Banche: le cinque big italiane fanno il pieno di utili, mentre tagliano filiali e posti di lavoro
Fonte: Istock
Primo trimestre da record per gli utili delle principali banche italiane. Secondo l’analisi della Fondazione Fiba di First Cisl sui conti di Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco BPM, Monte dei Paschi e BPER Banca, il risultato netto aggregato supera i 7 miliardi di euro, in crescita del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2025.
A sostenere i bilanci sono soprattutto i proventi operativi, saliti del 3,7%, grazie in particolare all’andamento delle commissioni nette (+4%), che confermano il rafforzamento delle attività legate al risparmio gestito e ai servizi finanziari.
Costi sotto controllo e cost/income ai minimi
A favorire la redditività – si legge nell’analisi – spicca una forte disciplina sui costi. Le spese operative registrano infatti una lieve flessione (-0,8%), mentre il costo del personale resta sostanzialmente invariato (+0,1%).
Il risultato è un ulteriore miglioramento del cost/income ratio, che scende al livello record del 37,3%, ben al di sotto della media stimata dei principali competitor europei, attestata intorno al 51%. Anche il rapporto tra costo del personale e proventi operativi cala al 23,3%, segnalando una progressiva riduzione del peso del lavoro nella distribuzione della ricchezza prodotta dal settore.
Filiali e occupazione ancora in contrazione
La crescita della redditività continua tuttavia ad accompagnarsi a una riduzione della presenza territoriale e degli organici. Nel confronto con il primo trimestre del 2025, gli sportelli bancari diminuiscono di 375 unità (-3,1%), mentre gli occupati calano di 4.729 persone (-2,1%).
Parallelamente aumentano gli indicatori di produttività per dipendente. Il risultato di gestione pro capite cresce del 9,7%, mentre le commissioni nette per addetto salgono del 7%. Numeri che, secondo First Cisl, confermano come i risultati record del comparto siano sempre più sostenuti dalle competenze e dalla professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori bancari, a fronte però di una progressiva riduzione degli organici.
Credito stabile, qualità degli attivi sotto controllo
Nel trimestre cresce anche l’attività creditizia. Gli impieghi aumentano del 4,4% rispetto all’anno precedente, sebbene a un ritmo inferiore rispetto alla crescita del totale dell’attivo (+7,2%). Il rapporto tra crediti verso clientela e totale attivo scende così al 49,5%, con una riduzione di 1,4 punti percentuali.
Resta sotto controllo la qualità del credito. I crediti classificati in Stage 2 risultano in lieve diminuzione rispetto a fine 2025 (-0,4%), mentre l’Npl ratio netto rimane stabile all’1,2%, confermando il consolidamento patrimoniale raggiunto dagli istituti italiani dopo anni di derisking.
Sul fronte della raccolta, quella diretta segna un lieve incremento (+0,6%), mentre la raccolta indiretta registra una flessione del 2,4%, influenzata anche dalla volatilità dei mercati finanziari nel periodo.
Dividendi e buyback accelerano il divario con il lavoro
L’analisi della Fondazione Fiba mette infine in evidenza il crescente squilibrio tra remunerazione del capitale e valorizzazione del lavoro. Negli ultimi quattro anni il rapporto tra costo del lavoro e distribuzione agli azionisti tramite dividendi e buyback si è drasticamente invertito.
Nel 2022 il costo del lavoro superava del 150% la remunerazione del capitale; nel 2025 il rapporto si è ridotto a circa il 75%. A incidere è stata soprattutto la forte crescita dei buyback, oltre all’incremento dei dividendi distribuiti agli azionisti.
La corsa della redditività bancaria si è riflessa anche in Borsa: l’indice FTSE Italia Banche ha registrato una crescita del 230% tra il 2022 e il 2025. Un andamento che, secondo il sindacato, conferma il crescente orientamento del settore a privilegiare la remunerazione del capitale rispetto agli investimenti sul lavoro e sull’occupazione.
“Ancora una volta i risultati delle principali banche italiane dimostrano come il contributo delle lavoratrici e dei lavoratori sia stato determinante nel conseguimento di utili record, grazie in particolare alle commissioni, pur con la riduzione dei livelli occupazionali – commenta Riccardo Colombani, Segretario generale nazionale First Cisl – È quindi indispensabile la redistribuzione del valore creato a chi lo ha prodotto, ossia a lavoratrici e lavoratori”. “Le banche – conclude Colombani – devono investire sul lavoro, evitando che la trasformazione tecnologica diventi la scusa per comprimere ulteriormente i costi del personale e aumentare la remunerazione degli azionisti”.