Banche: la sfida ardua per il settore nel 2021

14 Gennaio 2021, di Alessandra Caparello

Ci aspettiamo che la pressione sui ricavi alla quale gli istituti di credito sono stati soggetti nel corso del 2020 possa continuare anche quest’anno. Così gli analisti di Dbrs Morningstar secondo cui le prospettive per le banche europee rimarranno impegnative anche nel 2021.

Banche: alle prese con il calo dei ricavi

Sulla base del campione di banche analizzato da Dbrs Morningstar, che comprende 40 tra i maggiori istituti europei, i ricavi totali nei primi nove mesi del 2020 sono diminuiti di circa il 5% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Dato il difficile contesto delle entrate e a causa di tassi decisamente bassi, la riduzione dei costi operativi rimarrà la priorità principale ed è probabile che la necessità di migliorare i propri rendimenti porti a un ulteriore consolidamento interno in diversi Paesi” (…) “L’ultimo rapporto pubblicato il 25 novembre 2020 sulla Financial stability review della Bce indica che i volumi di prestiti potrebbero contrarsi nell’area dell’euro sia nel 2021 sia nel 2022. La crescita dei prestiti alle imprese potrebbe continuare a essere sostenuta da regimi di finanziamento pubblico e da garanzie a breve termine, compensando in parte l’impatto negativo delle chiusure.
Tuttavia, tra tassi ultra-bassi, costi di finanziamento potenzialmente più elevati e altre entrate, come le commissioni nette, penalizzate dai lockdown, è probabile che la pressione sulle entrate continui anche durante quest’anno”.

Secondo l’agenzia di rating sarà fondamentale per le banche europee ridurre ulteriormente i costi operativi, una sfida ardua, data la necessità di continuare a investire in infrastrutture, come il fintech, e alla luce dei costi di regolamentazione e conformità.

 Il consolidamento può portare a economie di scala, quindi contribuire a ridurre la base di costo”. Il consolidamento interno è già in corso in alcuni Paesi e ci si aspetta che questa tendenza continui, in particolare in Spagna e in Italia, anche se “il consolidamento transfrontaliero rischia di rimanere difficile a causa della mancanza di una piena unione bancaria in Europa, un sistema comune di deposito e un mercato unico dei capitali” (…) è chiaro che le perdite sui prestiti aumenteranno al termine del sostegno pubblico e la traiettoria dei non performing loans continuerà a dipendere dalla durata delle restrizioni economiche, dall’impatto economico generale e da eventuali misure di sostegno supplementari”.