie contro i rischi di protratta bassa inflazione.

“Faremo altro se quanto già fatto non bastasse. “Primo, se le misure attuali dovessero risultare non sufficienti. Due, se dovessero peggiorare le prospettive di medio termine di inflazione”. Anche perchè, alla Bce, “sappiamo bene che ci sono rischi al ribasso e che dobbiamo essere pronti”, ha affermato il presidente della Bce, Mario Draghi, nella conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo.

E per smorzare le polemiche su una Bce divisa tra lotte intestine, Draghio ha affermato che le comunicazioni di oggi del Consiglio direttivo sono state sottoscritte “all’unanimita’” e questa, ha rivendicato il presidente della Bce Mario Draghi, “e’ la migliore risposta” alle ricostruzioni su presunte divisioni nel direttorio. “Non ci sono coalizioni, non esiste una divisione tra Nord e Sud: per nulla”.

“Presto inizieremo a comprare Abs” dopo che il mese scorso sono scattati gli acquisti di obbligazioni garantite, con un programma che “durerà almeno due anni”, ha detto poi Draghi, sottolineando che la misura si va ad aggiungere ai
nuovi rifinanziamenti agevolati di lungo termine a favore delle banche (fino a giugno 2016). Le misure nel loro insieme, “avranno un impatto rilevante sul nostro bilancio, che è atteso tornare alle dimensioni che aveva a inizio 2012”.

La posizione di Draghi rimane sempre più delicata, causa le resistenze tedesche. Diversi governatori del Consiglio direttivo della Bce presentano posizioni diverse, e l’Eurotower rischia la spaccatura tra chi desidera interventi più forti e sostanzialmente un QE in stile Fed e chi invece è assolutamente contrario a manovre troppo radicali.

Le ostilità verso l’opzione di acquisto di titoli di stato sono rappresentate soprattutto dal numero uno della Bundesbank tedesca, Jens Weidmann, in un contesto in cui la minaccia di deflazione è già una realtà in Europa in diverse aree.

Al momento l’inflazione si attesta allo 0,4 per cento medio nell’area euro, mentre l’obiettivo ufficiale della Bce è di un tasso inferiore ma vicino al 2%.

(in fase di scrittura)