Banche non hanno pietà nemmeno per i morti

9 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Rocco Bersane è morto in marzo all’età di 56 anni per un’infiammazione della colecisti che ha causato un’insufficienza epatica.

Prima di andarsene aveva ancora circa 1.175 dollari depositati in un conto Bank of America. È lì che venivano versati i suoi assegni di assistenza medica.

La banca è stata informata del decesso e ha inviato una lettera di condoglianze ai familiari dell’uomo. Ma non ha smesso di chiedere le trattenute alla fonte per il conto corrente.

Il costo per il mantenimento del conto corrente che Bersane o chi per lui continua a sborsare da allora è pari a 12 dollari al mese. Legalmente, secondo le norme californiane vigenti, l’istituto ha il diritto di chiedere di ricevere il contributo ancora per diversi anni.

“L’uomo è morto”, ha dichiarato al Los Angeles Times Patricia Burge, 60 anni, abitante di Norwalk, e compagna di Bersane per 19 anni. “Come fai a continuare ad addebitare somme a un morto?”

Secondo le leggi californiane prima che le somme depositate in conti inattivi diventino di proprietà statale devono passare tre anni dal decesso.

È il bello di essere una banca. Quando si tratta di versamenti e commissioni, la nozione “finché morte non ci separi” non vale.